Ha la stessa dolcezza di Silvia Graziani l’attrice Luisa Amatucci. La interpreta fin dagli esordi e ricorda di avere accettato quasi alla cieca. «Ero giovane, lavoravo in teatro ed ero in tournée con Ferdinando, di Annibale Ruccello». La proposta arrivò in un momento in cui non sapeva che cosa aspettarsi da quella produzione australiana. «Ero molto giovane e pensai “perché non provare questa esperienza”? Si è rivelata una scelta ottima».

Avrebbe mai immaginato un’avventura così lunga?

«Assolutamente no. Soprattutto durante i primi mesi, e direi proprio nel primo anno, non pensavamo che saremmo arrivati fin qui. Quando mi proposero di partecipare alla soap, feci il provino che andò molto bene. Avrei dovuto riprendere lo spettacolo teatrale in autunno. Non immaginavo come si sarebbe evoluta questa opera di impostazione australiana. Fu una vera scomessa».

Qual è, secondo lei, il segreto di un successo che dura da trent’anni?

«La quotidianità. Un Posto al Sole va in onda tutti i giorni e racconta situazioni nelle quali ciascuno di noi può riconoscersi. Ci sono le storie sentimentali, i rapporti familiari, le questioni sociali: un po’ di tutto quello che fa parte della nostra vita. E poi c’è il fatto che la soap segue il calendario del pubblico. A Natale, per esempio, anche a Palazzo Palladini è Natale. Si crea così un’associazione molto forte, una consuetudine che accompagna le persone nel tempo».

E quanto conta Napoli in questa formula?

«È un ingrediente fondamentale. Gli scenari e le location fanno moltissimo: secondo me sono tra gli elementi più importanti della serie. Napoli non è soltanto lo sfondo delle storie, ma contribuisce a dare loro un’identità».

Silvia Graziani, il suo personaggio, è cambiata molto negli anni. Da figura positiva è arrivata ad attraversare momenti anche molto bui. Come affronta un’attrice queste trasformazioni?

«Io non ho mai interferito nelle storie né chiesto di modificarle. Ci sono stati momenti in cui alcune scelte degli sceneggiatori non mi convincevano del tutto, ma faccio l’attrice e cerco di interpretare quello che mi viene affidato nel modo più autentico possibile. Il mio motto, in tutti questi anni, è stato portare verità nelle storie. Mi domando sempre come reagirei se mi trovassi davvero in quella situazione e cerco di metterci qualcosa di mio, senza perdere la credibilità del personaggio. Nella vita nessuno è sempre uguale a se stesso: ci sono cambiamenti, cadute e ripartenze. È proprio questo che rende una persona credibile. Se un personaggio restasse sempre identico, finirebbe per essere poco realistico e anche noioso».

Quanto le ha dato la possibilità di spaziare tra registri diversi?

«Sono stata fortunata. Silvia ha attraversato situazioni drammatiche, ma anche momenti più leggeri e di commedia. Ho avuto la possibilità di esprimermi con chiavi molto diverse, senza essere confinata in un unico registro. Per un’attrice è una grande palestra e non posso che essere grata per questa opportunità».

Dopo trent’anni, ci sono stati momenti di stanchezza o di noia?

«Certo, come in qualsiasi lavoro. Ci sono momenti in cui si sente il bisogno di nuovi stimoli, ma cerco di non piangermi addosso e di trovare sempre qualcosa che mi motivi. Questo mi ha aiutato a restare nella serie così a lungo. Inoltre, quando mi è stato possibile, ho continuato a fare teatro e mi sono dedicata alla mia famiglia. I momenti di noia ci sono stati, ma sono stati pochi e brevi».

Ha ancora memoria di tutte le storie che Silvia ha vissuto?

«Una memoria dettagliata di tutto, no. A volte mi ricordano una scena e io stessa mi stupisco: “Ma davvero abbiamo girato questa cosa?”. Però restano tanti ricordi, soprattutto dei passaggi più importanti. Alcune vicende sono state così forti che non si dimenticano facilmente».

