Giovane, nato in Italia, under 30. È questo l’identikit di chi si “converte”, abbraccia la fede e chiede di diventare cattolico ricevendo, tutti insieme in un’unica celebrazione, i sacramenti dell’iniziazione cristiana: Battesimo, Cresima e Comunione.

Sono i catecumeni della Diocesi di Milano – la più grande d’Italia e una delle più grandi d’Europa – ragazzi con almeno 14 anni, giovani e adulti che chiedono di diventare cristiani dopo un cammino di formazione di due anni. Sabato sera, in Duomo, durante la Veglia Pasquale a ricevere i sacramenti dall’arcivescovo Mario Delpini saranno in 101: 68 donne e 33 uomini, dei quali 35 italiani e 17 di altri Paesi europei (12 albanesi, due francesi, due spagnoli, uno della Repubblica Ceca). Il più grande ha 70 anni, il più giovane 16 ma gli under 30 sono quasi la metà, il 44%.

I dati dei catecumeni del 2026 della diocesi di Milano

Nella Diocesi ambrosiana, in linea con alcune grandi diocesi europee a cominciare dalla Francia, divenuta un vero e proprio caso per il numero crescente di persone che abbracciano la fede, si registra negli ultimi anni un continuo incremento di catecumeni: nel 2023 erano 73, l’anno successivo 83 e l’anno scorso 89. E cresce, in proporzione, la quota dei catecumeni di nazionalità italiana. Come Jessica Sangiovanni Gao, 20 anni, studentessa dell’Università Cattolica di Milano la cui fede è cresciuta lentamente, come un “barlume” da custodire e comprendere, fino a diventare una scelta consapevole di vita. Jessica oggi studia Relazioni Internazionali e lavora come educatrice nel doposcuola, nelle periferie milanesi. Un impegno quotidiano che unisce studio e vita concreta e «mi permette di unire lo studio con un’esperienza concreta a contatto con i più giovani», racconta. La sua non è stata una conversione improvvisa, ma un percorso maturato nel tempo, fatto di domande e di piccoli passi: «Il mio percorso di fede non è nato all’improvviso: è sempre stato presente come un piccolo barlume dentro di me, qualcosa che sentivo ma che non riuscivo pienamente a comprendere».

Quel “barlume”, però, a un certo punto ha chiesto di essere ascoltato fino in fondo. Ed è stato decisivo un incontro: «Solo a un certo punto, grazie anche a un incontro significativo con don Giorgio Begni, che ho incontrato in Università, ho trovato la spinta per abbracciare davvero la fede cattolica in modo consapevole».

La sua storia familiare racconta una realtà complessa ma aperta: «Il mio papà adottivo, pur non essendo credente, mi ha sempre sostenuta e rispettata nel mio percorso, e questo per me è stato molto importante». Un sostegno silenzioso ma fondamentale, che ha accompagnato una scelta personale e libera. Non c’è stata, precisa, una svolta improvvisa, ma un cammino fatto di consapevolezza crescente: «Sicuramente un passaggio fondamentale è stato quando ho sentito il bisogno di fare chiarezza su quel “barlume” che percepivo dentro di me. Da lì è iniziato un percorso più profondo e personale nel quale», continua, «sono stata aiutata soprattutto da don Giorgio Begni (uno degli assistenti pastorali dell’Università Cattolica di Milano, ndr) che è stato una guida importante e un punto di riferimento durante il mio cammino di fede».

Jessica Sangiovanni Gao, 20 anni

Uno sguardo che si allarga anche alla sua generazione, spesso descritta come distante dalla fede, ma che Gessica vede in modo diverso: «Tra i miei coetanei la fede e la religiosità esistono ancora, anche se spesso si esprimono in forme diverse rispetto al passato. È un percorso molto personale e intimo». E aggiunge: «Avendo però condiviso parte del mio cammino con altri ragazzi della mia età, posso dire che, in fondo, la fede è ancora presente tra i giovani».

Al centro del suo cammino non ci sono solo riti o dottrine, ma un valore che sente profondamente: «Un insegnamento del Vangelo che mi sta particolarmente a cuore è quello dell’umanità». Un messaggio che ha imparato anche attraverso chi l’ha accompagnata: «È stato don Giorgio a trasmettermi profondamente questo valore attraverso la lettura del Vangelo: l’importanza di guardare agli altri con uno sguardo umano e autentico».

