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domenica 14 agosto 2022
 
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Domenica 3 luglio 2022 - IV dopo Pentecoste

Dopo la memoria della creazione e la riflessione sulla disobbedienza di Adamo – sui quali il Lezionario ambrosiano si è soffermato domenica scorsa – ecco il racconto delle conseguenze causate dal non aver riposto fiducia in Dio. Il ritornello al Salmo fornisce la chiave per le letture di questa domenica: «Sacrificio gradito al Signore è l’amore per il fratello».
Due espressioni ci guidano. La prima è «sacrificio al Signore», come quello, cioè, compiuto da Caino e Abele. Per un qualche motivo che il testo del Genesi non spiega, il sacrificio del fratello minore è preferito da Dio a quello di Caino, ed è da qui che nascono la gelosia e l’invidia che portano alla morte. La ragione per cui Dio preferisce un sacrificio all’altro è ancora oggetto di dibattito, ed è stata cercata sin dall’antichità, come nell’interpretazione che ne dà la Lettera agli Ebrei, quando afferma che il sacrificio del figlio minore era migliore di quello di Caino.
Ed eccoci alla seconda espressione tratta dal ritornello al Salmo, «amore per il fratello». Per spiegarla, possiamo notare che alcune versioni moderne della pagina di Caino e Abele, come quella italiana della Cei, aggiungono qualcosa, per ragioni di chiarezza, e traducono che «Caino alzò la mano contro il fratello Abele e lo uccise» (Genesi 4,8). In realtà, alla lettera è scritto, in ebraico, che «Caino si alzò contro Abele, suo fratello, e lo uccise». Per uccidere l’altro bisogna elevarsi sopra di lui. Questo atteggiamento non implica necessariamente che l’esito sia l’annientamento fisico del fratello, e infatti Gesù ha insegnato che si può commettere un omicidio in molti modi.
Nel Discorso della montagna, commentando il comandamento di Esodo 20,13, che proibisce di «commettere omicidio» (e che si riferisce a una uccisione volontaria di un essere umano, ed esclude quindi la legittima difesa e lo stato di guerra), Gesù intensifica quel precetto. Se il comandamento originario viene confermato dal Signore (non si deve commettere omicidio), il suo senso viene riportato alla radice: non negando affatto il comandamento nel suo contenuto letterale, Gesù insegna che uccidere è anche adirarsi contro il fratello o dirgli delle parole offensive («stolto» o «pazzo»).
Per vivere da fratelli non ci si può elevare sull’altro, ma è necessaria l’umiltà, come ricorda Paolo nella Lettera ai Filippesi: «Non fate nulla per rivalità o vanagloria, ma ciascuno di voi, con tutta umiltà, consideri gli altri superiori a se stesso» (2,3).
Il passaggio che Gesù ci chiede di compiere è impressionante. Anche solo il modo di parlare con il fratello porta delle conseguenze gravi: se usiamo toni violenti, offendendo l’interlocutore, o parole che non ammettono repliche, o quando si è categorici, parlando magari senza attendere la risposta dell’altro, siamo come Caino che si eleva sul fratello. Avevano ragione gli antichi Proverbi, confermati dalla sapienza cristiana: la lingua è pericolosa come una spada affilata (12,18), e può agire come un veleno mortale (Lettera di Giacomo 3,8).


30 giugno 2022

 
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