Pubblichiamo il testo integrale dell'omelia del cardinale Mario Zenari, Nunzio apostolico in Siria, che ha celebrato il solenne pontificale per la festa di San Zeno a Verona.

 

Rev.do Abate Mons. Gianni e Rev.di Membri del Capitolo,

Eccellenza il Prefetto,

Sig. Sindaco e Sindaci della Val d’Illasi,

Autorità civili e militari,

Carissimi Fedeli

“Io ho scelto voi e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga” (Gv 15,17). Ieri abbiamo celebrato la solennità della Pentecoste, ricordando la discesa dello Spirito Santo, sotto forma di lingue di fuoco, sugli Apostoli e la Vergine Maria radunati in preghiera nel Cenacolo. Il vento impetuoso spalancò le porte del luogo in cui si trovavano e inviò gli Apostoli per tutta la terra. Veramente la Chiesa in uscita, come dice Papa Francesco! Maria era presente al nascere della Chiesa.

Molto opportunamente, il beato Paolo VI, al termine del Concilio Vaticano II, la proclamò “Madre della Chiesa”, e papa Francesco ne istituì la memoria liturgica il lunedì di Pentecoste. La Pentecoste fu l’inizio della Chiesa, la nuova Gerusalemme apparsa in visione all’Evangelista S. Giovanni, risplendente della gloria di Dio, le cui mura poggiano su 12 basamenti, sopra i quali sono scritti i nomi dei 12 Apostoli dell’Agnello (cf. Ap 21,9-14). È la Chiesa fondata saldamente, non su progetti umani o su pie devozioni, ma sulla pietra angolare che è Cristo, e sopra i solidi fondamenti dei 12 Apostoli e dei loro Successori.

Uno di questi, tra il 360 e il 380, a Verona, fu S. Zeno. Papa e Vescovi, chiamati anche Pastori, con la missione di pascere il gregge del Pastore supremo, Cristo; di portarlo ad acque tranquille e a verdi pascoli, come abbiamo poc’anzi proclamato nel Salmo 22: “Il Signore è il mio Pastore”. S. Zeno, eccoci qui, come ogni anno, noi tuoi figli, pescati virtualmente da te nelle acque dell’Adige e portati al battesimo 17 secoli fa. Guidati ad acque tranquille e ai verdi pascoli della Parola di Dio, predicata da te e dai tuoi Successori.

Fosti insignito dal Papa Gregorio Magno del titolo di “martire”, a significare il carattere “faticoso” del tuo servizio pastorale. Seguendo l’esempio del Buon Pastore, ogni pastore, infatti, deve essere pronto a dare anche la propria vita per il gregge, come ci ricordava poco fa S. Paolo nella sua Lettera ai fedeli di Tessalonica: “Siamo stati amorevoli in mezzo a voi come una madre nutre e ha cura delle proprie creature. Così affezionati a voi, avremmo desiderato darvi non solo il vangelo di Dio, ma la nostra stessa vita, perché ci siete diventati cari” (1Ts 2,2-8).



«Vengo da una terra martoriata e investita da un'ondata di barbarico e aberrante fanatismo ideologico-religioso»

Oggi, un tuo figlio ritorna riconoscente dai fiumi Tigri ed Eufrate, sulle sponde dell’Adige. Viene dalla “Mezzaluna fertile” - Alta Mesopotamia, a te, Verona, che sei celebre, specialmente in Europa, per i tuoi annuali appuntamenti fieristici. Viene dalla celebre “Via di Damasco”, dove il giovane Saulo, in seguito all’apparizione sfolgorante del Cristo Risorto, da persecutore dei cristiani divenne l’Apostolo delle genti. Si incammina sulle tue antiche strade romane. Viene dalle antiche civiltà di Mari ed Ebla, risalenti a più di duemila anni avanti Cristo, e dai celebri resti archeologici della civiltà greco-romana, alle tue altrettanto celebri vestigia romane. Dai castelli dei Crociati, ai tuoi castelli medioevali. Viene a te, Verona, sede di diete imperiali e di incontri tra Papi e Imperatori.

Viene da Antiochia di Siria, dove per la prima volta i discepoli furono chiamati cristiani (cf. At 11,26), a te, Verona, chiamata “Fedele”. Da resti di antiche basiliche e mosaici paleocristiani, alle tue celebri Basiliche romaniche, gotiche e alle tue rinomate piazze.

Viene, infine, da una “martoriata” terra, investita improvvisamente da un’ondata di barbarico e aberrante fanatismo ideologico-religioso, che ha fatto strage di tante innocenti vite umane, e scempio di un patrimonio archeologico unico al mondo. Questo tuo figlio è testimone di un atroce conflitto, che da otto anni semina morte e distruzione, compresi ospedali, scuole e luoghi di culto, e fiumane di sfollati e rifugiati.

