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«La guerra ha solo una terribile logica, geometrica, che una volta liberata condiziona anche chi l’ha innescata, costringendolo a fare quello che forse non vorrebbe. È sempre una sconfitta quando la logica della forza pretende di sostituirsi alla paziente arte della diplomazia», Sono lucide e durissime le parole contro la guerra del cardinale Matteo Zuppi che, celebrando i Vespri nella Collegiata di San Biagio di Cento (Ferrara) nella Giornata dedicata al digiuno e alla preghiera per la pace nel mondo voluta dalla Cei, sottolinea: «La diplomazia è tutt’altro che prendere tempo, dilazionare, non risolvere i problemi. Non è illusione, anzi è lucida comprensione che, se ascoltata, può permettere di fermare la terribile illusione della forza».
La guerra, invece, crea solo problemi «ben più gravi dei precedenti. Si arriva a uccidere quelli che sono gli interlocutori con cui si deve o si dovrà negoziare, tradimento infame di qualsiasi regola del dialogo e del rispetto! Come si può credere dopo alla volontà di confronto? Per risolvere i conflitti bisogna andare e lezione dalla storia, per capirne le cause antiche e recenti, che spesso si sono modificate ma che occorre affrontare perché sia davvero una pace giusta». Cita la «non applicazione degli accordi di Minsk II» che «è motivo importante nel conflitto in Ucraina, come la non applicazione della Risoluzione 1701 in Libano è una delle cause per la non-soluzione della contesa tra Hezbollah e Israele. Senza trattativa si produrranno soltanto una serie infinita di guerre con la spietata logica di abbattere il nemico».
«Ma chi è il nemico?», si chiede il cardinale. «Chi lo definisce tale? Migliaia di persone sono state eliminate, civili che non hanno niente a che vedere con il conflitto, certamente diventati a loro insaputa e senza nessuna responsabilità un obiettivo, qualcuno li definisce spietatamente ''obiettivi spazzatura''» E «l'intelligenza artificiale fa il resto. Si inseriscono centinaia di obiettivi nel sistema e si aspetta di vedere chi si può uccidere e quando».
Il cardinale denuncia quanto sta accadendo, spiegando che «si arriva all'elogio del tribalismo, alla spinta verso la frammentazione e la divisione sociale accompagnata da un disprezzo verso le istituzioni internazionali». Si considera debole l’Europa perché tutela «i diritti dei più vulnerabili». Ma, insiste il cardinale, «guai a quanti per convenienza, opportunismo, ignoranza, calcolo seminano odio, pregiudizi, eccitando l'idea del nemico invece di cercare quello che unisce!». E ricorda il ruolo delle religioni nella ricerca della pace e nella costruzione dell’Europa. «Lo spirito religioso può consentire di lavorare per l'unità», sottolinea. «Quei cristiani, che coraggiosamente costruirono l'architettura dell'Europa e che lo fecero da cristiani per tutti e insieme a tutti, ispirino altri a cercare con audacia soluzioni per imparare a rendere la pace possibile, a costruire ponti quando ancora c'è il vuoto e muri da oltrepassare, a preparare tavoli di dialogo per studiare garanzie e diritti e doveri convincenti e garantiti, a farlo con visione e responsabilità. Che le religioni tutte si impegnino in questo, perché Pace è il nome di Dio».
Il presidente dei vescovi italiani chiede che «i nazionalismi, nelle varie edizioni, e i totalitarismi che rovinano le appartenenze siano superati dalla visione di pensarsi insieme e non contro gli altri». Prega, il cardinale, perché «Dio, che ci ricorda che la guerra è un omicidio perché uccide l'uomo, suicidio perché uccide quel corpo di cui l'uccisore fa parte e deicidio perché uccide l'immagine e la sua stessa somiglianza, ci aiuti a sentirci parte della stessa famiglia umana e a combattere la vergogna e il disonore di un fratello che alza le mani contro suo fratello. Il giudizio di Dio ci ispiri a dominare l'istinto o il calcolo, le convenienze, e ci aiuti a essere operatori di pace a cominciare da noi stessi, ovunque e dove si scavano le trincee della violenza e dell'odio. Tanti operatori di pace aiuteranno l'architettura per una casa comune di fratelli tutti».




