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giovedì 05 agosto 2021
 

IV domenica di Avvento - 20 dicembre 2020

Anche Dio ha voluto avere una madre

«Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ed ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e verrà chiamato Figlio dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe». Luca 1,26-38 

Siamo dentro la pagina forse più bella e misteriosa dei Vangeli. La delicatezza di questo mirabile dialogo tra un angelo e una ragazza dice molto su cosa sono le donne per Dio, per i Vangeli, e cosa dovrebbero essere per noi. Uno scambio di parole stupende, incastonato dentro una cornice di pudore, di rispetto, di purezza. La Trinità per diventare uomo sembra chiedere il permesso a una giovane donna di una città fino ad allora sconosciuta alla Bibbia. Di quella ragazza conosciamo il nome. Maria nella Bibbia è un nome importante, è quello della sorella di Mosè, nome amatissimo anche prima che diventasse ancora più amato grazie a Maria di Nazaret. Del Natale amiamo molte cose, soprattutto amiamo Maria e quel suo bambino meraviglioso.

«Lo chiamerai Gesù». Il nome del glio lo ha scelto direttamente Dio, non Maria. Il nome, che nella Bibbia è la realtà profonda e la vocazione di un bambino, qui non lo scelgono i genitori. A dirci che Maria riceve nel suo grembo un bambino che non conosce nel suo mistero profondo.

Questa ignoranza speciale fu anche il segreto di Maria, fu la sua gioia e il suo dolore. Una ignoranza che ci svela qualcosa di importante di ogni maternità. Ogni madre vive questa ignoranza nei confronti della vita che nutre e cresce, no alla ne. Ogni figlio è mistero, la sua vocazione non la conosce neanche la madre, neanche colei che lo ha portato in grembo. Perché i figli ci crescono dentro e attorno avvolti da questa ignoranza: li amiamo follemente, li conosciamo in mille cose, ma c’è qualcosa che non conosciamo, e in quel qualcosa sta la parte più importante della loro vocazione. Il suo non capire – «come è possibile?» – accompagnerà Maria fino alla fine. Marco ci dirà che all’inizio della vita pubblica di Gesù Maria non capì la vocazione del figlio. E all’annuncio della resurrezione sarà colta dallo stesso stupore delle altre donne. Maria ha vissuto una doppia unicità: l’unica vergine a partorire un figlio nella Bibbia, l’unica madre che, secondo una tradizione antica, vide quel figlio risorto (nel meraviglioso dipinto di Tiziano).

 

LA DIGNITÀ DI OGNI DONNA.

La nascita di Gesù è circondata da segni e parole che dicono che quel bambino non è come tutti gli altri, che è il Messia atteso da secoli, che è Figlio di Dio. Ma il Vangelo ci dice anche che Dio, l’Onnipotente, in quella nascita straordinaria ha scelto di nascere da una donna. Poteva non farlo, ma lo ha fatto.

Una scelta che dice molto della dignità e vocazione di ogni donna. I Vangeli ci mostrano un Dio che può fare a meno di un babbo, ma non di una mamma. Nella sua onnipotenza ha deciso di dipendere da una ragazza di nome Maria. L’incarnazione, l’atto più straordinario della storia della salvezza, è straordinario in tutto tranne nell’aver bisogno di una madre. Anche Dio ha avuto bisogno di una madre. Di una donna a suo modo speciale, ma anche madre come tutte le madri. Maria è icona di ogni donna, ogni donna è icona di Maria. Maria è amata da tanti, forse da tutti, soprattutto dalle madri.


17 dicembre 2020

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