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Il prefetto Giannini e il sindaco Roberto Gualtieri in prima fila, nella basilica papale di San Giovanni in Laterano, che è anche sede del vicariato. Nella giornata che celebra la festa della Sacra famiglia si chiude, dopo quella di Santa Maria Maggiore, la seconda delle quattro porte di Roma.
Il cardinale, vicario generale del Papa, dopo la solenne
processione di ingresso accompagnata dalle musiche del corso diretto da monsignor Marco Frisina, si è inginocchiato di fronte alla Porta e, dopo un momento di preghiera, ne ha chiuso i battenti.
Ma, ha ricordato nell’omelia,questa chiusura non deve farci dimenticare i tanti pellegrini che «hanno lasciato sulle nostre strade le impronte dei passi gravati dai pesi che premevano nel loro cuore. Hanno attraversato la Porta Santa per trovare Colui che stavano cercando. La porta della nostra cattedrale ha impresse le carezze di tutti quelli che sono passati a cercare misericordia».
E chiede di non disperdere l’eredità dell’anno giubilare. «Se ora chiudiamo la Porta», spiega, «sappiamo che il Risorto passa attraverso le porte chiuse, e non si stanca di bussare alle nostre porte chiuse. Per offrire e trovare misericordia. Si, trovare, perché anche lui la cerca. Infatti ci ha detto dell’ultima sorpresa, che sarà quando alla fine, saremo giudicati sull’amore, sulla misericordia, sul bicchiere d’acqua a chi ha sete; sul boccone di pane a chi ha fame; sulla vicinanza a chi è in carcere o è malato; sul vestire chi è nudo; accogliere chi è straniero. Facendolo al più piccolo dei nostri fratelli, l’avremo fatto a Lui. E quanta speranza c’è in questo poter riconoscere fratelli tutti, includendo anche coloro che riteniamo nemici».




