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lunedì 06 dicembre 2021
 
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Domenica 22 agosto 2021 - XIII Domenica dopo Pentecoste

Il Secondo libro delle Cronache si chiude con il tragico racconto dell’esilio babilonese. Anche chi non conosce la Bibbia, ma ha ascoltato almeno una volta il coro “Va’ pensiero, sull’ali dorate…” del Nabucco di Verdi, sa di chi e cosa si sta parlando: questi è Nabucodònosor, il re di Babilonia che assediò Gerusalemme e ne deportò i notabili, «che divennero schiavi suoi e dei suoi figli fino all’avvento del regno persiano» (2Cronache 36,20). La storia dell’esilio, infatti, non finisce con la prigionia, ma con la liberazione, avvantaggiata dalla politica del re di Persia, Ciro. Il ritorno degli esiliati viene interpretato nella Scrittura come un dono inaspettato di Dio, anzi, come un “nuovo esodo”, identico a quello dalla schiavitù d’Egitto: attraverso Ciro, l’unico che venga chiamato «Messia» dal profeta Isaia (cfr. Is 45,1, tradotto dalla Bibbia Cei con “eletto”), Dio ha agito con misericordia, condonando il debito di Israele, popolo «disobbediente e ribelle» (così definito da Paolo nella Lettera ai Romani) e concedendo a esso la ricostruzione della città di Gerusalemme, un nuovo tempio, una rinnovata alleanza. La storia del popolo di Dio, di cui il lezionario domenicale ci fa scorrere le pagine, è davvero “maestra” per tutti: se l’esilio è il punto più basso della vicenda di Israele – quando ormai tutto sembra finito e Dio appare silenzioso e impotente davanti a tanta sofferenza – esso non è l’ultima parola. La Scrittura spinge il credente a guardare avanti, a girare pagina nel libro della propria storia, per cercare la speranza. La speranza è protagonista anche della lettura evangelica. La guarigione del figlio del centurione è narrata dagli evangelisti Luca e Matteo, ma ha anche un possibile riscontro nel racconto di Giovanni (cfr. 4,46-54), nel cosiddetto “secondo segno di Cana”. Rispetto alla versione di Matteo (8,5-13), nel racconto di Luca tutto avviene a una distanza che sembra ancor più incolmabile: il servo del centurione è morente (per Matteo è sofferente, a letto), il soldato è un pagano, non conosce Gesù (ha solo sentito parlare di lui), e soprattutto nella versione di Luca nemmeno lo incontra, e manda alcuni anziani a parlare con lui. Gesù accetta la richiesta e si incammina verso la casa del militare, ma poi è intercettato da un’altra delegazione che gli dice che non c’è bisogno che entri in quella casa. Il limite, posto soprattutto dal divieto per un ebreo di frequentare un non circonciso, viene superato: Gesù trova nelle parole di quel pagano una fede che non ha mai visto in Israele, e il suo servo viene guarito. Dalla speranza che quel centurione riponeva nelle capacità taumaturgiche di Gesù, si è passati a una riflessione sulla fede in Dio. Impariamo da questa pagina quello di cui Gesù stesso si è meravigliato, osservando la fede di un pagano. Non sempre Dio si trova dove pensiamo noi, e nemmeno il fatto di appartenere a un gruppo (che sia Israele, o la Chiesa) è una garanzia: al contrario, si può essere molto religiosi, e poco credenti.


19 agosto 2021

 
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