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Checco Zalone sul set di Buen camino,ANSA/UFFICIO STAMPA DI MEDUSA FILM


Cari amici lettori, è di pochi giorni fa la notizia che il film italiano più visto di sempre è una pellicola uscita proprio la notte di Natale del 2025 e che ancora riempie le sale. Ci riferiamo naturalmente a Buen Camino, che ha come protagonista il popolarissimo comico Checco Zalone. Con un incasso – al 12 gennaio – di 65.689.125 euro e un totale di 8.157.202 di spettatori – il film ha “sbancato”, raggiungendo un ottimo risultato di botteghino.
Ma al film va riconosciuto anche un altro merito: quello di aver toccato – al di là della comicità fatta di gag e battute a volte poco politically correct – un tema spirituale. Si ispira infatti al Cammino di Santiago, uno dei più conosciuti e frequentati da credenti, persone in ricerca spirituale e tanti altri. E su quello scenario – ben visibile e raccontato nel film – si svolge la vicenda dell’erede di un riccone, un po’ sbruffone e sgangherato che, grazie a una figlia ribelle che decide di fuggire da casa per intraprendere il Cammino di Santiago, parte per riportare a casa la figlia… e pian piano, ritrovandosi in mezzo ad altri pellegrini, comincia a porsi qualche domanda, sperimenta un cambiamento interiore e ritrova infine anche il rapporto con la figlia.
Nella trama si innestano varie macchiette e battute comiche, ma emerge anche un personaggio “spirituale” come Alma (che in spagnolo significa, guarda caso, “anima”) che accompagna, quasi maternamente, il cambiamento del personaggio principale. Certo, magari non parliamo di un film che entrerà nella storia del cinema o di particolare raffinatezza introspettiva: si tratta di una pellicola “pop”, che vuole parlare a un grande pubblico (cosa non disprezzabile). E in cui si parla di un tema spirituale non proprio banale, per quanto raccontato in modo comprensibile a tutti, con la dose di semplificazione richiesta dal genere.
Ricordo, avendolo visto in sala, le risate del pubblico (tra cui tantissimi giovani) ma anche le pause “riflessive” del film, che suggeriscono con delicatezza la possibilità del cambiamento, di uno sguardo diverso su di sé, sugli altri, sulla propria storia, il rapporto di un genitore superficiale con la figlia in cerca di autenticità. Si ride, certo, ma si può anche riflettere e magari essere commossi dai tocchi pensosi sparsi qua e là nel film. Aspetto che, in tempi come i nostri, che confinano la spiritualità a piccole nicchie o alle sacrestie, non si può sottovalutare.
«Se il personaggio prende coscienza di sé, tutte quelle battute, che facevano parte di un uomo ricco e cretino, lasciano il posto a una rigenerazione dalla miseria e dalla follia», ha dichiarato il regista, Gennaro Nunziante. I cammini, che riscuotono un grande successo nella realtà, trovano così anche la strada della sala cinematografica, proponendo una riflessione sulla fatica dell’interiorità, della strada (quella reale e quella personale) da percorrere, dell’approdo a una “vita nuova”.
Una dimensione che appartiene anche alla fede cristiana («Carissimi, io vi esorto come stranieri e pellegrini…», 1Pietro 2,11), anche se a volte preferiamo una vita spiritualmente “sedentaria”. Ben venga, allora, un film “pop” che suscita un po’ di nostalgia e un po’ di sana voglia di un’esistenza diversa.
In collaborazione con Credere
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