Il muro imponente si alza verso il cielo, lungo la strada che porta al checkpoint 300 e che separa Gerusalemme da Betlemme. Qui, proprio prima del confine, Alice Kisiya ci accoglie nel suo nuovo ufficio. E’ da queste mura che l’organizzazione cristiano-palestinese Save Al-Makhrour, di cui Alice è portavoce, ha lanciato una "Carta Nazionale per la protezione della terra e il rafforzamento della presenza cristiana in Terra Santa".

In Terra Santa, i numeri della presenza cristiana sono sempre più drammatici. Oggi, in Cisgiordania, a Gerusalemme e a Gerusalemme Est si contano circa 50.000 cristiani, e meno del 2% della popolazione israeliana appartiene a questa fede. Un calo vertiginoso che rischia di cancellare una storia millenaria. È proprio per arginare questa silenziosa emorragia che Alice ha ideato questo progetto con lo scopo di richiedere una maggiore tutela per le terre, le proprietà, il patrimonio e la continua presenza dei cristiani palestinesi in Palestina.

“L'idea è nata dopo la nostra lotta ad Al-Makhrour, in seguito agli attacchi dei coloni, del furto di terre e dei loro documenti contraffatti”, racconta Alice a Famiglia Cristiana.

A Palestinian boy reacts at the site of Israeli strikes on houses, in Rafah in the southern Gaza Strip, October 17. REUTERS/Ibraheem Abu Mustafa
A Palestinian boy reacts at the site of Israeli strikes on houses, in Rafah in the southern Gaza Strip, October 17. REUTERS/Ibraheem Abu Mustafa
A Palestinian boy reacts at the site of Israeli strikes on houses, in Rafah in the southern Gaza Strip, October 17. REUTERS/Ibraheem Abu Mustafa (REUTERS)

La famiglia Kisiya ha trascorso anni a difendere la propria proprietà, subendo diverse demolizioni e l'insediamento di un avamposto di coloni israeliani nel 2019, smantellato solo nel 2025 dopo una lunga vittoria legale. Tuttavia, i tentativi di interferire con il possesso e l'accesso alle loro terre non si sono fermati, dimostrando che le vittorie legali devono essere accompagnate da tutele durature.

L'obiettivo è proteggere le terre cristiane dall'essere trasferite illegalmente, o persino legalmente, alle organizzazioni dei coloni attraverso istituzioni religiose o qualsiasi altra persona che è al potere”, continua l’attivista, “poiché vogliamo proteggere la presenza cristiana, dobbiamo proteggere le nostre terre e il nostro patrimonio; la storia di queste terre e il nostro legame con la Palestina dai furti e da transazioni illegali fatte all'insaputa della società cristiana. Questa è l'idea alla base della nostra carta nazionale”.

La Carta evidenzia l'importanza della trasparenza e della responsabilità nelle transazioni che coinvolgono le proprietà cristiane e della Chiesa. L'iniziativa richiede una maggiore tutela delle proprietà cristiane e una revisione adeguata delle transazioni fondiarie contestate, in particolare laddove possano emergere dubbi in merito alla titolarità, alla documentazione, alla registrazione o al trasferimento delle proprietà. Lo scopo non è prendere di mira o accusare una specifica chiesa, istituzione o individuo, ma promuovere la trasparenza, la responsabilità e la salvaguardia della terra e del patrimonio cristiano.

epa13166056 Israeli soldiers observe Palestinians during a raid in the town of Qusra, south of Nablus, West Bank, 13 August 2026. The Israeli army entered Qusra following days of a settler siege on Palestinian homes and declared the area a closed military zone to dismantle the illegal settler outpost while forcing local residents out of their homes to set up military posts. EPA/ALAA BADARNEH
epa13166056 Israeli soldiers observe Palestinians during a raid in the town of Qusra, south of Nablus, West Bank, 13 August 2026. The Israeli army entered Qusra following days of a settler siege on Palestinian homes and declared the area a closed military zone to dismantle the illegal settler outpost while forcing local residents out of their homes to set up military posts. EPA/ALAA BADARNEH
Soldati israeliani osservano i palestinesi durante un raid nella città di Qusra, a sud di Nablus, Cisgiordania, 13 agosto 2026. L'esercito israeliano è entrato a Qusra dopo giorni di assedio da parte dei coloni alle case palestinesi e ha dichiarato l'area zona militare chiusa per smantellare l'avamposto illegale dei coloni, costringendo al contempo i residenti locali ad abbandonare le proprie case per allestire postazioni militari. EPA/ALAA BADARNEH (EPA)

L'organizzazione Save Al-Makhrour ha messo in luce, infatti, una complessa rete di acquisizioni fondiarie che coinvolge Himanuta, una società sussidiaria del Fondo Nazionale Ebraico (KKL-JNF) fondata durante il periodo del Mandato britannico sulla Palestina. Storicamente e ufficialmente, il KKL-JNF ha operato in gran parte all'interno della "Linea Verde" (i confini israeliani precedenti al 1967). Per il diritto internazionale, infatti, la Cisgiordania è considerata un territorio occupato e un coinvolgimento diretto e pubblico del Fondo avrebbe esposto l'organizzazione a pesanti condanne internazionali. Per aggirare queste limitazioni, il Fondo ha utilizzato Himanuta. Secondo quanto ha denunciato l’organizzazione israeliana per i diritti umani Peace Now tra il 2021 e il 2022, il KKL-JNF ha deciso di stanziare circa 100 milioni di shekel (NIS) in cinque anni per un massiccio progetto di registrazione dei terreni a Gerusalemme Est e in Cisgiordania, gestito proprio tramite Himanuta.

