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Rischiava la pena di morte perché “colpevole” di essere cristiana. Ora Meriam Yahia Ibrahim Isha è finalmente una donna libera e potrebbe incontrare papa Francesco nei prossimi giorni.
Il suo incubo stavolta è finito davvero e l’arrivo a Roma, all’aeroporto di Ciampino, giovedì mattina, con in braccio i due figli che ha accudito nel carcere del Sudan dove è stata rinchiusa per mesi, può essere un segnale di speranza per tanti altri cristiani che in diverse parti del mondo vengono perseguitati e uccisi per la loro fede. Ma la vicenda di Meriam insegna anche un’altra cosa: che la mobilitazione internazionale, dalle cancellerie ai semplici cittadini, è fondamentale per poter aiutare chi è colpito da sentenze così aberranti.
Ad accogliere Meriam a Ciampino c’erano il presidente del Consiglio Matteo Renzi con la moglie Agnese e il ministro degli Esteri Federica Mogherini. Sul volo, il viceministro degli Esteri Lapo Pistelli che ha seguito l’intera vicenda fino all’accordo con il governo sudanese. Poi è andato a Khartoum a prendere la famiglia. Pistelli teneva in braccio il figlio più grande Martin. «Oggi è un giorno di festa», ha detto il premier che aveva citato il caso Meriam nel discorso a Strasburgo in occasione dell’apertura del semestre italiano di presidenza dell’Unione europea.
«Siamo partiti alle tre e mezza di notte, quindi sull'aereo Meriam e i suoi hanno dormito», ha raccontato Pistelli. «Abbiamo parlato molto di latte e pannolini e Martin ha praticamente smontato l'aereo». Pistelli ha spiegato che la famiglia rimarrà a Roma per un paio di giorni, ospiti del Governo, il tempo di riposarsi. Quindi ripartiranno per New York.
Al suo arrivo, Meriam indossava un tailleur nero con la gonna lunga, una maglia con i colori dell'arcobaleno e sandali infradito. Era a capo scoperto. È entrata subito nella base militare dell'aeroporto senza dichiarare nulla. Appariva in buone condizioni. Il marito Daniel è sceso dopo circa una mezz'ora dall'aereo, su una sedia a rotelle, dopo che il viceministro Pistelli aveva parlato ai giornalisti spiegando i dettagli dell’operazione diplomatica: «L'Italia», ha detto, «ha rapporti di amicizia con tutti nella zona del Corno d'Africa. Sulla vicenda di Meriam abbiamo avuto la pazienza di parlare con tutti in modo amichevole. Questo alla fine ha pagato». Poi ha aggiunto: «Questo gesto del Sudan testimonia l'amicizia con il nostro paese e la scelta dell'Italia come protagonista di questa vicenda. C'è stato un dialogo cosante con i sudanesi che ringrazio, in particolare con il ministro degli Esteri». Pistelli aveva già incontrato Meriam due settimane fa all'ambasciata americana di Khartoum, dove la giovane e la sua famiglia erano stati ospitati dopo aver tentato inutilmente di andare negli Stati Uniti. «Già allora»,ha proseguito Pistelli, «Meriam e i suoi capivano che l'Italia aveva seguito la vicenda e avevano grande gratitudine nei nostri confronti».
Pistelli ha raccontato che il passaporto della donna è stato consegnato solo mercoledì pomeriggio all'ambasciatore americano e le è stato comunicato che avrebbe dovuto partire con la bambina. «Mente noi facevamo le ultime procedure – ha detto – lei non sapeva neppure dove sarebbe andata».
