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mercoledì 21 febbraio 2024
 

Domenica 28 maggio 2023 - di Pentecoste

Nella solennità odierna della Pentecoste contempliamo la discesa dello Spirito Santo sui discepoli. Le tre letture proposte dalla liturgia della Parola ci parlano dei doni dello Spirito. Nel Vangelo il Signore ci parla dello Spirito come Spirito della verità, che «il mondo non può ricevere perché non lo vede». La verità che ci è mostrata dallo Spirito è ben diversa da quella riconosciuta dalla mentalità del mondo, che non ha la possibilità di comprenderla, né tantomeno di conoscerla. Il dono dello Spirito permette ai fedeli di avere un nuovo sguardo sulle cose, uno sguardo che passa attraverso il filtro di Dio, che sa riconoscere la Sua presenza e le Sue opere nella storia. Uno sguardo che sa orientare il cammino quotidiano secondo la volontà del Padre, non in quanto imposta, ma accolta e scelta. La conoscenza che è permessa ai discepoli passa attraverso il dono dello Spirito, segno della presenza costante e perenne del Signore al loro fianco, così da essere gli unici capaci di vedere il Risorto.

La prima lettura, dagli Atti degli apostoli, ci racconta il momento vissuto dai Dodici il giorno della Pentecoste. In questo caso il segno dell’opera dello Spirito è la capacità di esprimersi in diverse lingue, così che tutte le persone presenti a Gerusalemme riescono a comprendere le loro parole, nonostante l’appartenenza a diversi popoli. Lo Spirito lavora perché si realizzi l’unità nella diversità. Questo è bellissimo ed importante da comprendere. 

Quello che accade nella Pentecoste è esattamente l’opposto di quello che gli uomini volevano realizzare nel racconto della Genesi sulla torre di Babele. In quel passo gli uomini cercano di realizzare l’unità annullando ogni differenza, parlando tutti la stessa lingua, uniformandosi gli uni agli altri. Lo Spirito Santo agisce al contrario: permette che le persone si comprendano e si uniscano, mantenendo le differenze che custodiscono in loro. Dio non desidera realizzare un’unità che implichi l’annullamento delle specificità dei singoli.

Se trasportiamo questo concetto all’interno della Chiesa, comprendiamo la bellezza delle tante diversità in essa contenute. Una Chiesa che non è un muro fatto di tanti mattoni identici l’uno all’altro, ma piuttosto una Chiesa che è un bellissimo mosaico realizzato dall’accostare tessere tutte diverse, la cui armonia permette il formarsi della figura rappresentata. Se questo mosaico mostra il volto di Gesù, ogni fedele ne è un frammento specifico, ognuno nella propria singolarità.

 

Un concetto simile è espresso nella seconda lettura nella quale san Paolo scrive ai Corinzi che «a ciascuno è data una manifestazione particolare dello Spirito per il bene comune». Solo mettendo a servizio gli uni degli altri i doni specifici che ci sono stati elargiti allora potrà realizzarsi il bene comune; quindi, dovremo scoprire e valorizzare la manifestazione particolare dello Spirito in noi. Fermiamoci a dire grazie per la singolarità della nostra persona e iniziamo a valorizzare le differenze tra di noi, che non ci separano ma ci possono arricchire come comunità.

 

 

 


25 maggio 2023

 
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