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giovedì 09 dicembre 2021
 
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Domenica 3 ottobre 2021 - V domenica dopo il martirio di San Giovanni il Precursore

La parabola del buon Samaritano, riportata soltanto dall’evangelista Luca, è collocata subito dopo l’inizio del cammino verso Gerusalemme. Durante questo viaggio accadono incontri inaspettati, come quello con un dottore della Legge, che interroga Gesù su quale sia il comandamento più grande. Il Signore, che gli pone una contro-domanda, approva la sua risposta: il primo comandamento invita ad amare Dio e il prossimo. Da qui si capisce come la parabola del buon Samaritano sia strettamente legata alla scena dell’incontro di Gesù con Marta e Maria (Luca 10,38„42), narrata subito dopo: la parabola serve da esempli†cazione per mostrare come amare il prossimo, ma poiché il comandamento citato dal dottore della Legge nel dialogo con Gesù è duplice, Luca invita i lettori a collegare le due sorelle Marta e Maria all’amore per Dio, proprio perché Maria si è messa ai piedi di Gesù e ha scelto «la parte migliore» (10,42). Il discepolo che vuole seguire Gesù †fino alla croce, insomma, deve comprendere la parabola del buon Samaritano per amare il prossimo, e imitare Maria per amare Dio.

La nostra parabola ha un †finale strano, e soprattutto stupisce la conclusione che ne trae Gesù. Questi chiede al dottore della Legge: «Chi ti sembra sia stato prossimo?» – mentre noi ci saremmo aspettati la domanda «Chi è il prossimo in questa parabola?», alla quale, secondo la trama del racconto, il dottore della Legge avrebbe dovuto rispondere indicando l’uomo incappato nei briganti. In questo modo, la parabola si sarebbe facilmente risolta in un esempio da imitare: il buon Samaritano ha soccorso il bisognoso, perché ha considerato suo prossimo quell’uomo, e dunque la parabola esorta a mettersi nei panni del Samaritano, propone un comportamento da imitare, e lascia intendere che il prossimo da aiutare è qualsiasi bisognoso che si incontri.

La domanda che formula Gesù, invece, è completamente diversa: il racconto non fa leva sulla buona azione del Samaritano, bensì sul bisogno che il ferito ha di lui. La parabola è narrata dal punto di vista del ferito, e vuol far scattare il meccanismo di identifi†cazione del lettore con questo personaggio. Ma a quale scopo? Scriveva il vescovo e biblista Vittorio Fusco: «Vuoi capire veramente chi devi considerare tuo prossimo? Prova un po’ a immaginarti nei panni di quel malcapitato ferito dai banditi, e abbandonato moribondo ai margini della strada. Vorrei vedere se, in quel frangente – e dopo che due connazionali di purissima ascendenza israelitica al di sopra di ogni sospetto hanno proseguito senza fermarsi – staresti a tirare in ballo i tuoi pregiudizi etnicoreligiosi, ri†fiuteresti di farti toccare da quel Samaritano con le sue mani impure, o se invece non desidereresti, disperatamente, che egli si fermasse, ti considerasse suo prossimo semplicemente in quanto uomo».

Se sembra semplice amare Dio, siamo tutti invitati a chiederci come lo amiamo, e il modo migliore per scoprirlo è non solo fare del bene all’altro, ma considerare prossimo ogni persona.


30 settembre 2021

 
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