Si chiama Bartłomiej Włodzimierz Krakowiak, ha 31 anni, è polacco ed è l’uomo arrestato dalla polizia bosniaca con l’accusa di aver profanato uno dei luoghi mariani più conosciuti al mondo. Ma la sua storia, prima ancora di essere una vicenda giudiziaria, è una storia di cadute e rinascite, di dipendenze e conversione, di un lungo cammino spirituale che aveva avuto proprio a Medjugorje uno dei suoi momenti decisivi.

Per anni Krakowiak era stato presentato in Polonia come una testimonianza vivente di cambiamento. Un uomo che aveva attraversato una stagione buia della propria vita, segnata – secondo quanto da lui stesso raccontato pubblicamente – dalla tossicodipendenza, dal carcere e da una profonda crisi interiore, e che aveva trovato nella fede una nuova direzione.

La sua vicenda era diventata anche un racconto pubblico. Nel 2017 aveva deciso di mettersi in cammino verso Medjugorje partendo da Varsavia: oltre mille chilometri a piedi, 57 giorni di viaggio raccontati attraverso la pagina social “Z buta do Maryi” (“A piedi verso Maria”). Un pellegrinaggio che aveva trasformato in una testimonianza e che aveva contribuito a farlo conoscere a molti fedeli polacchi. Da quell’esperienza era nato anche un libro e Krakowiak aveva iniziato a portare la propria storia in parrocchie, scuole, carceri e comunità di recupero. Nel 2024 era stato tra i protagonisti del film polacco Powołany 2 (Il chiamato), dedicato proprio a storie di conversione e cambiamento di vita. Ed è proprio questo il dettaglio che rende la vicenda ancora più sorprendente: l’uomo accusato di aver colpito Medjugorje non era un estraneo al santuario, ma qualcuno che aveva raccontato quel luogo come una tappa fondamentale della propria rinascita spirituale.

La statua della Vergine imbrattata con la vernice nera

Le accuse: statue imbrattate e un incendio

Secondo la ricostruzione delle autorità bosniache, nella notte Krakowiak avrebbe raggiunto il santuario e avrebbe compiuto un’azione preparata nei dettagli. La statua della Madonna sulla Collina delle Apparizioni, la “Gospa” venerata da milioni di pellegrini, è stata ricoperta di vernice nera. Anche la Croce Blu è stata imbrattata. Sui luoghi sacri sono comparse scritte in polacco e inglese contro il fenomeno di Medjugorje e contro i veggenti: tra queste la frase “Devil in a skirt”, “diavolo con la gonna”, e accuse secondo cui i veggenti sarebbero degli impostori. Vicino all’altare esterno della parrocchia di San Giacomo è stato lasciato uno striscione con i nomi di Ivanka, Mirjana, Milka, Vicka, Ivan e Jakov, i sei giovani che dal 1981 affermano di ricevere messaggi della Madonna: «Sono degli impostori. Ho le prove». Le telecamere di sicurezza hanno inoltre ripreso un uomo mentre versava liquido infiammabile e appiccava il fuoco all’altare esterno. L’incendio è stato domato prima che potesse provocare danni maggiori. Krakowiak è stato fermato a Cerno, località a circa quindici chilometri da Medjugorje. Secondo gli investigatori sarebbe lui il responsabile dei fatti e ora rischia fino a cinque anni di carcere.

Dalla testimonianza pubblica al mistero di una frattura

La domanda che accompagna questa vicenda è inevitabile: che cosa è accaduto nella vita di un uomo che aveva costruito la propria immagine pubblica attorno a un’esperienza di fede proprio a Medjugorje? Al momento le indagini dovranno chiarire il movente e ricostruire il percorso personale che ha portato Krakowiak a un gesto così radicale. Le scritte lasciate sul posto sembrano indicare una contestazione diretta contro il santuario e contro i veggenti, ma resta da capire quando e come sia maturata questa frattura.

La storia di Krakowiak mostra così una contraddizione difficile da comprendere: un uomo che aveva raccontato di essere passato dal buio alla luce e che ora si trova accusato di aver colpito il luogo che aveva indicato come simbolo della propria rinascita.

La ferita di Medjugorje e la risposta della preghiera

Quando all’alba di martedì scorso i pellegrini hanno visto la statua della Madonna coperta di vernice nera, la reazione è stata di dolore e incredulità.

Molti hanno pregato in ginocchio davanti alla statua coperta da un telo bianco, recitando il Rosario. I membri della Comunità Cenacolo, fondata in Italia nel 1983 da suor Elvira Petrozzi per accompagnare persone segnate da dipendenze e fragilità, hanno iniziato a ripulire il santuario. Il santuario, in una nota diffusa sul proprio sito e canali sociali, ha invitato i fedeli a non rispondere con rabbia, ma con la preghiera e il perdono, ricordando che Medjugorje resta aperta ai pellegrinaggi e che il programma quotidiano di preghiera continua. La vicenda di Bartłomiej Krakowiak resta così una delle storie più sorprendenti legate a Medjugorje: non solo il racconto di un atto vandalico, ma il ritratto di un uomo segnato da una profonda contraddizione. Perché dietro ogni gesto estremo c’è una storia. E questa storia è ancora tutta da capire.