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VI domenica di Avvento "dell'Incarnazione" - 20 dicembre 2020

Le letture dell’ultima domenica di Avvento, «dell’Incarnazione o della Divina Maternità della beata Vergine Maria», dicono che - finalmente l’attesa è compiuta: «Il Signore è vicino», scrive Paolo alla comunità di Filippi; «Arriva il tuo salvatore», proclama Isaia. Solo che il Signore non è sempre o semplicemente dove si crede di trovarlo, come si coglie dal racconto dell’annunciazione a Maria.

La scena è strettamente legata a quello che Luca racconta immediatamente sopra – l’annunciazione a Zaccaria – grazie alla formula «al sesto mese» che si trova all’inizio della pagina: Gabriele si reca da Maria «sei mesi» dopo quanto appena narrato. Le due scene devono essere viste insieme, al modo in cui in un dittico due immagini vanno guardate tenendole vicine. Da una parte si è nel cuore del giudaismo, proprio dentro l’edicio del Tempio, dove un sacerdote sta compiendo l’offŽerta; dall’altra, siamo in Galilea, in un villaggio che mai è nominato nella Bibbia e nemmeno negli scritti rabbinici dei saggi d’Israele.

Da una parte, Zaccaria e la sua sposa sterile, Elisabetta, sono avanti negli anni, dall’altra c’è una giovane vergine. Da una parte, Zaccaria non crede alle parole dell’angelo, invece Maria si fida: «Ecco la serva del Signore ». Infine, nella prima scena si dice che Giovanni, il figlio che nascerà, «sarà grande davanti al Signore», ma del figlio di Maria l’angelo dice che «sarà grande» in senso assoluto, perché «Figlio dell’Altissimo». Luca vuol dire, usando quella tecnica antica denita synkrisis, “paragone”, “confronto” (e che il biografo Plutarco renderà famosa con le sue Vite parallele), che Dio si fa uomo in periferia, in una semplice famiglia di un piccolo villaggio, lontano dal “centro”. È a Nazaret che lo Spirito di Dio può ricoprire con la sua ombra quella giovane donna, proprio come era già avvenuto – come è scritto nel capitolo 40 del libro dell’Esodo – quando «la nube coprì la tenda del convegno e la gloria del Signore riempì la Dimora» che Mosè aveva costruito nel deserto perché fosse il segno della presenza di Dio. Ancora, Dio si manifesta in Maria (come Gesù stesso spiegherà in seguito, parlando del Regno) come quel granello di senape che poi cresce fino a ospitare tra i suoi rami gli uccelli del cielo (Matteo 13,32). E si mostra nella piccolezza di una giovane donna e di un bambino, destinati però a compiere quanto Dio aveva promesso. Vi è infatti un’altra preoccupazione nella penna dell’evangelista, quella di spiegare che il Signore «si è ricordato» (che in ebraico suona come “Zaccaria”) di quanto «aveva giurato» (che in ebraico si pronuncia come “Elisabetta”) ad Abramo, ovvero della promessa di «liberazione». Questa promessa – ripetuta nel cantico del Benedictus – si realizza nella dinastia di Davide, ormai interrotta, che non aveva più eredi sul trono, e che ora riprende forza attraverso colei che è «promessa sposa di un uomo della casa di Davide, di nome Giuseppe». Dio mantiene la parola data, ma nei modi e nei tempi che solo lui conosce.


17 dicembre 2020

 
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