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giovedì 18 agosto 2022
 

Natale del Signore (Anno C) 25 dicembre 2021

Un Dio che stravolge la mia quotidianità

 

Mentre si trovavano in quel luogo, si compirono per lei i giorni del parto. Diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo pose in una mangiatoia, perché per loro non c’era posto  nell’alloggio.          
Luca 2,6-7

 

È apparsa la grazia di Dio, apportatrice di salvezza per tutti gli uomini. Nella notte di Natale risuonano le parole di san Paolo, che fanno eco a quelle del profeta Isaia: il popolo che camminava nelle tenebre vide una grande luce. Tutti possiamo vedere Dio: è lì, adagiato nella mangiatoia di una stalla, tra derrate e animali. È lì, nel vagito di un Bambino nato nella totale indifferenza della storia. È lì, accudito da una mamma e da un papà venuti da lontano, obbedienti alle leggi divine e umane, che stanno sperimentando la gioia traboccante della paternità e della maternità nella condizione del più completo stravolgimento delle loro aspettative. È lì che anche noi, finalmente, possiamo vedere Dio. Come? Ci crediamo davvero? Davvero guardiamo un neonato e vediamo in lui l’infinito? Davvero abbiamo occhi per riconoscere la luce che prorompe nella notte, la grazia che ci salva, la grande notizia di Bene che ci raggiunge e ci invita alla gioia?
Il Natale del Signore, l’incarnazione di Dio nel Figlio, è un mistero che sconvolge l’esistenza di tutti. Per questo risuona costantemente, negli annunci degli angeli, l’invito a non avere paura: non temere, Maria; non temere, Giuseppe; non temere, Zaccaria; non temete, pastori. Non temete. Aprite, spalancate le porte a Cristo. Non abbiate paura del bambino.
Diremo: e chi mai potrebbe avere paura di un bambino? Eppure, la paura del bambino paralizza tanti, da Erode in poi, e la persecuzione contro di lui si manifesta fin dai primi giorni della sua vita, coinvolgendo nel sacrificio tanti piccoli innocenti. Lo stupore per la sua nascita mette in moto solo quanti non respingono l’invito a non temere e gli vanno incontro. Sembra assurdo, ma ci vuole coraggio per ricevere il bambino, per accogliere in lui il nostro Dio fatto uomo per la salvezza del mondo.


Riconoscono la vera identità del bambino persone tra loro diverse, ma accomunate dalla disponibilità a modificare i propri piani per accogliere veramente il miracolo, l’impossibile, il Mistero, e, in essi, l’avvento della salvezza: poveri, ultimi e reietti come i pastori; sapienti venuti da lontano, come i magi; sposi, come Maria e Giuseppe, che hanno il coraggio di farsi per il bambino padre e madre, custodi e guida. Costoro lasciano senza indugio le loro sicurezze e aprono le porte della loro vita perché vi entri un bambino con la sua capacità di stravolgere l’esistenza e di cambiare tutti i piani.


Nessuna paura Lui, il Bambino, fa così: cambia la storia, la mia e la tua, stravolge i nostri piccoli progetti e li trasfigura. E quello stravolgimento, che su due piedi ci fa paura, diventa pienezza, perché la vera felicità, come insegnano Maria e Giuseppe, i primi che hanno accettato di lasciarsi cambiare l’esistenza da questo Bambino divino, è il compimento del disegno di Dio su di noi, tale da realizzare autenticamente noi stessi, più e meglio di quanto penseremmo di fare noi, e da generare in noi e tramite noi vita piena.


Ancora oggi, solo i coraggiosi sono disposti ad accogliere il Bambino, la Vita stessa, apparentemente fragile e indifesa ma in realtà divina come il suo creatore.
Venite, adoriamo. È nato per noi un Bambino. Che i nostri occhi lo vedano in ogni figlio che si affaccia sulla storia.

 

 

 

 

 


16 dicembre 2021

 
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