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Non dimentica la Giornata mondiale per i Migranti e i rifugiati. Anzi, dopo la recita dell'Angelus papa Francesco denuncia, con le parole di padre Scalabrini, «i mercanti di carne umana che vogliono schiavizzare i migranti» e ringrazia quanti lavorano coni rifugiati, in particolare proprio i religiosi scalabrinaini che «tanto bene fanno alla chiesa e si fanno migranti con i migranti. In questo momento pensiamo a tanti migranti, a tanti rifugiati, alla loro vita di sofferenza, tante volte senza lavoro, senza documenti, tanto dolore». E fa pregare ancora la piazza con una Ave Maria «per i migranti e i rifugiati che vivono situazioni più gravi e più difficili». Salutando le rappresentanze delle diverse comunità etniche presenti il Papa ha detto loro che «voi siete vicini al cuore della Chiesa, perché la Chiesa è un popolo in cammino verso il Regno di Dio, che Gesù Cristo ha portato in mezzo a noi. Non perdete la speranza di un mondo migliore! Vi auguro di vivere in pace nei Paesi che vi accolgono, custodendo i valori delle vostre culture di origine».
Prima, spiegando il Vangelo del giorno, aveva ricordato che i cristiani sono chiamati all'accoglienza. Ma non solo, a sostituire la malizia con l'innocenza, la forza con l'amore.«Ecco l’agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo», dice il Vangelo. E il papa sottolinea: «Il verbo che viene tradotto con “toglie”, toglie il peccato, significa letteralmente “sollevare”, “prendere su di sé”. Gesù è venuto nel mondo con una missione precisa: liberarlo dalla schiavitù del peccato, caricandosi le colpe dell’umanità. In che modo? Amando. Non c’è altro modo di vincere il male e il peccato se non con l’amore che spinge al dono della propria vita per gli altri». Ed è l'immagine dell'agnello che stupisce: «Un animale che non si caratterizza certo per forza e robustezza si carica sulle proprie spalle un peso così opprimente. La massa enorme del male viene tolta e portata via da una creatura debole e fragile, simbolo di obbedienza, docilità e di amore indifeso, che arriva fino al sacrificio di sé. L’agnello non è un dominatore, ma è docile; non è aggressivo, ma pacifico; non mostra gli artigli o i denti di fronte a qualsiasi attacco, ma sopporta ed è remissivo. così è Gesù, come un agnello. Che cosa significa per la Chiesa, per noi, oggi, essere discepoli di Gesù Agnello di Dio? Significa mettere al posto della malizia l’innocenza, al posto della forza l’amore, al posto della superbia l’umiltà, al posto del prestigio il servizio. E' un buon lavoro, noi cristiani dobbiamo fare questo, mettere al posto della malizia l’innocenza, al posto della forza l’amore, al posto della superbia l’umiltà, al posto del prestigio il servizio. Essere discepoli dell’Agnello significa non vivere come una “cittadella assediata”, ma come una città posta sul monte, aperta, accogliente e solidale. Vuol dire non assumere atteggiamenti di chiusura, ma proporre il Vangelo a tutti, testimoniando con la nostra vita che seguire Gesù ci rende più liberi e più gioiosi».
Prima, spiegando il Vangelo del giorno, aveva ricordato che i cristiani sono chiamati all'accoglienza. Ma non solo, a sostituire la malizia con l'innocenza, la forza con l'amore.«Ecco l’agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo», dice il Vangelo. E il papa sottolinea: «Il verbo che viene tradotto con “toglie”, toglie il peccato, significa letteralmente “sollevare”, “prendere su di sé”. Gesù è venuto nel mondo con una missione precisa: liberarlo dalla schiavitù del peccato, caricandosi le colpe dell’umanità. In che modo? Amando. Non c’è altro modo di vincere il male e il peccato se non con l’amore che spinge al dono della propria vita per gli altri». Ed è l'immagine dell'agnello che stupisce: «Un animale che non si caratterizza certo per forza e robustezza si carica sulle proprie spalle un peso così opprimente. La massa enorme del male viene tolta e portata via da una creatura debole e fragile, simbolo di obbedienza, docilità e di amore indifeso, che arriva fino al sacrificio di sé. L’agnello non è un dominatore, ma è docile; non è aggressivo, ma pacifico; non mostra gli artigli o i denti di fronte a qualsiasi attacco, ma sopporta ed è remissivo. così è Gesù, come un agnello. Che cosa significa per la Chiesa, per noi, oggi, essere discepoli di Gesù Agnello di Dio? Significa mettere al posto della malizia l’innocenza, al posto della forza l’amore, al posto della superbia l’umiltà, al posto del prestigio il servizio. E' un buon lavoro, noi cristiani dobbiamo fare questo, mettere al posto della malizia l’innocenza, al posto della forza l’amore, al posto della superbia l’umiltà, al posto del prestigio il servizio. Essere discepoli dell’Agnello significa non vivere come una “cittadella assediata”, ma come una città posta sul monte, aperta, accogliente e solidale. Vuol dire non assumere atteggiamenti di chiusura, ma proporre il Vangelo a tutti, testimoniando con la nostra vita che seguire Gesù ci rende più liberi e più gioiosi».




