Considerato uno dei migliori film giornalistici mai realizzati, Insider - Dietro la verità (The Insider, 1999), in onda stasera su La 7, racconta una vicenda realmente accaduta che, negli anni Novanta, cambiò il rapporto tra informazione, potere economico e salute pubblica negli Stati Uniti. Diretto da Michael Mann e interpretato da Al Pacino e Russell Crowe, il film prende spunto dalla vera storia di Jeffrey Wigand, biochimico ed ex vicepresidente della ricerca e sviluppo della Brown & Williamson, una delle principali multinazionali americane del tabacco.

Al Pacino e Russel Crowe

Dopo essere stato licenziato nel 1993, Wigand decise di rompere il silenzio e raccontare ciò che aveva scoperto lavorando all'interno dell'azienda.

Il vero Jeffrey Wigand

Le sue dichiarazioni erano destinate ad avere un impatto enorme. Wigand sosteneva che i dirigenti dell'industria fossero perfettamente consapevoli della forte dipendenza provocata dalla nicotina e che, nonostante ciò, continuassero a negarlo pubblicamente. Secondo le sue testimonianze, alcune aziende studiavano perfino come modificare la composizione delle sigarette per renderle ancora più addictive, pur conoscendone i rischi sanitari.

Il vero Lowell Bergman

A raccogliere la sua testimonianza fu il giornalista investigativo Lowell Bergman, produttore della celebre trasmissione televisiva 60 Minutes, in onda sulla CBS. Nel film è interpretato da Al Pacino, mentre Russell Crowe presta il volto a Wigand, in una delle interpretazioni che gli valse la candidatura all'Oscar (anche Mann fu candidato come miglior regista e il nostro Dante Spinotti come miglior fotografia).

La parte forse più sorprendente della storia non riguarda però le rivelazioni del whistleblower (termine inglese che indica un infomatore che denuncia illeciti) bensì le difficoltà incontrate nel renderle pubbliche. La CBS registrò una lunga intervista con Wigand, ma decise inizialmente di non trasmetterla. Il timore era che Brown & Williamson potesse intentare una causa miliardaria contro l'emittente per presunta interferenza contrattuale, in un momento particolarmente delicato per la rete televisiva, impegnata in una complessa operazione societaria.

La scelta provocò un duro scontro all'interno della redazione. Bergman riteneva che il diritto dei cittadini a essere informati dovesse prevalere sulle considerazioni economiche, mentre i vertici della CBS privilegiavano la prudenza legale. Alla fine, anche grazie alla crescente attenzione dei media e dell'opinione pubblica, l'intervista fu trasmessa integralmente nel febbraio 1996 e contribuì a far emergere uno dei più grandi scandali della storia dell'industria del tabacco.

Le rivelazioni di Wigand ebbero conseguenze che andarono ben oltre il clamore mediatico. Le sue testimonianze furono utilizzate nelle cause intentate dai procuratori generali di numerosi Stati americani contro le compagnie del tabacco, contribuendo al percorso che avrebbe portato, nel 1998, al Master Settlement Agreement, lo storico accordo con cui le principali aziende del settore accettarono di versare oltre 200 miliardi di dollari agli Stati americani per coprire parte dei costi sanitari legati al fumo e di limitare in modo significativo la pubblicità delle sigarette.

. Il film divenne anche in Italia un caso emblematico della lotta al fumo e del ruolo delle multinazionali del tabacco tanto che dopo l’uscita in Italia L’Istituto superiore della sanità costruì introno a esso un progetto didattico rivolto alle scuole. Nel corposo dossier e guida didattica che accompagnava la visione del film (dopo un progetto pilota che vide Giornata Mondiale senza Tabacco del 31 maggio 2000, la visione del film a circa 1.000 tra studenti, insegnanti ed operatori sanitari, e la raccolta delle loro riflessioni sul tema) si legge:

"Oltre a essere un'opera intensa, ricca di suggestioni e di citazioni, con degli attori e caratteristi consci di appartenere ad una grande tradizione artistica, è anche l'ulteriore dimostrazione delle infinite possibilità che si possono raggiungere quando una storia è raccontata bene. La grande abilità di Michael Mann e degli uomini con cui il regista ha lavorato è stata quella di essere riuscito a rappresentare in termini visivi le potenzialità narrative in termini di conflitto come momento di massima intensità drammatica. I personaggi del film sono costretti a sostenere, in un modo o nell'altro, una lotta che sin dall'inizio si presenta pericolosa, una lotta che metterà alla prova la loro dignità di esseri umani. Per Wigand il luogo del conflitto è soprattutto interiore con la propria coscienza e successivamente con la propria famiglia e il mondo che lo circonda. È latore di segreti e di misteri che riguardano il potere dell'industria del tabacco, ma il suo comportamento è condizionato da legami morali e etici che deve necessariamente risolvere, per poter ritrovare quella serenità e quelle certezze che aveva perduto e che riscopre nel momento in cui decide di testimoniare. Per il giornalista Bergman la sfida è ben diversa: egli si trova di fronte a dover compiere profonde riflessioni sul ruolo della sua professione e di come ancora oggi essa sia in controllo di forze economiche e di poteri, più o meno occulti, che tentano di impedire che vengano rese pubbliche le dichiarazioni di Wigand. Michael Mann esplora un mondo in cui la verità e la libertà rimangono concetti sempre più aleatori e in cui gli uomini sono sospesi in una specie di limbo. In un mondo dove i condizionamenti, le pressioni e le passioni, gli orientamenti impediscono quasi sempre una 18 corretta interpretazione, chi sono le vittime?”.

Un interrogativo morale oggi come allora sempre più attuale e stringente