Viene a respirare una boccata di bellezza, di cui Dio ti ha rivestita, in modo unico, Verona! Patria di poeti e artisti, che ha dato ospitalità a Dante, e resa nota nel mondo da Shakespeare. Sede della Biblioteca Capitolare; celebre per le stagioni liriche, i Festivals della Dottrina Sociale, la laboriosità e intraprendenza. Un mirabile connubio di fede, arte, cultura, e ingegno! E che dire della santità che Dio ha largamente seminato in te, Verona? Siamo figli di Santi, potremmo dire con le parole del vecchio Tobi al figlio Tobia! (Tb 4,12). Una santità che costituisce anche un obbligo: “noblesse oblige!”.

Da bambino, ho avuto la grazia di avere come parroco un sacerdote pieno di zelo e carità, ora Venerabile. Dall’entrata nel piccolo Seminario di Verona, fino all’ordinazione sacerdotale e ai primi anni del mio sacerdozio, un Vescovo ora Venerabile, Mons. Giuseppe Carraro. I tuoi innumerevoli Santi, Beati e Venerabili, Verona, promotori della civiltà dell’amore! Quanto mi piacerebbe nominarli uno ad uno!

Verona “Fedele” e “Missionaria”! Seguendo le tue orme, S. Zeno, venuto probabilmente dall’Africa, tutta una schiera di missionari/e hanno testimoniato e tuttora testimoniano il Vangelo in varie parti del mondo. Attualmente sono circa 460, sparsi in tutti i continenti: sacerdoti diocesani Fidei Donum, Religiosi/e, e laici. Tra essi anche 5 Vescovi, 3 dei quali Nunzi Apostolici, che rappresentano, in vari continenti, la sollecitudine del Successore di Pietro per tutte le Chiese.


«Sentiamoci spronati a lavorare per un mondo più abitabile e umano»

Chiedo venia agli altri Santi/e veronesi se nomino, a tale riguardo, soltanto 3 di loro, di cui ho conosciuto i figli e le figlie in vari continenti: Santa Maddalena di Canossa: le tue figlie, già dall’inizio della loro fondazione, sono arrivate fino in estremo Oriente: a Singapore, in Malesia, a Hong Kong in Cina e in altri continenti!

San Daniele Comboni: i tuoi figli/e hanno seguito le tue orme, portando amore e civiltà, in particolare nel continente africano. Sono chiamati “Verona Fathers”, i “Padri di Verona”!

San Giovanni Calabria: i tuoi figli/e portano aiuto a poveri e sollievo ai malati qui in Diocesi e in altre parti del mondo. Ritornando ora alle catechesi di S. Zeno, non si possono sottacere certi ammonimenti e rimproveri che egli rivolgeva ai nostri antenati, da poco convertiti al cristianesimo.

Ammonimenti validi anche per noi oggi: “Non sono fedeli, perché hanno in loro una qualche infedeltà; non sono infedeli, perché c’è in loro un’ombra della fede, in quanto con le parole servono Dio, con i fatti il mondo”. (Tract. I,35,2,5) Paganesimo sempre risorgente, in forme sofisticate, anche ai nostri giorni. Abbiamo bisogno di riandare ai tuoi sermoni, S. Zeno, fatti con uno stile semplice, “piscatorie-non aristotelice”, come del resto fa Papa Francesco, successore del Pescatore S. Pietro. Celebri le tue catechesi sulla fede, la speranza e la carità (Tract. I,36): le tre virtù che rendono bella e gioiosa la vita. “La tua fede ti ha salvato!” (Mc 10,52).

La speranza che ci incoraggia ad agire in vista dei beni futuri. La carità, che è la regina. Il nostro Santo Patrono sapeva commisurare ammonimenti, rimproveri e lodi. Per la fede e la misericordia, diceva ai suoi fedeli: “Voi siete oro vivo di Dio, argento di Cristo, ricchezza dello Spirito Santo… A voi è stata destinata quella città celeste tutta d’oro” (Tract. I,5,6,17). Sapeva anche riconoscere che, pur dentro inevitabili limiti e difetti, il terreno a Verona dava frutti sorprendenti: “La vostra generosità è nota a tutte le province e le vostre opere di carità sono disseminate, per così dire, in tutte le parti della terra. I molti che avete riscattato, i molti che avete liberato da sentenze di morte, i molti che avete sottratto a condizioni penose, vi ringraziano. Le vostre case sono aperte a tutti i viandanti… ormai i vostri poveri ignorano che cosa sia mendicare il cibo” (Tract. I,14,5,8).

A tale proposito sono qui a ringraziarvi, a nome della martoriata Siria, per gli aiuti che arrivano con tanta generosità dalle Istituzioni caritative diocesane, da parrocchie, e privati. Tante gocce preziose che fanno fiorire il deserto siriano e che arrivano in varie parti del mondo!