Sull’eventualità di un incontro con papa Francesco il portavoce vaticano padre Federico Lombardi ha spiegato che Bergoglio «è informato ma non c’è ancora nessuna decisione su possibili incontri». Anche il viceministro Pistelli si è dimostrato possibilista: «Credo che Meriam e la sua famiglia avranno qualche incontro importante nei prossimi giorni». Alla domanda dei giornalisti se la donna incontrerà il papa, Pistelli ha risposto: «Il Santo Padre è stato informato dal premier Renzi della cosa ed ha manifestato il suo sentimento di gratitudine verso il Paese»
Il suo incubo stavolta è finito davvero e l’arrivo a Roma, all’aeroporto di Ciampino, giovedì mattina, con in braccio i due figli che ha accudito nel carcere del Sudan dove è stata rinchiusa per mesi, può essere un segnale di speranza per tanti altri cristiani che in diverse parti del mondo vengono perseguitati e uccisi per la loro fede. Ma la vicenda di Meriam insegna anche un’altra cosa: che la mobilitazione internazionale, dalle cancellerie ai semplici cittadini, è fondamentale per poter aiutare chi è colpito da sentenze così aberranti.
Ad accogliere Meriam a Ciampino c’erano il presidente del Consiglio Matteo Renzi con la moglie Agnese e il ministro degli Esteri Federica Mogherini. Sul volo, il viceministro degli Esteri Lapo Pistelli che ha seguito l’intera vicenda fino all’accordo con il governo sudanese. Poi è andato a Khartoum a prendere la famiglia. Pistelli teneva in braccio il figlio più grande Martin. «Oggi è un giorno di festa», ha detto il premier che aveva citato il caso Meriam nel discorso a Strasburgo in occasione dell’apertura del semestre italiano di presidenza dell’Unione europea.
«Siamo partiti alle tre e mezza di notte, quindi sull'aereo Meriam e i suoi hanno dormito», ha raccontato Pistelli. «Abbiamo parlato molto di latte e pannolini e Martin ha praticamente smontato l'aereo». Pistelli ha spiegato che la famiglia rimarrà a Roma per un paio di giorni, ospiti del Governo, il tempo di riposarsi. Quindi ripartiranno per New York.
Al suo arrivo, Meriam indossava un tailleur nero con la gonna lunga, una maglia con i colori dell'arcobaleno e sandali infradito. Era a capo scoperto. È entrata subito nella base militare dell'aeroporto senza dichiarare nulla. Appariva in buone condizioni. Il marito Daniel è sceso dopo circa una mezz'ora dall'aereo, su una sedia a rotelle, dopo che il viceministro Pistelli aveva parlato ai giornalisti spiegando i dettagli dell’operazione diplomatica: «L'Italia», ha detto, «ha rapporti di amicizia con tutti nella zona del Corno d'Africa. Sulla vicenda di Meriam abbiamo avuto la pazienza di parlare con tutti in modo amichevole. Questo alla fine ha pagato». Poi ha aggiunto: «Questo gesto del Sudan testimonia l'amicizia con il nostro paese e la scelta dell'Italia come protagonista di questa vicenda. C'è stato un dialogo cosante con i sudanesi che ringrazio, in particolare con il ministro degli Esteri». Pistelli aveva già incontrato Meriam due settimane fa all'ambasciata americana di Khartoum, dove la giovane e la sua famiglia erano stati ospitati dopo aver tentato inutilmente di andare negli Stati Uniti. «Già allora»,ha proseguito Pistelli, «Meriam e i suoi capivano che l'Italia aveva seguito la vicenda e avevano grande gratitudine nei nostri confronti».
Pistelli ha raccontato che il passaporto della donna è stato consegnato solo mercoledì pomeriggio all'ambasciatore americano e le è stato comunicato che avrebbe dovuto partire con la bambina. «Mente noi facevamo le ultime procedure – ha detto – lei non sapeva neppure dove sarebbe andata».
Sull’eventualità di un incontro con papa Francesco il portavoce vaticano padre Federico Lombardi ha spiegato che Bergoglio «è informato ma non c’è ancora nessuna decisione su possibili incontri». Anche il viceministro Pistelli si è dimostrato possibilista: «Credo che Meriam e la sua famiglia avranno qualche incontro importante nei prossimi giorni». Alla domanda dei giornalisti se la donna incontrerà il papa, Pistelli ha risposto: «Il Santo Padre è stato informato dal premier Renzi della cosa ed ha manifestato il suo sentimento di gratitudine verso il Paese»





