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mercoledì 24 aprile 2024
 

«Mia madre, morta di Covid per l'incuria di una RSA: le residenze sono un problema, non un aiuto»

Caro direttore, sono figlio di una anziana madre deceduta a causa di incuria e maltrattamenti presso una RSA della provincia di Palermo, dove siamo stati costretti a ricoverarla a fine agosto 2021 in quanto affetta da Covid.

Mi sembra che queste strutture siano dei veri e propri centri di business, spesso politicizzati e gestiti da politici attraverso cooperative sociali appositamente create.

Le RSA oggi sono un serio problema per i pazienti ricoverati, ma anche per il personale che ci lavora: poco e con stipendi arretrati, mal pagati e tanto altro. Tutto questo, con gravi ripercussioni per i poveri pazienti che diventano bersagli indifesi che non ricevono le dovute attenzioni e le giuste prestazioni professionali.

Le RSA dovrebbero essere monitorate con molta attenzione, perché per garantire cure dignitose e rispettose ai nostri cari devono avere il personale adeguato e devono garantire a questo personale idonee condizioni di lavoro.

ROBERTO

Caro Roberto, la storia di tua mamma è molto toccante e ci rattrista. L’incuria e i maltrattamenti, soprattutto in contesti di cura come le RSA, possono arrivare perfino a configurare dei reati da perseguire penalmente a carico di chi li perpetra. Un anziano, soprattutto con una situazione di salute compromessa, proprio perché indifeso e incapace a far valere i propri diritti, deve invece essere particolare oggetto di tutela.

Prima che giuridica per un comune senso di umanità. Non entro nel merito della situazione che ti riguarda, che non conosco, ma posso garantirti che in molti altri posti la situazione delle RSA è decisamente sotto controllo, anche se non mancano talvolta episodi riprovevoli di cui puntualmente parlano le cronache. Certamente il ricordo di quanto è accaduto durante l’acme dell’epidemia di Covid nelle RSA è ancora vivissimo nella coscienza collettiva. Molte strutture per anziani sono state i primi focolai del virus, causando la morte di numerosi anziani. Io stesso ho vissuto la morte di un caro amico in quei tragici primi mesi del 2020.

Siccome, però, non tutti i mali vengono (solo) per nuocere, quella situazione ci ha fatto aprire gli occhi una volta di più riguardo alla condizione degli anziani, soprattutto statistiche alla mano: oggi oltre il 20% della popolazione italiana ed europea è avanti con l’età ed è in rapida crescita. Il ministero della Salute, nella persona del ministro Roberto Speranza, non ha perso tempo e nel settembre del 2020 ha istituito una commissione per la riforma dell’assistenza sanitaria e sociosanitaria della popolazione anziana che, costituita da molti esperti e presieduta da monsignor Vincenzo Paglia (un prelato a capo di una commissione governativa!, segno che Chiesa e Stato possono collaborare avendo a cuore i medesimi fini), ha prodotto un’interessante “Carta dei diritti degli anziani e dei doveri della comunità”, che, anche grazie al generoso contributo di alcuni sponsor, abbiamo potuto stampare e allegare allo scorso numero di Famiglia Cristiana.

Un utile strumento che rappresenta bene una nuova sensibilità che sta emergendo, anche in considerazione del fatto che il numero di anziani nei prossimi anni è destinato a salire molto, e che consiglio a tutti di leggere per il grande valore politico e civile che rappresenta e per sapere come esso potrà ispirare l’auspicata riforma. A partire dall’elenco dei diritti che devono essere riconosciuti agli anziani (permanere quanto più a lungo possibile nella loro abitazione, abolizione delle barriere architettoniche, adeguati servizi, gratuità degli stessi, ecc.), a cui fanno da pendant gli obblighi degli enti pubblici e di chi tratta con loro per motivi professionali (a cui sono richiesti comportamenti riguardosi, onorevoli, premurosi e cortesi). La Carta è corredata da molte “storie di vita vera”, che danno carne agli alti obiettivi che vi sono contenuti.


21 luglio 2022

 
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