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Nella combo, da sinistra, i cardinali Robert McElroy, arcivescovo di Washington; Blase Joseph Cupich, arcivescovo di Chicago; e Joseph William Tobin, arcivescovo di Newark
Il ruolo morale degli Stati Uniti d’America nell’affrontare il male nel mondo e nel costruire una pace giusta «è ridotto a categorie partigiane che incoraggiano la polarizzazione e le politiche distruttive». È questo il cuore del messaggio lanciato dai cardinali Blase Joseph Cupich, arcivescovo di Chicago, Robert McElroy, arcivescovo di Washington, e Joseph William Tobin, arcivescovo di Newark, in una dichiarazione congiunta (qui il testo integrale) che propone una lettura etica e pastorale della politica estera statunitense.
Il testo nasce dalla constatazione che, con l’inizio del nuovo anno, «gli Stati Uniti sono entrati nel dibattito più profondo e acceso sulla base morale delle azioni dell’America nel mondo dalla fine della Guerra Fredda». Un confronto che, osservano i porporati, è alimentato anche da crisi e tensioni internazionali: «gli eventi in Venezuela, Ucraina e Groenlandia» hanno infatti «sollevato questioni fondamentali sull’uso della forza militare e sul significato della pace».
La bussola offerta dal Papa
Per orientarsi in questo scenario complesso, Cupich, McElroy e Tobin dichiarano di guardare ai principi indicati da papa Leone XIV nel discorso pronunciato il 9 gennaio al Corpo diplomatico accreditato presso la Santa Sede. In particolare, richiamano le parole del Pontefice quando afferma che «la debolezza del multilateralismo è motivo di particolare preoccupazione a livello internazionale» e che «una diplomazia che promuove il dialogo e cerca il consenso tra tutte le parti viene sostituita da una diplomazia basata sulla forza, da parte di individui o gruppi di alleati», perché «la guerra è tornata in voga e si sta diffondendo lo zelo bellico» e «la pace è ricercata attraverso le armi come condizione per affermare il proprio dominio».
Secondo i tre cardinali, queste affermazioni costituiscono «una base veramente morale per le relazioni internazionali» e rappresentano «una bussola etica duratura per stabilire il percorso della politica estera americana nei prossimi anni». Una bussola che chiama in causa non solo i decisori politici, ma l’intera comunità nazionale.


Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump
(EPA)Dignità umana e responsabilità globale
Nel documento emerge con forza anche la preoccupazione per il venir meno della solidarietà internazionale. In linea con le parole di papa Leone, i cardinali sottolineano «la necessità di un aiuto internazionale per salvaguardare gli elementi più centrali della dignità umana, che sono sotto attacco a causa del movimento delle nazioni ricche di ridurre o eliminare i loro contributi ai programmi di assistenza umanitaria all’estero». Una deriva che, avvertono, rischia di colpire soprattutto i più poveri e vulnerabili. Per questo, spiegano, «come pastori e cittadini, abbracciamo questa visione per l’instaurazione di una politica estera genuinamente morale per la nostra nazione», capace di tenere insieme interesse nazionale e bene comune senza cedere alle semplificazioni ideologiche.
Rinunciare alla guerra come strumento ordinario
Da queste premesse nasce l’appello conclusivo, che ha il tono di una vera e propria esortazione evangelica: «Cerchiamo di costruire una pace veramente giusta e duratura, quella pace che Gesù ha proclamato nel Vangelo. Rinunciamo alla guerra come strumento per interessi nazionali miopi e proclamiamo che l’azione militare deve essere vista solo come ultima risorsa in situazioni estreme, non come strumento normale della politica nazionale». I tre porporati indicano con chiarezza i criteri di una politica estera alternativa: «Cerchiamo una politica estera che rispetti e promuova il diritto alla vita umana, la libertà religiosa e il miglioramento della dignità umana in tutto il mondo, specialmente attraverso l’assistenza economica».
Contro polarizzazione e politiche distruttive
Il giudizio sulla situazione attuale è netto: «Il dibattito della nostra nazione sul fondamento morale della politica americana è afflitto da polarizzazione, faziosità e interessi economici e sociali ristretti», denunciano i cardinali. In questo clima, «il bilanciamento tra interesse nazionale e bene comune viene inquadrato in termini fortemente polarizzati» e «la costruzione di una pace giusta e sostenibile, così cruciale per il benessere dell’umanità, viene ridotta a categorie partigiane che incoraggiano la polarizzazione e politiche distruttive». Eppure, concludono, una via d’uscita è possibile: «Papa Leone ci ha fornito il prisma attraverso il quale elevarlo a un livello molto più alto». Un impegno che non resta sulla carta, perché, assicurano, «nei prossimi mesi predicheremo, insegneremo e promuoveremo affinché tale livello più alto diventi possibile».
Chi sono i tre cardinali firmatari
Il cardinale Robert Walter McElroy, arcivescovo di Washington, è stato creato cardinale da papa Francesco nel 2022 ed è stato nominato alla guida dell’arcidiocesi della capitale statunitense nel gennaio 2025. Teologo morale e politologo, è considerato una delle voci più autorevoli e ascoltate dell’episcopato americano sui temi della pace, della giustizia sociale, della tutela dei migranti e del dialogo tra fede e vita pubblica.
Il cardinale Blase Joseph Cupich, arcivescovo metropolita di Chicago dal 2014, è stato creato cardinale nel 2016. Figura di primo piano della Chiesa cattolica negli Stati Uniti, è noto per il suo approccio pastorale attento alle questioni sociali e culturali contemporanee. All’interno della Conferenza episcopale statunitense è presidente della commissione per la protezione dei minori e ha ricoperto importanti incarichi nella Curia romana.
Il cardinale Joseph William Tobin, arcivescovo di Newark, è stato anch’egli creato cardinale nel 2016 da papa Francesco. Religioso redentorista, è conosciuto per il suo stile pastorale diretto e per l’impegno a favore dei migranti e delle persone più vulnerabili. Membro del Dicastero per i Vescovi, è considerato una delle figure più significative dell’ala pastorale e riformatrice della Chiesa statunitense.







