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Pilar Fogliati alimenta lo spirito romantico del cinema italiano. Non a caso il titolo del suo esordio dietro la macchina da presa è stato proprio Romantiche. Anche in FolleMente di Paolo Genovese si parla di una love story che forse sta per sbocciare. «Romantico per me è sinonimo di epico. Può essere anche qualcosa di doloroso, ma rende speciale ogni singolo attimo. Sono innamorata dell’amore, dei sospiri, ma anche della tempesta che genera, come in un romanzo russo. Però tendendo sempre verso il bene. Si piange, si sogna, ma seguendo un disegno più grande che ci muove», spiega Fogliati, protagonista del film insieme a Edoardo Leo. È la cronaca di un primo appuntamento. Lei invita lui a casa per cena. Intanto nella mente di entrambi si agitano emozioni diverse, che li accompagnano nei loro gesti.,


Sembra di essere dalle parti di Inside Out 2, in chiave live action e rivolto a un pubblico adulto. Fogliati in Inside Out 2 prestava la voce ad Ansia:
«Coincidenza incredibile. Mentre doppiavo, ho fatto il provino per FolleMente. Sono passata in un attimo dall’immaginazione alla realtà». Interpreta Lara: «È una donna che appartiene a una generazione che vive una forte complicazione amorosa. È molto ironica, cerca di mettere a proprio agio gli altri, proprio come farei io». Nel cast spiccano anche Claudia Pandolfi, Vittoria Puccini, Emanuela Fanelli, Marco Giallini, Claudio Santamaria, Rocco Papaleo, Maurizio Lastrico e Maria Chiara Giannetta.
Si rispecchia in questo primo appuntamento?
«In parte. Non avrei invitato nel mio appartamento la persona che devo incontrare. Mi piace immergermi tra la gente, vedere come interagisce. La comunicazione mi affascina».
Quali emozioni ci sono nella mente di Pilar Fogliati?
«Gioia e confusione, tutto è un contrasto, e l’ansia, tipica della mia generazione. Non permette di prendere decisioni a lungo raggio. Mi manca la rabbia, anche se sarebbe utile saperla esprimere. Poi abbraccio la speranza e la provvidenza. Voglio essere sempre positiva. Accetto la tristezza, ma so che posso rinascere».


C’è una profonda spiritualità nelle sue parole.
«Sono cattolica. Ho la fortuna di avere un padre spirituale da tanti anni. Si tratta di un parroco che ho conosciuto da ragazzina, quando ho fatto il Cammino di Santiago di Compostela. Mi sfogo spesso con lui, e lui lo fa con me. Credo che questa reciprocità sia l’aspetto più bello del nostro rapporto. Si chiama don Maurizio Mirilli, dà assistenza a pazienti e medici a Tor Vergata. È un amico».
Che cosa le ha insegnato il pellegrinaggio?
«Ne ho capito il significato mentre camminavo. Ho eliminato tutti i pensieri superflui e mi sono concentrata sui miei piedi: facevano davvero male. Eppure dovevo andare avanti. È stata una lezione di vita, semplice e diretta. Il sacrificio semplifica e ci fa capire che cosa è davvero importante. La prima volta ho fatto il Cammino a sedici anni, e non ne avevo voglia. A scuola non ero stata brava, e mia mamma mi ha fatto partire con la Pastorale giovanile. È stata una rivelazione. Sono tornata due anni dopo con una mia amica ed è stato ancora più bello perché lo volevo. Penso che lo rifarò di nuovo, magari con il mio compagno».
Sua mamma l’ha spinta verso la recitazione?
«È vero. Avevo una pagella mediocre da adolescente, e lei mi ha “punito” iscrivendomi a un corso di teatro che si svolgeva il venerdì e il sabato sera, così non potevo uscire. In realtà mi ha fatto un regalo enorme. Abbiamo un legame profondo, soprattutto ora che sono cresciuta. Vengo da una famiglia numerosa. È così che si impara a essere elastici, a condividere. Siamo quattro figli molto uniti, anche se diversi: tre quasi coetanei e poi c’è una sorellina più piccola, di diciotto anni. È la nostra mascotte (ride, ndr). I miei genitori sono sempre stati affiatati».
E suo padre?
«Un grandissimo lavoratore. Si svegliava alle 5 del mattino e rientrava alle 9 di sera. Un uomo abbastanza severo, non è stato facile costruire un dialogo, ma alla fine l’ho conquistato».
Nel film si dice che “i figli bisogna tenerli in vita”.
«Devono avere la libertà di scoprirsi, ricevendo gli stimoli giusti. Serve equilibrio, senza essere oppressivi. Si può essere amici da adulti, come me e mia madre, ma prima può mettere in difficoltà. Troppa confidenza crea dei cortocircuiti. Ho ricevuto un’educazione con molte regole. Quindi il rapporto che abbiamo adesso è ancora più bello. Anche io voglio dei figli. Nessuno è mai pronto per questo passo, ma a un certo punto bisogna buttarsi. In alcune cose sbaglierò, ma sarà un bel percorso di crescita».
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