PHOTO
Aurora Quattrocchi e Marco Fiore in Gioia mia di Margherita Spampinato
Povero Nico. Ha dieci anni, la sua amatissima baby-sitter se ne andata di punto in bianco e i suoi genitori l'hanno spedito in Sicilia a passare l'estate con Gela, un anziana e scorbutica zia che vive in un antico palazzo popolato da strane leggende. Abituato a non separarsi mai dal suo cellulare, è esasperato dalla lentezza di giornate scandite dai pasti luculliani da lei preparati, dalle preghiere, dalle partite a scopa e, al massimo, da una passeggiata per andare in chiesa. E però, pian piano, qualcosa cambia. Cosa si nasconde nel passato di zia Gela?
E quei bambini che giocano sempre nel cortile del palazzo e che l'hanno accolto a dir poco bruscamente, sono davvero così cattivi come sembrano? Attingendo ai ricordi d'infanzia, la palermitana
Margherita Spampinato realizza un esordio sorprendente. Mantenendo un tono favolistico che non scade mai nella caricatura, esaltato da una magnifica fotografia, il film riesce a essere al tempo stesso leggero e commovente, raggiungendo l'apice nella scena in cui, seduti a un tavolo, i due protagonisti parlano come se entrambi fossero bambini.
Premiata a Locarno per la sua interpretazione e poi col David di Donatello (anche la regista), la grande attrice teatrale Aurora Quattrocchi. Ma il piccolo Marco Fiore non le è da meno.




