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Non basta combattere la poligamia, bisogna riscoprire e comunicare la bellezza e il valore della monogamia. Per questo, soprattutto per rispondere alle richieste che arrivano dai vescovi africani che affrontano il problema nel loro Continente, nasce la Nota “Una caro”, “Una sola carne” del dicastero della Dottrina della fede. Un testo firmato, in italiano, da papa Leone e del quale sono in corso le traduzioni nelle diverse lingue. Ed «è una felice combinazione che venga presentato nel giorno in cui la diocesi di Roma ricorda i coniugi Beltrame, Luigi e Maria, la prima coppia beatificata insieme e ricordata nell’anniversario del loro matrimonio avvenuto il 25 novembre del 1905, e in cui si celebra la Giornata contro la violenza sulle donne», ha subito sottolineato il cardinale Víctor Manuel Fernández, prefetto del Dicastero.
«La monogamia non è semplicemente l'opposto della poligamia», si legge nel testo. «È molto di più, e il suo approfondimento permette di concepire il matrimonio in tutta la sua ricchezza e fecondità. La questione è intimamente legata al fine unitivo della sessualità, che non si riduce a garantire la procreazione, ma aiuta l'arricchimento e il rafforzamento dell'unione unica ed esclusiva e del sentimento di appartenenza reciproca».
E ancora, spiega, all’origine, oltre ai dialoghi con i vescovi africani sulla questione, c’è anche «la constatazione che diverse forme pubbliche di unione non monogama - a
volte chiamate ''poliamore'' - stanno crescendo in Occidente, oltre a quelle più riservate o segrete che sono state comuni nel corso della storia».
Il Dicastero per la Fede sottolinea anche che l'amore coniugale è una via di santificazione e simbolo dell’amore di Dio per l’umanità: «Un amore fedele, esclusivo e rispettoso della libertà dell'altro apre alla dimensione eterna dell'amore umano e favorisce l'avvicinamento a Dio stesso, si legge nel testo. Che parla anche di «appartenenza reciproca che «è fondata sul consenso libero dei due: nel rito latino del matrimonio, il consenso si esprime dicendo “Io accolgo te come mia sposa”, “Io accolgo te come mio sposo”. Il consenso «è un atto umano col quale i coniugi mutuamente si danno e si ricevono». Inoltre «l’appartenenza reciproca e l’unione coniugale si mantengono nel tempo, esprimendosi in amicizia, complicità e sostegno vicendevole, e richiedono di “scegliersi a più riprese” per far crescere l'amore. L'amore coniugale non è mai possesso dell'altro, ma riconoscimento della sua dignità e libertà: la reciproca appartenenza implica rispetto, delicatezza e protezione della libertà del coniuge, evitando ogni forma di manipolazione o controllo». E sull’intesa sessuale la Nota aggiunge che «la sessualità nella coppia, se vissuta come dono reciproco e santificata nel matrimonio, diventa strumento di crescita nella grazia».
E se è vero che il sesso rafforza il legame tra i coniugi è anche vero che questo non può essere possesso o «desiderio malsano che sfociano in manifestazioni di violenza esplicita o sottile, di oppressione, di pressione psicologica, di controllo e infine di asfissia». Il «vero amore» deve arrestarsi «di fronte alla dimensione sacra dell'altro» per non sviluppare «le malattie di un possesso indebito dell'altro: manipolazioni, gelosie, vessazioni, infedeltà». E ancora, recita la Nota «la mutua appartenenza propria dell'amore reciproco esclusivo implica una cura delicata, un santo timore di profanare la libertà dell'altro, che ha la stessa dignità e pertanto gli stessi diritti. Chi ama sa che l'altro non può essere un mezzo per risolvere le proprie insoddisfazioni, sa che il proprio vuoto deve essere colmato in altri modi, mai attraverso il dominio dell'altro».




