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C’è uno spartiacque che segna un prima e un dopo nella storia della Chiesa contemporanea per quanto riguardo il crimine fino a quale momento tollerato e sottaciuto, della pedofilia in abito ecclesiastico: l’inchiesta giornalistica portata avanti dal team Spotlight del quotidiano Boston globe nel 2002 e che viene ricostruita nel film Il caso Spotlight del 2015, diretto da Tom McCarthy, e vincitore di due Premi Oscar (in onda stasera su La 7 cinema). Il team Spotlight (letteralmente “riflettore”) fu ideato nel 1970 dal giornalista Timothy Leland, che aveva proposto al direttore del Boston Globe di creare un team dedicato al giornalismo investigativo. Nonostante lo scetticismo iniziale, il gruppo ottiene grande successo con inchieste su corruzione e abusi. Poi l’iniziativa decade ma viene rilanciata nel 2001 quando diviene direttore esecutivo del Boston Globe Martin Baron, proprio per l’inchiesta poi diventata nota come "Caso Spotlight", e per la quale nel 2003, il Boston Globe ha ricevuto il Premio Pulitzer per il servizio.


Come i giornalisti del Globe portarono a galla gli abusi
Una ricostruzione molto accurata su come si svolsero in fatti fu pubblicata sulla rivista internazionale di teologia Concilium 4/2002 a opera di Donald Dietrich, docente di storia della Chiesa al Boston College (USA), e pubblicata in Italia sul sito della Queriniana Editrice. Riportiamo un ampio stralcio di questa preziosa ricostruzione che aveva potuto attingere a documenti di prima mano:
Sabato 29 luglio 2001 Eileen McNamera ha scritto un articolo sul Boston Globe facendo notare che un giudice aveva sigillato i documenti in una causa civile intentata contro l'archidiocesi di Boston e John Geoghan, un ex sacerdote accusato di aver abusato di oltre 100 ragazzi. Chiudendo in questo modo i casi, affermava giustamente McNamera, i particolari sulla colpevolezza dell'archidiocesi forse non sarebbero mai emersi. Fino a quel momento nessun giornale del Massachusetts aveva contestato la misura adottata dal giudice sette mesi prima, di sigillare i documenti. Martin Baron, il nuovo direttore del Globe, pensò che il suo giornale dovesse farlo.
Il Globe e la comunità cattolica di Boston avevano avuto rapporti tesi sin dagli anni Settanta, quando il giornale nel trattare problematiche riguardanti la segregazione aveva dato la priorità all'abuso dei bambini, un problema che aveva un pesante impatto sugli ambienti vicini alla chiesa costituiti dai colletti blu – lavoratori – cattolici. Le accuse mosse ai cattolici hanno raggiunto il culmine nel 1992, in seguito al servizio pubblicato dal Globe su James Porter, un ex sacerdote accusato di aver abusato sessualmente di 28 bambini. Il cardinale Bernard Law parlò adirato di sensazionalismo e si lamentò minacciando: «Invocheremo la potenza di Dio sui media, in particolare sul Globe».
In risposta alla questione Geoghan, lo staff del Globe passò in rassegna i numeri di circa due decenni del Boston Catholic Directory, una pubblicazione annuale che elencava un migliaio circa di sacerdoti e i loro incarichi. Un numero insolito di sacerdoti era dichiarato “in malattia” o “in attesa di incarico” per un anno o due. Lo staff si chiedeva se “essere in malattia” in alcuni casi poteva essere un eufemismo per nascondere problemi di molestie sessuali. Geoghan sembrò rientrare nel quadro e così furono fissati i parametri fondamentali. Col gennaio del 2002 risultò chiaro che l'elenco sembrava essere un accurato segnalatore di sacerdoti con problemi.
Il 6 gennaio del 2002 un articolo di prima pagina del Globe usò i documenti interni della stessa archidiocesi per mostrare che il cardinale Law e altri erano al corrente degli abusi sessuali perpetrati in serie da Geoghan, e ciò nonostante continuavano a mettere questo sacerdote in contatto con ragazzi. Il team “Spotlight” del Globe fu invaso da un diluvio di quasi 2000 chiamate ed e-mail da parte di persone angosciate. Ben presto divenne chiaro che nel corso degli ultimi trent'anni oltre 90 sacerdoti erano stati coinvolti, si presumeva, in casi di molestie sessuali. Verso la fine di gennaio il Globe vinse la sua causa e riuscì a far aprire il fascicolo Geoghan. A questo punto furono disponibili quasi diecimila documenti. ….


