Lo dicono con le parole, con le testimonianze, con la musica. L’amicizia, la compagnia, la prossimità, il coraggio e la capacità di agire. Trascinati, tra gli altri, anche dal ritmo di Matt Maher e di The sun, ballano e applaudono, mentre la spianata di Tor Vergata si va man mano riempiendo. Quasi il doppio dei cinquecentomila attesi colorano il prato a ridosso delle vele di Calatrava. Quegli stessi spazi che hanno visto, nel 2000, i giovani di allora confrontarsi con Giovanni Paolo II, vedono oggi i figli di quella generazione continuare a confrontarsi con la fede e con Dio. I giovani riguardano le immagini di 25 anni fa trasmesse sui maxi schermo e  riascoltano anche gli incoraggiamenti di papa Francesco, il Pontefice che li ha convocati qui, per il Giubileo della speranza e che, quasi tutti, sono passati a salutare a Santa Maria Maggiore prima di riunirsi a Tor Vergata. Aspettano, pregando e divertendosi, papa Leone. Li chiamano i «papa-maker», perché, cantando in tutte le lingue, come i giovani che li hanno preceduti, «questa è la gioventù del Papa», hanno un modo nuovo di comunicare. Si filmano, si “postano”, si “taggano”. Ma sono anche concreti. Si abbracciano, si guardano negli occhi, si parlano.

A papa Leone è toccato anche consolarli, nella mattina che ha visto la tragica morte di Pascale Rafic, la diciottenne egiziana, cardiopatica, morta all’improvviso durante il pellegrinaggio. «La tristezza che la morte porta a tutti noi è qualcosa di molto umano e molto comprensibile, soprattutto essendo così lontani da casa e in un'occasione come questa in cui ci riuniamo davvero per celebrare la nostra fede con gioia», ha detto il Pontefice incontrando i suoi amici e compagni di pellegrinaggio ancora sotto choc.

«CI viene ricordato all’improvviso», ha sottolineato cercando di alleviare la loro pena, «che la nostra vita non è superficiale, né abbiamo il controllo sulla nostra vita, né sappiamo, come dice Gesù stesso, né il giorno né l'ora in cui, per qualche motivo, la nostra vita terrena finisce».

E dunque, ha insistito, «mentre celebriamo questo anno giubilare di speranza, ci viene ricordato in modo molto potente quanto la nostra fede in Gesù Cristo debba essere parte di ciò che siamo, di come viviamo, di come ci apprezziamo e rispettiamo gli uni gli altri, e soprattutto di come continuiamo ad andare avanti nonostante esperienze così dolorose».

Anche sant’Agostino dice che «quando qualcuno muore è naturalmente molto umano e molto naturale piangere, provare quel dolore, sentire la perdita di qualcuno che ci è caro, e tuttavia dice anche: non piangete come fanno i pagani, perché anche noi abbiamo visto Gesù Cristo morire sulla croce e risorgere dai morti. Ed è la nostra speranza nella risurrezione, la fonte ultima della nostra speranza, e parliamo di un Anno Giubilare della Speranza, la nostra speranza è in Gesù Cristo risorto. Ed Egli ci chiama tutti a rinnovare la nostra fede, ci chiama tutti a essere amici, fratelli e sorelle gli uni degli altri, a sostenerci a vicenda, e dice che anche voi dovete essere testimoni di quel messaggio evangelico. E per tutti voi ha toccato le vostre vite in modo molto personale e diretto oggi. Così, abbiamo pensato almeno, in mezzo a questo dolore, che tutti voi provate per la perdita della vostra amica, che almeno avessimo questa opportunità di riunirci per pregare, per rinnovare la nostra fede e per chiedere a Dio sia il riposo eterno della nostra sorella, ma anche il rafforzamento e la consolazione, il rafforzamento della nostra fede e il rinnovamento nella speranza e, come Chiesa, come fratelli e sorelle, ci siamo riuniti per questo motivo. Chiediamo quindi al Signore di essere con noi, di essere con tutti voi, mentre vivete questi giorni di pellegrinaggio dell'Anno Giubilare della Speranza e che siate tutti protetti dall'amore e dalla grazia di Dio», che « dia pace ai vostri cuori».