Un Posto al Sole è noto anche per il legame tra gli attori. Che rapporto si è creato sul set?

«Ci vediamo quasi tutti i giorni e, scherzando, dico che in questi trent’anni ho vissuto più con i colleghi che con la mia famiglia. Naturalmente non è vero, ma rende l’idea di quanto tempo abbiamo trascorso insieme. C’è un ottimo rapporto anche con gli attori arrivati più recentemente. La magia di Un Posto al Sole è proprio questa: qualcosa si è creato fin dall’inizio e, in maniera quasi stupefacente, è riuscito a durare nel tempo».

Foto di gruppo del cast 2026 di Un posto al sole. Ph.Giuseppe D'Anna\\\\Fremantle
Foto di gruppo del cast 2026 di Un posto al sole. Ph.Giuseppe D'Anna\\\\Fremantle
Foto di gruppo del cast 2026 di Un posto al sole.

Nel frattempo ha ripreso a fare teatro. Che cosa sta preparando?

«Negli ultimi due anni ho ripreso con grande entusiasmo. Sto lavorando a diversi progetti: Streghe, uno spettacolo che porto in scena con alcune colleghe, un altro lavoro intitolato Rosa di Maggio e una lettura di Cartesiana, un testo di Enzo Moscato, insieme a Imma Villa e Giuseppe Affinito. Stiamo preparando anche un nuovo spettacolo su un testo di Santanelli, che porteremo al Teatro Mediterraneo di Napoli. Il teatro mi dà stimoli diversi e sono molto felice di questa ripartenza».

La sua vita personale è stata segnata anche da dure prove, tra cui la malattia. Che cosa le ha lasciato quell’esperienza?

«È stata una parentesi inaspettata e importante. Ho sempre fatto controlli di prevenzione e proprio durante uno di questi ho scoperto la un tumore all’endometrio, fortunatamente in una fase iniziale. Ho affrontato l’intervento, poi la radioterapia e la chemioterapia. È stato un periodo impegnativo, ma la produzione mi ha dato la possibilità di continuare a lavorare. Per me è stato fondamentale: girare, andare in scena, mantenere una continuità nella mia vita professionale mi ha aiutato moltissimo anche dal punto di vista dello spirito. Avrebbero potuto chiedermi di fermarmi per concentrarmi sulle cure, invece mi hanno permesso di continuare. Di questo sono davvero grata».

Ha scelto di parlare della prevenzione anche per sensibilizzare il pubblico?

«Considero importante ricordare quanto sia fondamentale prendersi cura di sé e non trascurare i controlli».

In quel periodo aveva appena affrontato un altro dolore familiare: la perdita del suo compagno e padre dei suoi figli.

«È stato un momento molto difficile, anche per i ragazzi, che hanno dovuto affrontare prove importanti in poco tempo. Sono cresciuti anche attraverso queste esperienze. La vita è questa: non possiamo sottrarci a tutto quello che accade, dobbiamo trovare la forza di affrontarlo. È doloroso, ma può anche renderci più forti».

Se guarda indietro a questi trent’anni, che cosa rappresenta oggi Un Posto al Sole per lei?

«La mia è un insieme di vite. Ho iniziato questo percorso quando c’erano mia madre e mio fratello, che poi non ci sono più stati; in seguito c’era mio marito, che ho perso, e oggi ci sono i miei figli. In questi trent’anni sono cambiate tante cose, dentro e fuori dal set. A 56 anni si guarda indietro e ci si rende conto di quante stagioni si siano attraversate. Un Posto al Sole mi ha accompagnato in tutte queste fasi, diventando una presenza costante mentre tutto il resto cambiava».

E il pubblico la riconosce come Silvia?

«Sì, e non soltanto a Napoli. Da quando sono in tournée con gli spettacoli, mi capita di essere riconosciuta un po’ ovunque, soprattutto al Nord. È bello vedere che il personaggio è arrivato a persone così diverse e lontane».