.... Non si tratta di un problema concernente soltanto gli Stati Uniti. In Irlanda ad esempio (gennaio 2002) la chiesa acconsentì a pagare 110 milioni di dollari per risarcire quasi tremila bambini vittime di abusi sessuali.
L'archidiocesi di Boston perciò può essere considerata semplicemente la punta dell'iceberg, e il Globe insieme con i tribunali ha studiato le dimensioni dello scandalo nascosto sotto la superficie.
…. Nel gennaio del 2002 il Globe ha appurato che Geoghan era stato trasferito da una parrocchia all'altra per trent'anni, anche se i suoi superiori, il cardinale Law e il cardinale Madeiros, sapevano con crescente certezza che era un molestatore sessuale incorreggibile e in serie. Ben presto emerse che lungo gli anni soltanto a Boston quasi 90 sacerdoti erano stati accusati e protetti. Successivamente venne alla luce che negli USA circa 2.000 sacerdoti negli ultimi tre decenni erano stati accusati di molestie sessuali e quindi trasferiti da una parrocchia all'altra entro le rispettive archidiocesi.
... il cardinale Law e altri prelati chiesero scusa per aver trasferito questi sacerdoti che avevano svolto attività criminali. Alle voci sulle sue dimissioni il cardinale Law assicurò i fedeli della sua diocesi (24 gennaio 2002) che non si sarebbe dimesso. La sua decisione era stata avallata dal Vaticano e da altri cardinali statunitensi, che lo scorso aprile si erano incontrati con il papa. In generale, temevano che le dimissioni di Law portassero a un numero rilevante di dimissioni di altri vescovi. Assediato da contestatori ed esponenti dei media davanti alla sua residenza, e fuori della cattedrale della Santa Croce dove dice messa la domenica, il cardinale era diventato sempre più un “prigioniero” e si vide costretto a trasferirsi su aerei privati o a partire da aeroporti non di Boston quando intraprese i suoi viaggi in primavera.
Il 3 marzo il Globe stimò che il costo sostenuto dalla archidiocesi per sistemare tutte le cause che stavano scoppiando sarebbe stato di circa 100 milioni di dollari. Questo fatto indusse l'archidiocesi di Boston ad annunciare, il 17 giugno, che avrebbe risolto i casi per 30 milioni di dollari scegliendo di affrontarli col ricorso a cause processuali, nel qual caso la sanzione penale massima non poteva andare oltre i ventimila dollari per persona, piuttosto che tramite accordi privati. È diventato chiaro che l'abuso sessuale è stato parte della “vita della chiesa” in tutti gli stati Uniti per decenni. A marzo un vescovo della Florida aveva dato le dimissioni dal suo incarico. Quando era vescovo di Bridgeport, Connecticut, Edward Egan, cardinale di New York, aveva ammesso che circa cinque anni prima aveva incoraggiato un sacerdote a proseguire la sua attività e si era detto disposto a scrivere per lui una lettera di raccomandazione, pur sapendo che quel sacerdote aveva commesso abusi sessuali ed era reo confesso….


Come finì la vicenda
Le inchieste del team Spotlight portarono tra le altre cose alle accuse penali contro cinque sacerdoti cattolici romani nell'area di Boston, Massachusetts (John Geoghan, John Hanlon, Paul Shanley, Robert V. Gale e il sacerdote gesuita James Talbot) che sono stati tutti giudicati colpevoli e condannati al carcere. L'arcidiocesi di Boston ha accettato di pagare 10 milioni di dollari alle vittime di Geoghan, e nel 2003 ha pagato altri 85 milioni di dollari a 552 vittime e genitori che avevano intentato cause civili per gli abusi ignorati. Travolto dalla scandalo si è dimesso Bernard Francis Law, che era arcivescovo di Boston dal 1984. Law si dimise – dopo molte pressioni – perché accusato di non aver denunciato pubblicamente i casi di pedofilia raccontati dal Boston Globe. Al suo posto arrivò Sean O’Malley, che si era già occupato di casi di pedofilia in altre diocesi. Rimase arcivescovo fino al 2024. Dal 2014 al 2025 è stato presidente della Pontificia commissione per la tutela dei minori istituita da papa Francesco.





