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Un momento del ricordo di padre Eligio
A quasi un anno dalla scomparsa di padre Eligio Gelmini, Milano si è ritrovata per ricordare il frate francescano che ha cambiato il modo di guardare alle dipendenze e alla solitudine. Ma soprattutto per testimoniare che il suo lavoro non si è fermato con la sua morte. Le comunità di Mondo X continuano infatti ad accogliere ogni giorno persone fragili, proseguendo il cammino iniziato nel 1967 grazie all’intuizione del suo Fondatore.
Oltre 250 persone provenienti da tutta Italia hanno partecipato il 17 luglio scorso, nel convento francescano di Sant'Angelo, alla giornata organizzata nel giorno in cui padre Eligio avrebbe compiuto 95 anni. Amici, volontari, collaboratori e rappresentanti delle comunità Mondo X si sono ritrovati per una celebrazione eucaristica presieduta da padre Antonio Scabio, ministro provinciale dei Frati Minori della Provincia Sant’Antonio del Nord Italia, seguita da un momento conviviale nel chiostro e dall'inaugurazione della mostra fotografica Infinitamente Padre Eligio, dedicata alla sua vita e alla sua opera.
Nel corso dell'incontro è stato letto anche l'ultimo messaggio lasciato dal religioso: «Ho voluto accompagnarvi da Gesù che ci aspetta perché la grande avventura finisca tra quelle mani dove è iniziata e doveva finire».
A promuovere l'iniziativa è stata suor Battista, clarissa che per molti anni ha condiviso il cammino di padre Eligio e che oggi continua il proprio servizio nelle comunità di Mondo X, radunando attorno alla sua memoria tanti amici e collaboratori. «Il 17 luglio sarebbero stati 95 anni», racconta la religiosa, «e abbiamo voluto ricordarlo con una Messa e una tavola condivisa a cui hanno partecipato oltre 250 persone, tra vecchi e nuovi amici, nel segno della gratitudine». Ma il ricordo, sottolinea, non è rivolto soltanto al passato: «Credo profondamente nell'opera di padre Eligio, che ha lasciato un segno in tutti coloro che lo hanno incontrato. Ha portato avanti un'impresa nel segno della bellezza e dell'accoglienza. Le comunità nate dal suo sogno sono ancora oggi luoghi dove tante persone possono ritrovare dignità e speranza. Come diceva sempre, non è mai troppo tardi per la semina del bene». Parole che spiegano il senso più autentico della giornata: celebrare una storia che continua. Se il fondatore non c'è più, le comunità da lui create proseguono infatti l'opera di accoglienza, recupero e reinserimento delle persone segnate dalle dipendenze, mantenendo vivo quello stile fatto di responsabilità, relazioni e fiducia nella possibilità di ricominciare. Non a caso, anche la tavola condivisa è stata uno dei momenti centrali della ricorrenza. Era uno dei simboli più cari a padre Eligio, convinto che proprio attorno a un tavolo nascessero amicizie, progetti e percorsi di rinascita: «La tavola va sempre curata, così come il cibo», ripeteva spesso, «perché è attorno a una tavola che nascono relazioni e progetti». Alla giornata hanno preso parte, tra gli altri, anche numerose personalità del mondo della cultura, dell'informazione, dell'impresa e del volontariato, tra cui Donatella Bianchi, Oscar Di Montigny, il baritono Luca Salsi, il magistrato Roberto Piscitello, l'editore Paolo Panerai, lo chef Raffaele Alajmo e una delegazione della Comunità di Nomadelfia. Hanno inviato un messaggio di saluto Aldo Cazzullo e Gianni Rivera, storico amico del frate francescano.
Chi era padre Eligio
Nato nel 1931 a Bisentrate, frazione di Pozzuolo Martesana, nell'hinterland milanese, con il nome di Angiolino Gelmini, padre Eligio è stato uno dei religiosi più originali del panorama ecclesiale italiano. Fratello minore di don Pierino Gelmini, fondatore della Comunità Incontro, scelse una strada personale, mettendo al centro gli ultimi e gli esclusi.
Nel 1964 diede vita a Telefono Amico, intuizione pionieristica nata per offrire ascolto a chi viveva la disperazione e la solitudine. Pochi anni dopo, nel 1967, comprese che l'ascolto non bastava più: l'esplosione del fenomeno della droga richiedeva luoghi capaci di accompagnare le persone in un autentico percorso di rinascita. Così nacque Mondo X, una rete di comunità fondate sulla responsabilità, sul lavoro, sulla fraternità e sulla cura della persona. Da Cozzo a Cetona, dall'isola di Formica nelle Egadi fino al Monte Tabor, in Terra Santa, padre Eligio costruì spazi nei quali migliaia di giovani hanno ritrovato dignità e speranza. Quel nome, Mondo X, racchiudeva già il suo programma: la "X" indicava chi rischiava di essere cancellato dalla società, ma poteva ancora riscoprire la propria identità.
Frate dal carattere diretto e anticonformista, appassionato dell’umano e delle sue inquietudini, negli anni Settanta fu anche consigliere spirituale del Milan di Nereo Rocco, guadagnandosi il soprannome di "fratel dribbling" per la sua costante presenza a San Siro. Autore del volume Le Vacche (1975), amava ripetere che «non è mai troppo tardi per la semina del bene».
Padre Eligio è morto il 29 novembre 2025 all'età di 94 anni. Ma la giornata di Milano ha ricordato che la sua eredità non coincide con un ricordo. Continua ogni giorno nelle case di Mondo X, dove uomini e donne feriti dalla vita trovano ancora un luogo in cui ricominciare.









