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La sua canzone più famosa, Banana Boat, ripresa in Italia da Pino Daniele, Celentano e Mina, evocava i portuali del turno di notte che, dopo aver caricato la bananiera, volevano tornare a casa. Allegria e impegno civile: questo è stato Harry Belafonte, il cantante morto a 96 anni nella sua casa dell'Upper West Side di Manhattan.
Nato a Harlem da genitori originari di Martinica e di Giamaica, amico da giovane di Martin Luther King e da vecchio grande oppositore di Donald Trump, bello e carismatico, si era fatto le ossa come artista all'American Negro Theater, la cui prima sede era in una cantina dell'edificio che ospita lo Schomburg. Harry aveva 19 anni ed era stato da poco congedato dalla Navy quando cominciò a lavorare come factotum al teatro dopo che un'attrice, a cui lui aveva fatto lavoretti in casa, gli aveva regalato un biglietto. "Avrei preferito cinque dollari", aveva detto poi al New York Times: "Ma una volta messo piede in quel posto, non mi sono più guardato indietro".
Non solo musica però. Amico fin dagli anni '50 di Martin Luther King, era lui a pagare quando il padre dei diritti civili veniva arrestato e gli aveva aperto da subito la sua casa di New York. Belafonte fu anche in prima fila nella Freedom Summer e la marcia del 1963 su Washington, il boicottaggio dell'apartheid in Sud Africa negli anni Ottanta e il concerto We Are the World con Stevie Wonder, Michael Jackson, Bob Dylan e Cyndi Lauper. Nel 1987 aveva raccolto da Kanny Kaye il ruolo di ambasciatore di buona volontà dell'Unicef. Sono molti anche i film che ha girato. L’ultimo è stato nel 2018 BlacKkKlansman di Spike Lee.
Di sé ha detto: “Sono cresciuto in povertà. Mia madre era giamaicana e ha tirato su i figli in condizioni durissime. Da lei ho imparato cosa sia la dignità, lei mi ha insegnato che dignità e orgoglio sono le armi per sconfiggere la povertà. Non ho mai visto negli occhi di mia madre la rassegnazione, è lei che mi ha fatto capire che la cosa più importante è usare la propria vita per combattere povertà e oppressione. Non ho mai dimenticato la mia vita di bambino in un villaggio della Giamaica negli anni ’30 e tutte le difficoltà di cui ho parlato prima. Forse il mio obiettivo è stato rispettare l’impegno preso con mia madre”.