Ammonendo i fedeli a tenersi lontani dalle pratiche e sacrifici pagani, S. Zeno li esortava: “Pertanto, fiori miei dolcissimi, cercate di fare sacrifici tali che lo Spirito Santo offra volentieri, che il Padre approvi; per i quali, una volta approvati, si glorifichi il Figlio che è nostro Maestro” (Tract. I,25,6,12). Fiori miei dolcissimi! Quale parroco si è mai rivolto ai suoi fedeli con simili espressioni? E adopera la stessa immagine, ancor più suggestiva, parlando dei bambini appena usciti dal sacro fonte battesimale: “Il sacro fonte, dalla cui fertile vasca… per generazione dello Spirito Santo i nostri bambini - quali fiori della chiesa splendidissimi e cari, olezzanti di un odore divino in virtù della fede vengono alla luce” (Tract. I,33,2). E quali lodi e incoraggiamenti rivolgeva ai fedeli in occasione dell’inaugurazione della nuova chiesa: “Avete resa angusta la capacità col vostro numero davvero consolante” (Tract. II,6,2,3).

Si indirizzava a loro come a chiesa viva, fatta non tanto di colonne e ornamenti preziosi, quanto della diversità dei carismi che, insieme, concorrono a edificare la Chiesa nell’unità dell’amore: “Esultate anziani: voi siete i sostegni di quest’opera. Esultate giovani: voi siete più preziosi dei diamanti. Esultate, fanciulli, perle care e senza prezzo della sacra torre. Esultate sposi felici: voi incidete per ornarla di pietre più preziose, quali voi siete. Esultate, vedove. Esultate, vergini; esultate ricchi; esultate poveri”: ogni carisma, ogni ambiente vitale, ogni età e condizione contribuiscono, con le qualità che gli sono proprie, a edificare il tempio della Chiesa nell’unità dell’amore, fino a quando si realizzerà compiutamente la Gerusalemme celeste.

Per S. Zeno non è tanto la bellezza e la monumentalità del luogo che conta, quanto gli “autentici e veri devoti”. “A un Dio spirituale è necessario un sacrificio spirituale. Questo non si cava dalla borsa, ma dal cuore; … con dolcissimi costumi … con sentimenti puri … secondo l’esortazione dell’apostolo Paolo: presentate i vostri corpi come offerta viva, santa e gradita a Dio” (Tract. I,25,5,9). I tuoi figli, S. Zeno, hanno costruito templi bellissimi, come questo, che ci fanno ripetere con l’orante dell’Antico Testamento: “Quanto sono amabili le tue dimore, Signore degli eserciti! L’anima mia anela e brama gli atri del Signore. Beato chi abita nella tua casa… Sì, è meglio un giorno nei tuoi atri, che mille altrove. Stare sulla soglia della casa del mio Dio è meglio che abitare nelle tende degli empi” (Sal 84).

Stare sulla soglia della tua Basilica, S. Zeno, ed ammirarne la bellezza! La necessità ci obbliga a frequentare centri commerciali; a causa dello stress quotidiano sentiamo il bisogno di ossigenarci al mare e in montagna. Ma l’anima nostra ed il nostro spirito rischiano di asfissiarsi. Abbiamo bisogno, ogni domenica, di fare un pieno di bellezza, di bontà e di verità, nella tua casa, Signore!

E qui, S. Zeno, non possiamo non sentire il tuo ammonimento e rimprovero. Se la chiesa da te inaugurata era fin dal primo giorno troppo angusta, le nostre Basiliche e le nostre chiese parrocchiali sono diventate grandi, fin troppo comode! Quanto ci farebbe piacere vedere ogni domenica “i nostri bambini, quali fiori della chiesa splendidissimi e cari, olezzanti di un odore divino in virtù della beata fede”. Ogni domenica e non solo nel tempo pasquale, vestiti di bianco nel giorno della loro prima comunione.

Carissimi genitori non lasciate le vostre chiese parrocchiali, la domenica, prive di questi “fiori splendidissimi e olezzanti di odore divino”! Amiamo ricordarti, S. Zeno, seduto in riva all’Adige, con la canna da pesca in mano, come ti raffigura la celebre formella del portale. Hai portato Verona all’acqua del battesimo, come canta il Salmista: “Mi disseti a placide acque” (Sal 22). Alle tue acque, Adige, nastro d’argento che scorri tra le nostre fertili valli; che stringi Verona in un amplesso sentimentale; che solchi le nostre verdeggianti e dorate pianure! Dissetati alle sorgenti della bellezza, della bontà e della verità - trascendentali del Divino -, sentiamoci spronati a lavorare per un mondo più abitabile e umano. L’olio che alimenta la lampada, che arde davanti alle tue reliquie, S. Zeno, e offerto a turno dai vari Comuni della Provincia, sia simbolo della fede, che alimenta la nostra speranza e la nostra carità. Il tuo aiuto, e in particolare quello di Maria “Madre della Chiesa”, da noi venerata anche come “Madonna del Popolo” e “della Corona”, la protegga dalle correnti dell’indifferenza religiosa e la renda sempre più ardente di carità!

Così sia!