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sabato 08 agosto 2020
 

Domenica di Pentecoste - 31 maggio 2020

Ma qual è il colore della vita eterna?

Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi». Detto questo, soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati». Giovanni 20,19-23

«Soffiò e disse loro: “Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati”». Per il Vangelo di Giovanni il giorno della resurrezione è anche il momento del dono dello Spirito. Celebriamo la Pentecoste al termine di un tempo liturgico che la Chiesa concepisce come estensione del “primo giorno dopo il sabato”, inizio della Nuova Creazione. Questi cinquanta giorni sono un tempo senza tempo, il segno dell’eternità dove l’angoscia della fine, la mannaia della morte che incombe sono vinte, dissolte in una vita che non è più a scadenza, è vita e basta. Ma qual è il colore della vita eterna? E come se ne ha garanzia?

L’umanità ha cercato e cerca ancora la sua palingenesi, il suo porto certo, il suo surrogato di eternità e di novità. Ma più si innamora delle sue ipotesi più si tortura per il loro fallimento. Certe volte ci sono volute varie generazioni per disamorarsi dall’ennesimo inganno, dall’ennesimo succedaneo di pienezza. Stiamo ancora riprendendoci dalle ferite delle ideologie e siamo in pieno delirio tecnologico, con l’illusione dell’onnipotenza scientifica.

Ma noi cristiani celebriamo il dono dello Spirito Santo, e Giovanni ne presenta fisicamente la consegna con l’atto – presentemente pericolosissimo – di soffiare su qualcuno, ma guarda tu in quale contesto tocca contemplare l’emissione di vapor acqueo da parte di Gesù sui suoi discepoli! Il gesto è lo stesso che fece il Padre nella prima creazione, quando da un pupazzo di fango tirò fuori un uomo. Quello che cambiò la terra in vita umana fu quel soffio. Era la sua vita che passava in quel simulacro di terra, il suo respiro, quel che rende l’uomo più di una semplice creatura, immagine stessa di Dio. Ma non basta. Quello è solo l’inizio, la premessa. Con Cristo arriva un’altra emissione, il gesto del Padre della Genesi viene ripetuto, e così Gesù consegna la vita nuova, che ha un colore ben preciso: quello del perdono dei peccati.

LA VITA DELLO SPIRITO.

È comprensibile che si ritenga di possedere lo Spirito Santo perché si esercita con sapienza il discernimento spirituale o la capacità di annuncio del Vangelo, ma non è questo il punto; si può ritenere di avere la vita propria dello Spirito di Dio perché si ha una fede da spostare le montagne, ma non funziona così, perché, secondo san Paolo, questo curiosamente non basta; è comprensibile che si creda di essere nel pieno possesso della vita nuova se si è generosi e se si sa esercitare l’abnegazione e la libertà dalle proprie passioni, ma anche questo non è congruo, anzi, dice ancora san Paolo, non giova.

Allora cosa? «A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati». Quello che sgorga dalla croce di Cristo e dalla sua resurrezione è la misericordia. Posso essere ignorante e pessimo comunicatore, debole e incerto, talvolta persino infantile e immaturo, ma se ho il perdono dei peccati e sono misericordia, ecco, ho la vita di Dio. Lo Spirito Santo irradia misericordia. Ovvio: Dio è misericordia! Tutto il resto è solo effetto collaterale. 


27 maggio 2020

 
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