Insomma, nel contesto di una società spesso descritta come secolarizzata, emergono segnali inattesi di ricerca spirituale, soprattutto tra i più giovani. Ad aiutarci a fotografare meglio questo fenomeno è don Matteo Dal Santo, responsabile diocesano del Servizio per la catechesi e il catecumenato della Diocesi di Milano, che offre una lettura attenta e articolata dell’aumento dei catecumeni adulti: «I numeri, pur in crescita, non sono di per sé eclatanti. Ciò che mi colpisce di più non è tanto la quantità quanto la qualità del fenomeno», osserva. L’elemento più significativo riguarda il profilo dei nuovi catecumeni: «Sempre più giovani e sempre più spesso nati in Italia e questo evidenzia un cambiamento netto rispetto al passato, quando i numeri più alti dei catecumeni erano legati prevalentemente agli immigrati».

I catecumeni della Diocesi di Milano durante la veglia in Traditione Symboli in Duomo con l'arcivescovo Mario Delpini il 28 marzo scorso
I catecumeni della Diocesi di Milano durante la veglia in Traditione Symboli in Duomo con l'arcivescovo Mario Delpini il 28 marzo scorso

I catecumeni della Diocesi di Milano durante la veglia in Traditione Symboli in Duomo con l'arcivescovo Mario Delpini il 28 marzo scorso

(Francesco Enriquez)

Il percorso che conduce al battesimo degli adulti è strutturato e profondo e dura circa due anni: «All’inizio c’è un primo momento di accoglienza del catecumeno e poi il rito di ammissione nella comunità», spiega Dal Santo. Un elemento centrale è la figura del catechista, scelto per accompagnare personalmente il catecumeno, insieme alla lettura integrale del Vangelo di Marco, testo particolarmente adatto a questo cammino: «Si sceglie Marco perché è il Vangelo il più antico, pieno di domande, sintetico, va al dunque e al cuore delle questioni». Non si tratta solo di una formazione teorica: «Si cerca anche di inserire il catecumeno nella vita della comunità in modo che non sia solo una formazione teorica ma ci siano relazioni». Il cammino culmina con la celebrazione dei sacramenti nella Veglia pasquale, ma prosegue anche dopo, con la cosiddetta “mistagogia”: «Si tratta di un periodo successivo, breve, ai sacramenti in cui il catecumeno è invitato a fare scelte concrete di vita cristiana».

Le storie personali rivelano un tratto comune: «Spesso la ricerca nasce dentro esperienze di fragilità», spiega Dal Santo, «molti vengono da vicende drammatiche e faticose e prove della vita: difficoltà personali, lutti, situazioni in cui si sperimenta il limite. Ma ciò che personalmente sorprende è la reazione: invece di chiudersi sono andati oltre».

In molti casi emerge un’esperienza di preghiera spontanea, precedente alla fede consapevole: «Nel momento delle difficoltà si sono messi a pregare senza sapere bene a chi si rivolgessero», spiega il sacerdote, «la preghiera come invocazione quando si ha bisogno precede la conversione e la fede». Accanto a queste esperienze, restano importanti anche le dinamiche più ordinarie: il contatto con la parrocchia attraverso i figli, la scelta di sposarsi con una persona battezzata, incontri significativi o percorsi di studio.

Secondo Dal Santo, il fenomeno va letto come un segno profondo del nostro tempo: «Ci sono persone in ricerca anche oggi, che vogliono risposte per dare senso alla propria esistenza. Nonostante il contesto culturale sembri spesso fare a meno di Dio, le domande di senso restano vive e trovano spazio nell’incontro, spesso decisivo, con persone cristiane e con le parrocchie che dà inizio a cammini di fede».

Questa crescita interpella anche le comunità cristiane: «La difficoltà maggiore è che non sempre le parrocchie e i gruppi riescono a cogliere questi cammini di ricerca e ad accompagnarli», dice il sacerdote, «rimane decisivo, soprattutto all’inizio, la presenza di una persona amica che sappia ascoltare e dialogare con questi nuovi cercatori, ma anche orientare verso una ricerca di fede a partire dal Vangelo e nell’incontro con la comunità cristiana».

