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Il vescovo di Munster Heiner Wilmer, presidente della Conferenza episcopale tedesca
«L’AfD è palesemente di orientamento nazionalista ed etno-nazionalista. Per questa ideologia non c’è posto né dentro né fuori dai luoghi di culto, né nel cristianesimo, né nell’ebraismo, né nell’islam».
È una presa di posizione durissima quella di Heiner Wilmer, presidente della Conferenza episcopale tedesca e vescovo di Munster, intervenuto a Berlino dopo il terremoto politico provocato dalle elezioni di domenica 6 settembre in Sassonia-Anhalt dove l’Alternative für Deutschland (AfD) ha infatti ottenuto il 43,8% dei voti, il miglior risultato della sua storia in una consultazione regionale, conquistando 39 seggi su 83 nel Landtag di Magdeburgo. Non abbastanza, però, per raggiungere la maggioranza assoluta e governare da sola, fissata a 42 seggi. Il voto rappresenta comunque un salto enorme rispetto al 23,7% ottenuto dall’AfD nella precedente elezione regionale del 2021. La CDU del ministro-presidente uscente Sven Schulze si è fermata al 17,2%.
«Sono rimasto senza parole, ma ora sono determinato»
Davanti a circa 600 ospiti del mondo politico, ecclesiale e civile, riuniti a Berlino per il tradizionale ricevimento annuale di San Michele, Wilmer non ha nascosto lo sconcerto per il risultato: «Le elezioni in Sassonia-Anhalt hanno mostrato, senza mezzi termini, come un partito radicale sia stato legittimato democraticamente dalla volontà degli elettori», ha detto, «Sono rimasto senza parole di fronte a questo risultato elettorale, in un primo momento. Tuttavia, sono determinato nel mio agire futuro». Poi l’affondo contro l’ideologia del partito: «L’AfD è palesemente di orientamento nazionalista ed etno-nazionalista. Per questa ideologia non c’è posto né dentro né fuori dai luoghi di culto, né nel cristianesimo, né nell’ebraismo, né nell’islam». Una posizione che conferma la linea già espressa dalla Chiesa cattolica tedesca nei confronti dell’AfD, ma che assume un peso particolare dopo un voto che porta la formazione della destra radicale a un passo dalla guida di un Land.
Il nodo del governo: AfD prima, ma senza maggioranza
La vittoria elettorale non si è ancora tradotta nella formazione di un governo. Ed è qui che si apre una partita politica particolarmente delicata. Con 39 seggi, l’AfD è a soli tre deputati dalla maggioranza assoluta. Tutti i principali partiti tradizionali hanno finora ribadito il loro rifiuto di entrare in coalizione con la formazione guidata in Sassonia-Anhalt da Ulrich Siegmund, mantenendo quello che in Germania viene chiamato il Brandmauer, il «muro di protezione» contro la collaborazione con l’estrema destra. La situazione resta però fluida. Il piccolo Bündnis Sahra Wagenknecht (BSW), entrato nel Parlamento regionale con il 5,3% e cinque seggi, è diventato potenzialmente decisivo. La sua leadership nazionale ha escluso una vera e propria coalizione con l’AfD, ma ha lasciato aperta la possibilità di soluzioni parlamentari e di un sostegno indiretto. Una sua eventuale astensione in un terzo scrutinio per l’elezione del ministro-presidente potrebbe modificare gli equilibri e facilitare l’elezione di Siegmund, il quale ha escluso, almeno per ora, compromessi sostanziali per una coalizione e ha dichiarato di voler candidarsi alla guida del governo regionale soltanto se emergerà una maggioranza stabile. In caso contrario, non ha escluso neppure il ritorno alle urne. L’AfD sta comunque esplorando diverse possibilità, dal dialogo con altre forze fino alla ricerca di singoli parlamentari disposti a sostenerne il progetto. Per questo, a pochi giorni dal voto, la Sassonia-Anhalt resta senza una maggioranza politica definit ed è proprio questa incertezza rende ancora più significativo l’intervento del presidente dei vescovi tedeschi.
«Ci opponiamo quando la paura viene contrapposta alla solidarietà»
Wilmer ha voluto chiarire che la posizione della Chiesa non è un intervento di politica partitica. «Ci opponiamo quando la paura viene contrapposta alla solidarietà. Ci opponiamo quando le persone vengono messe le une contro le altre. Ci opponiamo quando le istituzioni democratiche vengono indebolite». E ha aggiunto: «Il nostro metro di riferimento non è né la politica di partito né l’ideologia, bensì il Vangelo e l’inalienabile dignità di ogni essere umano che ne deriva. E sì, in questo senso possiamo e dobbiamo anche, talvolta, andare controcorrente». Parole che cercano di spostare il discorso dal terreno della contrapposizione tra partiti a quello dei principi. Per il presidente della Conferenza episcopale tedesca, il riferimento è la dignità della persona e non la convenienza politica del momento.


Manifestanti con cartelli «No AfD» durante la protesta alla Porta di Brandeburgo, a Berlino, il 7 settembre 2026, all’indomani della vittoria dell’AfD alle elezioni regionali in Sassonia-Anhalt
(EPA)«La verità è l’infrastruttura della libertà»
Nel suo intervento, il vescovo di Münster ha allargato lo sguardo alla crisi della democrazia in una società sempre più digitalizzata, esposta alla disinformazione e segnata dall’incertezza. «Una società libera vive del fatto che le persone possano esprimere opinioni diverse», ha osservato. «Tuttavia, la libertà presuppone qualcosa: una realtà condivisa». Da qui una delle frasi più significative del suo discorso: «La verità è l’infrastruttura della libertà». Per Wilmer, quando i fatti vengono «falsificati, soppressi o sostituiti dalla disinformazione», anche la libertà di opinione rischia di perdere il proprio significato democratico. «Perché quando la verità diventa arbitraria, anche la libertà diventa arbitraria». La libertà, ha insistito, non può essere ridotta alla semplice possibilità di fare tutto ciò che si vuole. «Una società ha bisogno di orientamento. Ha bisogno di criteri in base ai quali le persone possano giudicare e agire».
La paura e il desiderio delle risposte semplici
Wilmer ha infine individuato tre elementi che, a suo giudizio, attraversano la società contemporanea: «La verità è il presupposto della libertà, la paura ne è l’antagonista e gli attuali conflitti sociali sono sempre più caratterizzati da una battaglia culturale post-secolare sull’interpretazione della realtà». È soprattutto il tema della paura a riportare direttamente al voto in Sassonia-Anhalt. In tempi di incertezza economica, sociale e geopolitica, ha spiegato il presidente dei vescovi tedeschi, cresce la tentazione di cercare scorciatoie davanti a problemi complessi. La paura alimenta «il desiderio di certezza, di risposte semplici, di una patria». È su questo terreno che, per Wilmer, la Chiesa non può tacere. Non per trasformarsi in un soggetto di partito, ma perché, ha ricordato, «il Vangelo e l’inalienabile dignità di ogni essere umano» costituiscono un criterio che può anche portare i cristiani «ad andare controcorrente».






