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giovedì 18 aprile 2024
 

Domenica 17 settembre 2023 - III dopo il martirio di san Giovanni il precursore

Nel brano di Vangelo di questa domenica Gesù interpella i suoi discepoli sulla sua identità: prima chiede cosa dicono le folle di Lui e poi specifica la domanda riferendola solo ai suoi amici. Se le folle appaiono confuse e non dello stesso parere su chi sia Gesù, la risposta di Pietro è diretta e chiara: «Il Cristo di Dio». Assistiamo alla prima professione di fede, seppur in una estrema stringatezza. Di fronte a questa risposta Gesù «ordinò loro severamente di non riferirlo ad alcuno», il che potrebbe sembrarci strano, perché non dovevano rivelare la sua identità? Perché non aiutare le folle a passare dalla confusione in cui si trovavano alla chiarezza mostrata da Pietro? Non si tratta di cattiveria da parte del Signore Gesù, ma piuttosto di non appesantire le persone con una verità che non erano ancora in grado di comprendere e accettare. Bisogna attendere il momento in cui le folle apriranno i loro occhi sulla persona di Gesù dopo che Egli si è donato per la salvezza di ogni uomo.

Allo stato attuale le genti cercavano il Signore per i segni straordinari da Lui compiuti, per le guarigioni e le parole dette con autorità; ma tutto questo non basta. «Il Figlio dell’uomo deve soffrire molto, essere rifiutato dagli anziani, dai capi dei sacerdoti e dagli scribi, venire ucciso e risorgere il terzo giorno». Queste sono le parole che Gesù riferisce ai suoi e con le quali motiva il silenzio che gli sta richiedendo. Perché si aprano gli occhi e il cuore alla comprensione della identità di Gesù, è necessario che si compia il progetto di Dio Padre, che Gesù venga riconosciuto come il Cristo, non per le guarigioni ma per aver sconfitto la morte, per essere risorto. Ecco perché non è opportuno che, in quel momento, i suoi discepoli rivelino l’identità del Figlio, non ci sono le condizioni, non è ancora giunto il momento. Solo chi coglierà il senso del suo sacrificio, chi riconoscerà il volto del Padre mostrato da Lui, chi capirà lo stile della regalità dell’agnello immolato, potrà finalmente sentirsi dire «Gesù è il Cristo di Dio».

Fermiamoci ora e sentiamo rivolta a noi la domanda che Gesù ha fatto ai suoi: «Tu chi dici che io sia?». Chi è Gesù per noi? Che ruolo ha nella nostra vita? Cosa vuol dire credere che Egli è il Figlio di Dio? Potremmo scoprire che, col passare del tempo, abbiamo ridotto il Signore a colui al quale rivolgiamo le nostre richieste, certamente fatte con il cuore, ma aspettandoci che Lui semplicemente le corrisponda, perché altrimenti vuol dire che non ci ha ascoltato. Potremmo scoprire che Gesù si è ridotto a un nome che abbiamo smesso di invocare, una persona a cui non sappiamo più rivolgerci. Potremmo scoprire che oramai crediamo che Gesù si sia semplicemente dimenticato di noi e continuiamo a invocarlo per abitudine, piuttosto che per fede.

Ritroviamo le condizioni che ci permettono di riconoscere la vera identità del Cristo, fissiamo il nostro sguardo sulla sua croce per ricordarci che Egli la morte l’ha sconfitta, che è risorto per permettere a noi di risorgere. Non zittiamo mai la fastidiosa domanda, che ogni giorno il Signore ci rivolge: «Tu chi dici che io sia?».


14 settembre 2023

 
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