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Checco Zalone e Letizia Arnò sul set di Buen camino
Chissà che finalmente il mondo del cinema italiano non voglia fare un monumento – molto più che dare un premio – a Checco Zalone, salvatore del film in sala, in una fase nella quale – dalla pandemia di Covid in poi – gli italiani che si muovono e pagano il prezzo di un biglietto si sono ridotti in maniera consistente.
E già, perché Checco Zalone, il nome d’arte di Luca Medici, è, ancora una volta, il salvatore del box office, il re Mida che sembra rendere nuovamente attrattiva la sala, il rituale dello spettacolo condiviso, la risata che unisce gli spettatori oltre le mura domestiche e al di là dell’offerta che pare infinita dei canali Tv e dei servizi di streaming. E invece nulla, a Checco Zalone il mondo del cinema italiano ha regalato appena un David di Donatello per migliore canzone originale di Tolo Tolo, nel 2021. Niente di più.
Ma la notizia è ormai consolidata da qualche giorno: Buen Camino, il film natalizio firmato da Checco con la regia di Gennaro Nunziante, prodotto da Indiana con Medusa Film, ha battuto il record del migliore incasso nella storia del cinema nazionale: oltre 71 milioni di euro, un dato che supera il box office di Avatar (68,6 milioni nel 2009) e dello stesso Zalone (65,3 milioni di euro per Quo Vado nel 2016). Si dirà che il dato del box office (ovvero degli incassi) non è il dato delle “presenze”, ovvero delle persone che effettivamente sono andate al cinema dal giorno di Natale, ed è vero.
In termini di “presenze” (o “admissions”) Buen Camino si ferma a quasi 8,9 milioni di spettatori, mentre Quo vado? superava 9,3 milioni. La ragione è presto detta: il prezzo medio del biglietto – complice l’inflazione e il costo talvolta aumentato da parte delle sale, specie in alcuni giorni delle feste – è più alto oggi che dieci anni fa, e supera di poco gli otto euro. Ma quel che conta è in realtà il fenomeno Zalone nel suo complesso, la sua popolarità diffusa, la capacità di spostare le persone dal divano e dagli smartphone per portarli in una sala (gli esercenti, più riconoscenti, ringraziano).


E allora, il “fenomeno Zalone” al cinema (ricordiamolo, Checco è nato in TV, grazie a Zelig) vale, per i suoi sei film, quasi 300 milioni di euro, e oltre 42 milioni di presenze. A contribuire a questo successo non è solo la geniale comicità di Zalone, ma anche una sapiente strategia “industriale” messa a punto dai produttori, e da Medusa: il film ha una durata (novanta minuti) che consente molti spettacoli nel corso della giornata. È stato programmato nel giorno di Natale, e ha coperto perfettamente il periodo delle festività, riempiendo e saturando le sale. È interessante notare che la sua marcia non si è interrotta: solitamente, dopo la prima settimana, un film perde molti spettatori.
Alla seconda settimana in sala Buen Camino ha lasciato sul campo solo un terzo degli spettatori; Tolo Tolo, fra la prima e la seconda settimana, era sceso del doppio. Dunque, quasi un long seller, che continua a macinare spettatori a un mese dall’uscita. E una commedia che funzionerà perfettamente anche nel ciclo di sfruttamento successivo, sulle piattaforme, in pay Tv, in televisione, come riuscivano a fare, un tempo, le migliori commedie. Insomma, a Checco Zalone bisognerebbe fare un monumento (ma non accadrà).







