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sabato 03 dicembre 2022
 

Domenica 11 settembre 2022 - II dopo il martirio di San Giovanni il precursore

Giovanni, “il battezzatore”, ritorna anche in questa seconda domenica dopo la memoria del suo martirio. A parlarne, questa volta, è proprio Gesù, al termine di una piccola parabola riportata solo dall’evangelista Matteo.

Il Signore, concluso il suo pellegrinaggio pasquale verso Gerusalemme, è appena arrivato alla spianata che conduce al tempio, e viene sottoposto a una serie di domande da parte delle autorità e di rappresentanti dei gruppi religiosi di allora. In particolare, Gesù viene interrogato sulla legittimità delle sue azioni: «Con quale autorità fai queste cose? E chi ti ha dato questa autorità?» (Matteo 21,23).

Gesù, al modo rabbinico, aveva risposto con una contro-domanda, parlando del Battista («Anch’io vi farò una sola domanda. Se mi rispondete, anch’io vi dirò con quale autorità faccio questo. Il battesimo di Giovanni da dove veniva? Dal cielo o dagli uomini?»; 21,24-25), ma poiché i suoi interlocutori si tirano indietro («Non lo sappiamo»), il Signore racconta la parabola dei due figli. Scopriamo perché, allora, nella lettura di Isaia scelta per questa domenica si parla della vigna che è metafora o simbolo di Israele, e che – scrive il profeta – è stato tanto amata e curata da Dio, che fa tutto quello che può per renderla rigogliosa.

Torniamo alla parabola evangelica, la cui interpretazione però è terreno delicato sin dall’antichità. Per alcuni padri della Chiesa il figlio che non andrà a lavorare nella vigna sarebbe Israele, ma questa lettura ha veicolato la teologia detta “della sostituzione”, secondo la quale – come conseguenza del fatto che tutti gli ebrei avrebbero respinto Gesù – per essi non vi sarebbe più alcun ruolo nella storia della salvezza, ruolo che verrebbe invece assunto dalla Chiesa. Quelli a cui Gesù si rivolge (coloro che indagano sulla sua autorità), però, non sono tutto Israele, ma solo alcuni dei suoi leader, come è specificato poco prima della parabola (21,23), e come Matteo dirà anche dopo (21,45): è a questi che Gesù parla, e solo a questi dirà «il regno di Dio sarà tolto a voi e sarà dato a una nazione che produce i suoi frutti» (21,43). Anche questa interpretazione è antica, e si trova ad esempio negli scritti di sant’Ilario di Poitiers.

La parabola però parla anche del rapporto tra il “dire” e il “fare”. Compiere la volontà del padre, per Gesù, non è semplicemente una questione di parole, quanto piuttosto di fatti. Si pensi a un detto che si trova nel discorso della montagna: «Non chiunque mi dice “Signore, Signore” entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio nei cieli» (7,21). Ecco allora che Gesù rimprovera i leader religiosi per non aver ascoltato il messaggio del Battista, mentre paradossalmente l’hanno seguito coloro che erano considerati incapaci di osservare i comandi di Dio, gli esattori delle tasse e le prostitute.

Mai dare nulla per scontato: anche chi è molto religioso (o lo è apparentemente), può comportarsi come il figlio che finge di obbedire al padre e poi nemmeno lo ascolta, e pensa invece solo ai propri interessi.


08 settembre 2022

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