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sabato 16 ottobre 2021
 

L’ottimismo nascosto nei brani apocalittici

Ci sono momenti in cui tutto sembra andare in direzione della distruzione. Il cosmo, la società, la stessa fiducia verso la realtà... In questi casi, reagiamo sviluppando mentalmente, fino in fondo, il processo negativo. In tal modo perveniamo inevitabilmente al catastrofismo. C’è, invece, un’altra strada, quella della razionalizzazione. Non è detto che una situazione sia irreversibile. O che l’esperienza umana proceda necessariamente come una diagonale discendente. La storia è fatta, in genere, di linee spezzate. Si pensi alla formidabile ripresa del dopoguerra, dopo aver toccato i fondali della desolazione dei lager e dei gulag. Anzi, sono proprio le esperienze sconcertanti a spingere, per reazione, l’umanità verso orizzonti diversi. Ma consideriamo il problema secondo l’ottica della fede. Di fronte agli avvenimenti quotidiani, un credente si pone sempre la domanda: Perché Dio non interviene a contrastare il male, a punire i malvagi? La risposta è nella Bibbia. Secondo il libro della Sapienza, Dio pur potendo intervenire a ostacolare il male, preferisce tollerarlo. Se ne serve per finalità positive: «Tu, padrone della forza, giudichi con mitezza; ci governi con molta indulgenza, perché il potere lo eserciti quando vuoi» (Sap 12,18). C’è un’altra domanda che assilla l’uomo di fede. La severità eccessiva di Dio. Così, nei cosiddetti passi “apocalittici”, l’ira divina, dopo aver a lungo pazientato, si sfoga in modo rovinoso sugli uomini. Questi brani sono imbarazzanti per la mentalità contemporanea. Gli esegeti moderni se la cavano dicendo: «Si tratta di generi letterari, non vanno presi alla lettera». Io posso, però, raccontare un fatto in modo poetico, allegorico o narrativo ma, al di là del mezzo espressivo, la realtà resta la stessa. Mi sembra che la chiave interpretativa di questi testi potrebbe essere cercata nel passo in cui il Signore afferma: «Imparate dall’albero del fico: quando i suoi rami diventano teneri e spuntano le prime foglie, voi capite che l’estate è vicina. Allo stesso modo, quando vedrete accadere queste cose, sappiate che egli è vicino, è alle porte» (Mc 13,28-29). E allora, quando nel mondo sembra prevalere il male, pensiamo alla terra nella stagione invernale. Tutto appare immobile, privo di vita. Ma, dentro le zolle, è in atto un lavorìo incessante, benefico, che darà luogo alla verde esplosione della primavera. Così accade nella realtà sociale. Il male di oggi porta nascosto nel suo seno il bene di domani. Anzi, più diffuso e radicato appare il negativo, più dirompente e pervasiva sarà l’affermazione futura del bene. Dio è sempre al lavoro. «Il Padre mio opera sempre», dice Gesù.

L. V. - Teramo


04 dicembre 2018

 
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