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Una protesta a Nuuk, in Groenlandia, contro Donald Trump e gli Stati Uniti
«In casi estremi, un militare potrebbe essere giustificato moralmente nel rifiutare un ordine che va contro la sua coscienza». Con queste parole, l’arcivescovo americano Timothy P. Broglio ha riacceso il dibattito sul ruolo della coscienza morale di fronte agli ordini militari.
In un’intervista alla BBC, Broglio, che è arcivescovo per i Servizi Militari degli Stati Uniti, cioè responsabile pastorale dei cattolici in uniforme in tutti i rami dell’esercito, della marina e dell’aeronautica, ha spiegato: «I soldati potrebbero trovarsi in una situazione in cui ricevono l’ordine di fare qualcosa che è moralmente discutibile. Sarebbe molto difficile per un soldato, un marine o un marinaio, da solo, disobbedire a un ordine del genere. Però, per quanto riguarda la propria coscienza, sarebbe moralmente accettabile disobbedire a quell’ordine». Ha aggiunto: «Tuttavia, ciò metterebbe probabilmente quella persona in una situazione insostenibile, ed è questa la mia preoccupazione».


L'arcivescovo americano Timothy Broglio
Il contesto politico e le tensioni nell’episcopato americano
Le osservazioni di Broglio arrivano in un clima politico teso e dopo che il presidente Donald Trump ha dispiegato truppe nelle città americane ed evocato la possibilità di prendere con la forza il controllo della Groenlandia, oggi sotto sovranità danese e membro della NATO. Broglio ha commentato che un’eventuale un’operazione militare volta ad assicurarsi la Groenlandia o un altro territorio alleato non può soddisfare i criteri della «guerra giusta», aggiungendo: «Sarebbe una cosa diversa se il popolo della Groenlandia volesse essere annesso, quella sarebbe un’altra situazione. Ma prenderla con la forza quando abbiamo già trattati che permettono una installazione militare in Groenlandia? Non sembra necessario».
Dopo il durissimo comunicato congiunto con cui tre cardinali americani di peso – Blase Cupich (arcivescovo di Chicago), Robert McElroy (Washington) e Joseph Tobin (Newark) – hanno sfiduciato pubblicamente la politica estera dell’amministrazione Trump, ora anche un esponente di spicco della maggioranza conservatrice dell’episcopato americano critica la politica estera del presidente Usa arrivando ad avallare come giusto l’eventuale disobbedienza dei militari americani.
Non solo ma Broglio, che fino a novembre scorso è stato presidente della Conferenza episcopale, si colloca oggi in modo singolare: pur conservatore, prende posizioni che mettono in discussione scelte politiche dell’amministrazione repubblicana, come quelle relative a migranti, rifugiati e politica estera.


Il fotomontaggio con in mano la bandiera americana sulla Groenlandia pubblicato da Donald Trump sui suoi social
(ANSA)In passato, ad esempio, Broglio aveva adottato una posizione equilibrata e più cauta rispetto ai primi ordini esecutivi di Trump, separando le disposizioni «profondamente preoccupanti» da quelle «che possono essere viste in una luce positiva», come la difesa della verità su ogni persona umana come maschio o femmina. La sua linea “soft” era stata criticata dall’ala più movimentista dell’episcopato, tanto che altri vescovi, come Mark Seitz di El Paso, avevano pubblicato comunicati alternativi per riaffermare la protezione dei migranti secondo la legge e la morale cristiana.
La posizione di Broglio richiama princìpi profondi della dottrina cattolica sul primato della coscienza personale. La Chiesa insegna che «nessuno può essere costretto a compiere un atto che la sua coscienza giudica intrinsecamente sbagliato», e che, in situazioni di guerra, l’uso della forza deve rispettare criteri rigorosi di giusta causa, proporzionalità e ultima ratio. Dal punto di vista giuridico statunitense, i membri delle forze armate sono tenuti a obbedire agli ordini legittimi, ma anche a rifiutare ordini manifestamente illegali per questione di coscienza.








