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Una foto di scena de "La pelle del mondo", il programma condotto da Stefano Mancuso e Lillo Petrolo in 6 puntate su Rai 3.
Un viaggio per raccontare la vita del pianeta e il ruolo spesso invisibile delle piante nell’equilibrio della Terra. Parte questa sera su Rai 3 La pelle del mondo, il nuovo programma di Stefano Mancuso insieme al comico Lillo Petrolo.
Prodotta da Rai Cultura, la trasmissione si sviluppa in sei puntate e propone un percorso divulgativo sulla biosfera, concentrandosi in particolare sulla funzione fondamentale delle piante nel mantenere l’equilibrio della vita sulla Terra. Il rigore scientifico di Mancuso si intreccia con l’ironia di Lillo per rendere accessibili a tutti temi complessi come l’ambiente, la sostenibilità e il futuro del pianeta.
In occasione dell’avvio del programma riproponiamo alcuni passaggi di un’intervista realizzata con il botanico e divulgatore.
Ecco cosa ci ha raccontato:
«Io faccio il mio mestiere di divulgatore, quindi parlo di botanica, con informazioni reali ma in maniera leggera. Usare toni drammatici sui temi dell’ambiente allontana il pubblico. Come spesso accade per le notizie nei telegiornali, tanta è l’angoscia che generano che il pubblico cambia canale, non vuole sentire. E i mezzi di comunicazione questo atteggiamento lo hanno recepito, tanto che esiste quasi una sorta di veto su queste tematiche. Penso che sia un errore madornale a cui si può ovviare trattando le questioni ambientali evitando i toni apocalittici. Senza con ciò negarne la gravità, ma facendo leva sui cambiamenti che ognuno può attuare, mostrandoli non come una mortificazione del nostro stile di vita ma come una possibilità di essere più felici».
E lei non ha una visione catastrofica del futuro del pianeta...
«Esatto, io credo che l’approccio apocalittico non solo non funzioni ma non è neanche vero; è un problema molto serio come tanti enormi problemi dell’umanità, ma risolvibile. Quando sento dire dai negazionisti che il riscaldamento globale non è colpa dell’uomo (dato invece su cui la comunità scientifica mondiale è unanime), io ribatto che “per fortuna invece è colpa nostra”, perché almeno possiamo porvi riparo, mentre se fosse un fenomeno naturale non potremmo farci nulla».


Ma come stanno gli alberi?
«Sulla Terra prima dell’inizio della civiltà umana, ovvero 12.000 anni fa, gli alberi erano 6.000 miliardi. Oggi ne sono rimasti 3.000 miliardi, ma noi 2.000 miliardi li abbiamo tagliati negli ultimi due secoli e questa è la notizia difficile da digerire. La buona è che nonostante ancora oggi il saldo tra alberi che piantiamo e gli alberi che tagliamo continua a essere negativo, i picchi di deforestazione del nostro passato sono stati fortemente superati e non tagliamo quasi più. E ci sono dei luoghi del pianeta, come per esempio l’Europa, in cui il numero di alberi e le foreste continuano ad aumentare anno dopo anno, grazie alle politiche serissime di conservazione e di sostenibilità ambientale dell’Ue. Siamo l’unico luogo del pianeta che sta diminuendo le quantità di anidride carbonica che produce ogni anno e quindi un modello per tutti gli altri Paesi che ci potranno seguire».
E lei ha un albero del cuore?
«Non uno ma tre: il Ginkgo Biloba, che è l’albero più antico, un fossile vivente, ha 100 milioni di anni, bellissimo con le sue foglie gialle, racconta della forza della vita. Poi due alberi che per me sono l’essenza stessa della nostra civiltà: l’olivo e l’arancio».




