Il 15 gennaio 1926 la prima comunità di Paolini, guidata dal beato don Timoteo Giaccardo, giunse a Roma con alcuni ragazzi, seguita nei giorni successivi da un gruppo di Paoline. Quell’evento di esattamente 100 anni fa ha segnato una svolta decisiva nella storia della Società San Paolo – fondata nel 1914 dal beato don Giacomo Alberione e oggi editrice, tra l’altro, di Famiglia Cristiana – e di tutta la Famiglia Paolina nel progetto di evangelizzazione attraverso i mezzi della comunicazione sociale.

Se ne è parlato in un convegno svoltosi nella sede storica dei Paolini a Roma, in via Alessandro Severo, il 17 gennaio, in cui è stato presentato un libro con la corrispondenza tra don Alberione e don Giaccardo sullo sviluppo lungo diversi anni della fondazione romana, una sequenza di immagini inedite dell’epoca e una nuova sala del Museo dedicato a don Alberione.

Molto apprezzate le relazioni di don Giancarlo Rocca, sull’approvazione pontificia della Società San Paolo, e di Andrea Riccardi, fondatore della Comunità di Sant’Egidio e storico. Quest’ultimo ha ripercorso la fondazione romana paolina, sottolineando che don Alberione percepiva chiara la necessità di collocare la sua nuova realtà religiosa nel cuore della Chiesa cattolica, accanto alla Santa Sede, per attingere direttamente dalla sua dottrina e dal suo spirito e da lì, poi, essere inviata al mondo intero. «La scelta di Roma risponde a una visione chiara di Alberione», ha detto Riccardi. «Della Città Eterna egli ammirava la “romanità”, cioè l’essere il centro della cattolicità. Ma non era soltanto la sede del Papa», ha spiegato, «ma anche il centro di irradiazione dell’universalità della Chiesa, da cui poi partire per raggiungere tutte le nazioni». Proprio da qui, infatti, saranno inviati negli anni successivi tanti Paolini e Paoline, pieni di fede e spirito missionario, verso tanti paesi dell’Europa, dell’Asia e delle Americhe.

Ma l’insediamento nella capitale, caratterizzato all’inizio da grande povertà, «fu da subito costellato anche da concrete opere di evangelizzazione: nuove librerie, la tipografia, la stampa settimanale de La Voce di Roma», ha ricordato Riccardi. Che ha aggiunto: «Si costruì da subito anche un rapporto significativo con la Chiesa locale assumendo poi una parrocchia vicino alla via Laurentina, sede il 10 settembre 1943 di un combattimento a fuoco tra partigiani e tedeschi».

Il Beato Giacomo Alberione

Nella sua relazione Riccardi ha, infine, delineato la figura di don Alberione. «Cultore della storia e appassionato della Parola di Dio, cercò di introdurre il Vangelo in ogni famiglia in un tempo in cui non si dava al popolo. In un mondo che allora si stava sviluppando, non ebbe paura di mettersi nel mercato dei beni e dei servizi, di assumere uno spirito imprenditoriale fuori luogo per la Chiesa del tempo, ma necessario per seguire il suo grande sogno: cambiare le persone e aprirle ai valori della spiritualità».

Sr. Lucia Kim, Superiora generale delle Figlie di San Paolo

Interessante, infine, le modalità della concessione del terreno su cui sorse la nuova sede romana, dopo un iniziale insediamento sulla via Ostiense. «Fu il cardinale Ildefonso Schuster, abate di San Paolo e oggi beato, a concedere con grande magnanimità un terreno, la cosiddetta “vigna di San Paolo”. Egli guardava con simpatia a questi ragazzi e ragazze che con tanto fervore e spirito di sacrificio seguivano le orme del loro fondatore». È ancora qui che hanno ancora sede i Paolini e le Paoline e dove, nell’immediato dopoguerra, sorse il Santuario Maria Regina degli Apostoli, frutto di un voto del 1943 fatto da don Alberione alla Madonna.

Infine, l’intervento del vaticanista Salvatore Cernunzio ha messo in luce le modalità comunicative di papa Francesco e papa Leone, sottolineando il loro, pur diverso ma ugualmente forte, carico di umanità.