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lunedì 06 dicembre 2021
 
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Domenica 28 marzo 2021 - Domenica delle Palme

L'inizio della Settimana autentica ambrosiana, la più santa e vera dell’anno liturgico, nella Domenica delle palme è contrassegnato dal richiamo alla figura misteriosa del Servo sofferente di Isaia e da un’altra pagina difficile, quella giovannea della cena di Betania. La difficoltà, a riguardo del testo isaiano, sta nell’identicare questo “Servo”. Se non vi sono dubbi per Filippo, che negli Atti degli Apostoli, partendo da quel brano, annuncerà a un funzionario etiope che Gesù, il crocifisso soˆfferente, è risorto (Atti 8,35), invece nell’interpretazione giudaica si è di volta in volta visto in quel volto o l’intero popolo di Israele – popolo soˆerente per l’esilio a Babilonia – o una gura singola. Israele viene chiamato varie volte nella Bibbia “servo”, ed è stato davvero umiliato dalla potenza babilonese, e poi riscattato inaspettatamente dall’editto di Ciro (538 a.C.), che ha permesso il ritorno alla Terra promessa. Questa lettura, applicata al popolo di Israele, è ancora attuale e in fondo descrive tutte le prove vissute dagli Ebrei nella storia, compresa la Shoah dello scorso secolo. Con tale interpretazione, tra l’altro, si possono intravvedere nel versetto 52,15 quei Gentili, cioè le nazioni straniere che hanno perseguitato il popolo ebraico, che finalmente chiedono perdono perché ora consapevoli di quanto hanno fatto di male. Ma oltre all’interpretazione corporativa, anche nella sinagoga alcuni hanno identificato nel volto del Servo, di volta in volta, una persona singola: Mosè, o Giobbe, Geremia, o lo stesso profeta Isaia. Ecco perché la Chiesa avrà buone ragioni per vedervi il Servo Gesù: è lui che, con altri e più di altri, «ha sopportato contro di sé una così grande ostilità dei peccatori», come si dice nella seconda lettura, dalla Lettera agli Ebrei. Anche l’unzione dei piedi di Gesù da parte di una donna – che nella versione del vangelo di Giovanni è Marta, sorella di Maria e di Lazzaro – è un brano con alcuni tratti misteriosi. Se l’unzione sul capo (quella della versione dei vangeli di Marco e Matteo) richiama l’investitura regale, e dunque Gesù verrebbe unto re e Messia (cfr. 1Samuele 16,12œ13) in modo umile, dalle mani di una donna, come poteva essere compresa l’unzione ai piedi?

Si tratta certamente di un gesto di profonda devozione e amore, ma che riceve anche un’interpretazione “autentica” da Gesù stesso. Questi, infatti, lo applica alla sua sepoltura, e si adempirà quando alla sua tomba verranno portati trenta chili di sostanze odorose preziose, degne del funerale di un re (Giovanni 19,39). Scrive una studiosa: «Il re unto durante il pasto di Betania entra a Gerusalemme come re, muore come un re sulla croce, ed è sepolto come un re» (Nuria Calduch- Benages). Maria è l’unica che ha compreso, con la forza del suo aˆffetto, il signicato di quello che sta per accadere al re Messia, mentre i discepoli – primo fra tutti Giuda – criticano e condannano.

Il Servo soˆerente, consolato dal gesto di Maria, potrà compiere no in fondo la sua missione e dare la vita per il mondo.


25 marzo 2021

 
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