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sabato 25 maggio 2024
 

Domenica delle Palme - Passione del Signore (anno A) - 2 aprile 2023

Viene il Re! Osanna al Figlio di Davide!

 

I capi dei sacerdoti e gli anziani persuasero la folla a chiedere Barabba e a far morire Gesù. Allora Pilato domandò loro: «Di questi due, chi volete che io rimetta in libertà per voi?». Quelli risposero: «Barabba!».

Matteo 27,20-21

 

La liturgia delle Palme ci introduce nel Mistero pasquale: Gesù entra in Gerusalemme, la «città del grande Re» (Salmo 48), con i segni della regalità davidica, individuati dalle Scritture e richiamati da Matteo nel suo Vangelo, attento a mostrare che Cristo è il compimento delle Promesse. Un’asina e il suo puledro, animali destinati, nella Bibbia, ad offrire la cavalcatura ai re di Israele, si trovano legati insieme e attendono di essere liberati. Essi rimangono insieme anche nel servire il Signore: Egli non distrugge le relazioni fondative, ma viene a sciogliere ciascuno dai vincoli che gli impediscono di fiorire e di realizzare il progetto pensato per lui, nel quale trova pienezza la dignità di ogni uomo e si disegna l’eternità cui ci chiama Dio. In quest’ora la città si interroga: «Chi è costui?». Nella risposta a questa domanda si gioca la vita di ognuno: è questa l’ora della luce e delle tenebre, della fede e del rifiuto, della perseveranza e del rinnegamento. Ognuno, in ogni tempo, è chiamato in quest’ora a decidersi per il Signore, a riconoscerlo in Gesù e a seguirlo non solo tra la folla osannante ma anche, poco dopo, di fronte a chi lo flagella (Isaia 50, I Lettura), tra la moltitudine che urla «Via, via, crocifiggilo», tra quanti lo insultano e lo umiliano fino alla croce. Gesù, di cui tutti, in ogni tempo, si fanno beffe (cfr. Salmo 21, Responsorio), annichilito da ogni tipo di offesa, tortura, indifferenza e ludibrio, è lo stesso che è entrato come Re nella Città di Dio, profezia e segno della sua signoria universale: Egli è l’Immagine (cfr. Gen 26) dell’umano, sfigurato fin dal principio, in mille modi sempre nuovi nella storia, dall’invidia del nemico, ma mai definitivamente sconfitto, perché Cristo, «pur essendo Dio, ha assunto la condizione di servo ed è divenuto simile agli uomini, facendosi obbediente fino alla morte. Nel suo nome ogni ginocchio si pieghi e ogni lingua lo proclami Signore» (Filippesi 2, II lettura), «lo annunci ai fratelli e lo lodi di fronte a tutti» (cfr. Salmo 21). La testimonianza è aspetto capitale della fede: il lungo Vangelo della Passione, quest’anno offertoci nella versione matteana e ricco pertanto di riferimenti all’Antico Testamento, attesta di fronte al mondo, in mezzo alle persecuzioni, la Verità luminosa della vicenda di Cristo e manifesta l’oscurità del cuore umano, ostile e ostinato nell’incredulità: solo Matteo riporta il particolare dei «sommi sacerdoti e farisei» che, nel giorno di sabato, «si ricordano» che Gesù ha predetto la sua Risurrezione e chiedono a Pilato di poter far sorvegliare «il sepolcro fino al terzo giorno, perché non vengano i suoi discepoli, lo rubino e dicano al popolo che è risuscitato dai morti».

 

VERSO LA LUCE

Saranno proprio le guardie, dopo la Risurrezione, a informare i sommi sacerdoti, i quali «deliberano» di pagare i soldati perché dichiarino che il corpo di Gesù è stato rubato di notte: «così», precisa l’evangelista, «questa diceria si è divulgata fino ad oggi». In ogni tempo, la Verità è oscurata dall’ostilità ostinata del peccato, che è tenebra e non vuole accogliere la Luce (cfr. Gv 1,5): che il Signore ci doni, in questa Santa Settimana, il dolore dei nostri peccati e la volontà di contrastare il male e di far entrare la sua Luce nelle tante notti che ci circondano.


30 marzo 2023

 
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