Una delle accuse più gravi mosse da Save Al-Makhrour riguarda la presunta esistenza di documenti catastali falsificati o manipolati per legittimare la sottrazione delle terre alle storiche famiglie cristiane. A fronte di queste accuse, la Carta chiede un esame indipendente degli archivi storici (confrontando i vecchi registri giordani e britannici con quelli attuali) e un'indagine sui rapporti finanziari interni tra KKL-JNF e Himanuta per fare luce sulla reale catena dei titoli di proprietà.

epa13166066 Israeli soldiers observe Palestinians during a raid in the town of Qusra, south of Nablus, West Bank, 13 August 2026. The Israeli army entered Qusra following days of a settler siege on Palestinian homes and declared the area a closed military zone to dismantle the illegal settler outpost while forcing local residents out of their homes to set up military posts. EPA/ALAA BADARNEH
epa13166066 Israeli soldiers observe Palestinians during a raid in the town of Qusra, south of Nablus, West Bank, 13 August 2026. The Israeli army entered Qusra following days of a settler siege on Palestinian homes and declared the area a closed military zone to dismantle the illegal settler outpost while forcing local residents out of their homes to set up military posts. EPA/ALAA BADARNEH
Soldati israeliani osservano i palestinesi durante un raid nella città di Qusra, a sud di Nablus, Cisgiordania, 13 agosto 2026. L'esercito israeliano è entrato a Qusra dopo giorni di assedio da parte dei coloni alle case palestinesi e ha dichiarato l'area zona militare chiusa per smantellare l'avamposto illegale dei coloni, costringendo al contempo i residenti locali ad abbandonare le proprie case per allestire postazioni militari. EPA/ALAA BADARNEH (EPA)

Oltre all'espansione degli insediamenti israeliani, la comunità cristiana palestinese deve affrontare la dispersione del proprio patrimonio anche dall'interno. La Carta Nazionale solleva specifiche e pesanti preoccupazioni riguardo ad alcune controverse transazioni immobiliari che hanno coinvolto il Patriarcato greco-ortodosso e la figura del Patriarca Teofilo III. Dal 2017, in particolare, la cessione di storici immobili e terreni di proprietà della Chiesa è al centro di un acceso dibattito pubblico. Save Al-Makhrour sottolinea come la perdita di preziose terre avvenga a volte a causa di individui o intermediari interni alle istituzioni religiose stesse o alla società civile palestinese.

“Tutto questo nasce dalla paura che il cristianesimo scompaia dalla Terra Santa: il progetto che ho lanciato serve a salvare ciò che ne è rimasto”, continua Alice, “credo che proteggere la presenza cristiana palestinese in Terra Santa non possa dipendere solo da dichiarazioni o appelli politici. Ha bisogno di un forte quadro legale e internazionale. I cristiani palestinesi non sono semplicemente una minoranza religiosa apparsa di recente; siamo una comunità cristiana storicamente radicata, con profonde connessioni ancestrali, culturali, religiose e familiari con la terra.

Pierbattista Pizzaballa, cardinale, arcivescovo cattolico e biblista italiano, attualmente Patriarca di Gerusalemme dei Latini.

Pertanto, voglio appellarmi ai principi internazionali esistenti riguardanti i popoli indigeni, le minoranze, i diritti umani, il patrimonio culturale e la protezione delle terre ancestrali. Il mio obiettivo è trasformare la questione da una preoccupazione della comunità locale a una questione legale e di diritti umani riconosciuta a livello internazionale. Se la comunità cristiana palestinese viene riconosciuta all'interno di questi quadri normativi, possiamo sostenere l'applicazione di adeguate tutele alla nostra terra, al nostro patrimonio, alla nostra identità e alla nostra presenza continua in questa terra”.

Adesso l'obiettivo di Alice e di Save Al-Makhrour è raccogliere più firme possibili, e poi presentare il documento ai tribunali locali e internazionali per fermare tutti gli accordi posti in essere sulle terre cristiane. “In seguito andremo a indagare sui precedenti accordi e su qualsiasi transazione dubbia che nasconda un furto o una cessione di terre a favore delle organizzazioni di coloni israeliani o di altri. In oltre vogliamo portare la questione alle Nazioni Unite, al Congresso degli Stati Uniti e ad altre istituzioni internazionali: per costruire prima di tutto un riconoscimento, collegare tale riconoscimento ai principi giuridici internazionali esistenti e poi lavorare per ottenere leggi e meccanismi concreti che proteggano la terra, il popolo, il patrimonio e il futuro dei cristiani palestinesi”, continua Alice, “in ultimo vogliamo includere anche i cristiani palestinesi nella diaspora.

Molte famiglie sono state sfollate o hanno lasciato la Terra Santa, ma il loro legame storico e familiare con la loro patria non è scomparso. Credo che dovrebbero avere un percorso riconosciuto per mantenere quel legame, visitare le loro comunità ancestrali, partecipare al loro sviluppo e, dove legalmente possibile, tornare e ristabilire le loro vite in Terra Santa”.

Per me non si tratta di creare privilegi per i cristiani rispetto a chiunque altro", conclude la donna, “si tratta di proteggere una comunità storica dalla scomparsa e garantire che il suo popolo, coloro che rimangono e coloro che si trovano nella diaspora, possa mantenere un legame con la propria patria ancestrale”.