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Domenica 21 agosto 2022 - XI dopo Pentecoste

L'episodio tratto dal Primo libro dei Re, noto come “la vigna di Nabot”, ha avuto una grande fortuna nell’antichità, tanto da meritare un piccolo ma importante trattato scritto da sant’Ambrogio di Milano verso la fine della sua vita, dal titolo omonimo La storia di Nabot.

Rileggiamo la vicenda dal punto di vista relazionale familiare, considerando cioè la storia di questi due sposi, Acab e Gezabele, con l’aiuto di Gilberto Gillini e Mariateresa Zattoni, insieme ai quali abbiamo commentato il nostro brano nel libro I profeti e le relazioni familiari (Edizioni San Paolo, 2008).

Il re Acab vuole ottenere la vigna di un certo Nabot, confinante con le sue proprietà, e lo fa mitemente: si reca da lui e offre un cambio, oppure del denaro («te la pagherò al prezzo che vale»). Poiché quello rifiuta, il re «si coricò sul letto, voltò la faccia da un lato e non mangiò niente». È questo atteggiamento che provoca la regina (la moglie) ad agire! Gezabele dunque non vuole soltanto istigare, istruire e sostituirsi al marito che le sembra un inetto («Tu eserciti così la potenza regale su Israele?») ma è mandata.

Il perdente re non è un povero innocente che subisce la moglie, ma è un mandante, che lo sappia o no. L’atteggiamento del re – una sorta di sciopero della fame – invia segnali potentissimi alla moglie: «Vedi come sono ridotto? Perché non fai niente?» e la moglie Gezabele parte a fare la guerra al posto del marito che non è inetto, ma fa l’inetto e che quindi, in ultima analisi, perdendo, vince.

La pagina che stiamo leggendo però è così ricca, che apre anche a un altro ragionamento. La lettura del commento di Ambrogio di Milano, infatti, è stata consigliata anche da papa Francesco, quando durante un’udienza ha detto: «Il grande sant’Ambrogio ha scritto un piccolo libro su questo episodio. Questa non è una storia di altri tempi, è anche storia d’oggi, dei potenti che per avere più soldi sfruttano i poveri, sfruttano la gente. È la storia della tratta delle persone, del lavoro schiavo, della povera gente che lavora in nero e con il salario minimo per arricchire i potenti. È la storia dei politici corrotti che vogliono più e più e più! Per questo ci farà bene leggere quel libro di sant’Ambrogio su Nabot, perché è un libro di attualità» (24 febbraio 2016).

La storia di Nabot, ucciso da un re e dalla sua sposa, ci ricorda, allora, che «Non un solo Nabot fu ucciso. Ogni giorno Nabot è umiliato. Ogni giorno è calpestato» (Ambrogio, De Nabuthae historia). È quanto dice anche Gesù, raccontando la parabola del ricco epulone. Un povero muore di fame ogni giorno, se nessuno si accorge di lui o, meglio, non vuole accorgersi di quella stessa povertà che si trova alla propria porta.

La parabola ci viene in aiuto mostrando la realtà per quella che è, anche se non la vogliamo vedere, o ne vediamo solo un pezzettino. La visione completa, che Gesù ci mostra, è che chi crede di essere autosufficiente, invece, ha bisogno di Lazzaro, e proprio adesso, prima che sia troppo tardi, per salvarsi.


18 agosto 2022

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