Il caso francese: 21mila “nuovi” cristiani

A rendere ancora più significativo il quadro è quanto sta accadendo in Francia, dove il fenomeno ha dimensioni decisamente più ampie e continua, come osservano i vescovi, a «sorprendere». Secondo i dati diffusi dalla Conferenza episcopale francese che ha preparato un dossier ad hoc, nella Veglia pasquale di quest’anno saranno battezzati circa 13.200 adulti e 8.200 adolescenti, per un totale di oltre 21.000 nuovi cristiani. L’incremento è significativo: rispetto all’anno precedente, i battesimi degli adulti crescono del 28% e quelli degli adolescenti del 10%. Un trend consolidato nel tempo, se si considera che in dieci anni i battesimi degli adulti sono più che triplicati, passando dai poco più di 4.000 del 2016 agli oltre 13.000 di oggi.

Il profilo dei catecumeni francesi conferma alcune tendenze già visibili anche in Italia, ma su scala più ampia: la fascia più rappresentata è quella tra i 18 e i 25 anni (42%), seguita dai 26-40enni (40%), mentre le donne costituiscono circa il 62% del totale. La maggioranza vive in contesti urbani (71%), ma cresce anche la presenza nelle aree rurali. Colpisce inoltre un dato culturale rilevante: il numero di persone senza alcuna tradizione religiosa dichiarata ha ormai raggiunto quello di chi proviene da un retroterra cristiano.

Particolarmente significativo è il dato sugli adolescenti: nel 2026 sono oltre 8.100, distribuiti in quasi tutte le diocesi francesi, con una netta prevalenza femminile (65%). Anche per loro, come per gli adulti, il Battesimo viene celebrato per lo più nella Veglia pasquale, spesso accompagnato dalla Comunione, mentre la Cresima può essere rinviata per favorire un cammino comunitario.

Le motivazioni che conducono alla richiesta di battesimo rivelano dinamiche profonde e in larga parte analoghe a quelle descritte da don Matteo Dal Santo: il 40% dei catecumeni dichiara di aver intrapreso il percorso dopo «aver vissuto un evento difficile che mi ha spinto a cercare un significato», mentre il 34% parla di «domande sulla religione cristiana» e il 32% di «una forte esperienza spirituale». Non manca una dimensione estetica e simbolica: il 23% afferma di essere rimasto colpito entrando in un luogo significativo, segno di come anche la bellezza possa riaprire percorsi di fede. A sottolineare la portata del fenomeno è Olivier de Germay, arcivescovo di Lione e responsabile del catecumenato, che ammette: «Il fenomeno continua a sorprendere e a sollevare interrogativi. Siamo comunque sorpresi dalla repentinità e dalla portata della sete di Dio che si manifesta oggi». Una crescita che rappresenta al tempo stesso una sfida pastorale: «La grande sfida per la Chiesa è accompagnare queste persone nel tempo affinché diventino discepoli». Di fronte a questa “novità gioiosa”, le diocesi francesi stanno moltiplicando iniziative e percorsi di accompagnamento, in un dinamismo che, come osserva de Germay, produce anche un effetto inatteso: «È un’opportunità per molti “veterani della vita cristiana” di riscoprire la propria fede».

Boom di conversioni anche negli Stati Uniti

Anche negli Stati Uniti, intanto, il fenomeno delle conversioni, soprattutto tra i giovani, assume dimensioni ancora più evidenti. Come riporta il New York Times, nella Veglia pasquale di quest’anno si registra un vero e proprio record: solo nell’arcidiocesi di Detroit saranno 1.428 i nuovi cattolici, il dato più alto degli ultimi 15 anni, mentre a Galveston-Houston si passa da 265 a 400, con un aumento del 51%. Anche a Washington si cresce, da 1.566 a 1.755 fedeli, e a Newark i battesimi raggiungono quota 1.701, contro i 1.000 del 2010. Si tratta in larga parte di giovani tra i 18 e i 35 anni, una generazione segnata da isolamento e fragilità, ma anche da una rinnovata ricerca di senso. In questo contesto si inserisce la testimonianza di padre Maurizio Maifredi, missionario scalabriniano a Washington, che sottolinea come «c’è un desiderio sincero di avvicinarsi di più alla Chiesa cattolica» e come molti giovani «apprezzano un messaggio di speranza e di una fede viva», non più legata solo alla tradizione ma capace di parlare al presente. Una dinamica che, secondo il sacerdote, si lega anche al magistero di papa Leone XIV, orientato a «valori di solidarietà e di dialogo», in un tempo in cui «la guerra è solo la risposta disperata e tragica di un’umanità che ha perso la fiducia nel dialogo».