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Quando è uscito l’elenco dei finalisti di Sanremo 2026, ai più sarà risultato sconosciuto il nome di Sayf. A tutti ma non ai giovani che seguono la scena rap, in cui era già un artista molto amato. Siamo andati a conoscerlo di persona nell’ambito di un incontro ristretto con i giornalisti. Al secolo Adam Viacava, classe 1999, nato a Genova da mamma tunisina e padre italiano, a parte la capigliatura dai lunghissimi dread, ha il voto pulito del bravo ragazzo, gentile e genuino. Nulla a che vedere con gli atteggiamenti provocatori ed esibizionisti di alcuni artisti un po’ dannati. Di lui sappiamo che non ha finito le superiori, che ha iniziato a 16 anni a lavorare e che fa musica da sempre, che suona la tromba e che dopo anni di gavetta ha cominciato ad affermarsi nella scena genovese, fino a uscire dai confini liguri. Nel 2025 pubblica il suo primo EP, Se Dio Vuole, e dà vita al Santissima Fest al Porto Antico. Le performance live diventano il suo marchio di fabbrica, caratterizzate dalla qualità altissima portata sul palco insieme alla sua band. Partecipa con uno speciale live al JAZZMI, con arrangiamenti jazz dei suoi brani realizzati ad hoc per l’occasione e la scorsa estate viene coinvolto insieme a Rkomi nel singolo di Marco Mengoni Sto bene al mare per poi a novembre uscire con un nuovo singolo, Money (feat. Artie 5ive, Guè). Certo, con Sanremo tutto sta cambiando ancora più velocemente e intanto già annuncia dopo l’Ariston l’uscita del suo primo album.


All’incontro di oggi esordisce passando a stringere la mano a tutti i presenti e si sottopone alle domande, anche a quelle più spinose, con disinvoltura ma anche sincerità. Partendo dal brano sanremese Tu mi piaci tanto: «È una canzone spontanea, come spero che siano tutte le canzoni che faccio in generale. C'è attualità, c'è società, politica, amore, le strofe sono molto coerenti con quello che di solito faccio L'unica accortezza “sanremese” è stata quella di dare un po' più di spazio anche al ritornello, in modo che favorisse un tipo di ascolto più immediato, che potesse esser capito subito. Io poi faccio almeno 1.200 esperimenti, per me la musica è tutta bella». A proposito della sua formazione musicale, Sayf ricorda come sia stato cresciuto ascoltando De André (e ci confida che la sua canzone preferita di Faber è Ho visto Nina volare) ma anche Celentano, così come ama il jazz ma anche la samba e la bossa nova, e ovviamente anche il rap di Simba La Rue. Il mio augurio andando a Sanremo sia di incuriosire chi ha dei pregiudizi sulla musica rap, così come le mie canzoni, che creano dei ponti verso il passato, sia nella storia del paese sia nella sua musica, magari possono incuriosire i più giovani ad allargare i loro orizzonti. Nel brano sanremese c’è un riferimento a Luigi Tenco, il cantautore genovese che proprio durante il festival, a soli 28 anni, si tolse la vita. «Nel brano dico di aver paura di “non venire capito in questa fase di tirocinio con Tenco che è morto qui vicino”, è l’esagerazione di uno stato d’animo ironizzando su un fatto drammatico per spiegare come la pressione di una macchina come quella di Sanremo può schiacciarti, anche per mancanza di empatia. L'arte è una cosa molto personale, empatica, mentre venderla non ha niente di empatico, di emotivo. Questa corsa al profitto porta a lasciare indietro lo sviluppo delle arti, della cultura che sono fondamentali perché sennò ci riduciamo a pensare che il più bravo sia quello che fa più soldi, ma così vince la speculazione, si abbassa il livello culturale, ci esprimiamo peggio e padroneggiando meno parole possiamo esprimere meno concetti e diventiamo meno liberi».


Portando sul palco di Sanremo temi politici come quelli contenuti nella sua canzone c’è il rischio di essere strumentalizzato, di entrare nel gioco delle polemiche: «A me la polemica non spaventa perché io sono aperto al dialogo, non devo difendere una posizione specifica, un partito, un'ideologia. Quando ho scritto questa canzone c’erano le manifestazioni per la Palestina che mi hanno fatto associare altri eventi, come le lotte operaie. Per una serie di elementi mi paragonano a Ghali, artista che conosco e rispetto, ero davanti allo schermo della tv quando a Sanremo ha portato come canzone dei duetti l’Italiano, e mi sono commosso. Ma io sono altro, non Ghali 2.0».


Per la serata delle co ver duetterà con Alex Britti e Mario Biondi con una reinterpretazione di Hit the Road Jack di Ray Charles. «Sono due artisti un po’ esotici rispetto al mio stile, ma avevamo già deciso il brano e quando ho visto loro due in un video in cui cantavano o insieme mi sono sembrati l’accoppiata perfetta anche per me». A un giovane che sia chiama come il primo uomo sia secondo la tradizione cristiana sia musulmana, che ha inserito Dio nel titolo di una del suo primo Ep non possiamo non chiedere che rapporto ha la religione: «Ho una vita spirituale, prego, ma poiché il rapporto con la Fede è sempre una cosa molto personale preferisco non rinchiudermi in un’etichetta e mi ritengo un peccatore per entrambe le religioni. Poi, essendo cresciuto prevalentemente con mia mamma osservo alcuni precetti dell’islam, non mangio carne di maiale, faccio il ramadan».
Alla fine spiega che cosa a lui, Adam, piace tanto, che cosa lo salva dalla bruttura del mondo, quello a cui resta ancorato: la mamma, gli amici, la musica, il mare («non ne ne vado da Rapallo per trasferirmi a Milano come fanno tanti musicisti, sto bene qui»), e il sogno d farsi un giorno una famiglia sua. Oltre al volto, sembra averci anche il cuore da bravo ragazzo.



