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La sua voce inconfondibile, che le valse il titolo di Lady Day, ha fatto di Billie Holidays una delle più grandi cantanti del ‘900. la sua è una storia di povertà e abbandono, che influirono sulla sua personalità anche dopo aver conquistato la fama. Dipendente da alcol e droga, morì a 44 anni in ospedale a New York il 17 luglio 1959, ma non da donna libera. La sconcertante vicenda dell’accanimento su di lei da parte del Federal Bureau of Narcotics, ufficialmente per problemi di droga ma probabilmente per mettere a tacere una voce a favore dei diritti dei neri, è ricostruita nel film Gli Stati Uniti contro Billie Holiday, stasera su Rai 5, dove a interpretarla è la cantante Andra Day. Ma facciamo un passo indietro per ricostruire la breve e intensa vita di Billie Holiday, fatta di luci e ombre.


L’infanzia
Billie Holiday nacque come Eleanora Fagan il 7 aprile 1915 a Philadelphia, da due genitori adolescenti: Sarah "Sadie" Fagan e Clarence Holiday. Suo padre, musicista jazz, abbandonò presto la famiglia per seguire la propria carriera e Billie crebbe principalmente a Baltimore in condizioni di povertà.
La madre era spesso assente per lavoro e la bambina venne affidata a parenti e conoscenti. Frequentò la scuola in modo irregolare e, a soli nove anni, fu mandata in un istituto cattolico per ragazze problematiche, un'esperienza che la traumatizzò profondamente. Nel 1926 subì anche un tentativo di aggressione sessuale da parte di un vicino. Dopo l'episodio fu nuovamente affidata alle autorità per un periodo di protezione. Questi eventi contribuirono a rendere la sua adolescenza particolarmente difficile.
La scoperta della musica
Durante gli anni della povertà, Billie trovò conforto nella musica. Lavorando come domestica e facendo piccoli lavori, ascoltava i dischi di Louis Armstrong e Bessie Smith, che divennero le sue principali fonti di ispirazione. Più tardi raccontò che il modo di cantare di Armstrong influenzò profondamente il suo stile.
Giovinezza e arrivo a New York
Nel 1928 si trasferì con la madre a New York City. La famiglia viveva in condizioni economiche precarie e Billie dovette cercare lavoro molto giovane. Iniziò a frequentare l'ambiente musicale di Harlem e, ancora adolescente, ottenne un impiego come cantante in alcuni piccoli locali notturni. Fu in questo periodo che adottò il nome d'arte Billie Holiday, scegliendo "Billie" in omaggio all'attrice Billie Dove. La sua voce e il suo stile originali attirarono rapidamente l'attenzione dei musicisti dell'ambiente jazz di Harlem. Nel 1933 realizzò le prime registrazioni con Benny Goodman, avviando la carriera che l'avrebbe resa una delle più grandi cantanti jazz di sempre. Le collaborazioni con Teddy Wilson e con musicisti dell’orchestra di Count Basie le portarono notorietà a livello nazionale e la consacrarono come una delle principali cantanti jazz del suo tempo.


Tra le sue canzoni più celebri vi sono Strange Fruit, God Bless the Child, Fine and Mellow e The Man I Love. Le sue esibizioni erano apprezzate per la loro profonda carica emotiva e per la capacità di trasmettere significati intensi anche attraverso testi semplici.
Nel corso della sua vita, Billie Holiday dovette affrontare il razzismo, problemi legali e la dipendenza dalle droghe. Nonostante queste difficoltà, continuò a esibirsi e a registrare musica che avrebbe influenzato generazioni di cantanti. Conosciuta con il soprannome di “Lady Day”, è tuttora considerata una delle figure più importanti della storia della musica americana.
Strange Frut e l’inizio della persecuzione
Nel 1939 Billie Holiday iniziò a cantare la celebre canzone Strange Fruit, un brano che denunciava i linciaggi dei neri nel Sud degli Stati Uniti. La canzone descriveva i corpi delle vittime appesi agli alberi come "frutti strani". In un'epoca di forte segregazione razziale, il brano era estremamente controverso.
Holiday lo eseguiva come ultimo pezzo dei concerti, con le luci abbassate e il servizio ai tavoli interrotto, trasformandolo in una vera e propria denuncia politica. Il capo del Federal Bureau of Narcotics era Harry J. Anslinger, noto per le sue posizioni razziste e per la sua dura campagna contro le droghe, secondo numerosi storici, vedeva con sospetto sia il messaggio politico di Holiday sia la sua crescente popolarità. Alcuni agenti riferirono che il Bureau cercò di convincerla a smettere di cantare Strange Fruit. Lei rifiutò.
L'indagine e l'arresto
Il Bureau sfruttò la dipendenza dall’eroina della cantante. Nel 1947 un agente sotto copertura, Jimmy Fletcher, contribuì all'indagine che portò al suo arresto per possesso di stupefacenti. Holiday fu condannata e trascorse circa un anno in un istituto di riabilitazione federale in West Virginia. Dopo il rilascio gli fu negata la cosiddetta cabaret card, la licenza necessaria per esibirsi nei locali che servivano alcolici a New York. Questo significò che non poteva più lavorare nella maggior parte dei jazz club della città continuando però a incidere dischi e tenere concerti nei teatri.
L’estremo oltraggio
Negli anni Cinquanta le difficoltà economiche, la dipendenza e la continua sorveglianza delle autorità federali peggiorarono la sua situazione. Nel 1959, mentre era gravemente malata in ospedale per problemi al fegato e al cuore, gli agenti federali trovarono tracce di droga nella sua stanza. Holiday venne formalmente arrestata mentre era nel letto di ospedale e rimase sotto sorveglianza della polizia fino alla sua morte.




