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È conosciuto come “Il Santuario della Madonna dei Miracoli”, si trova nella piccola frazione di Trava nel Comune di Lauco (Udine), immerso in un contesto di quiete e spiritualità a quasi 700 metri di altitudine. Oggetto per secoli di particolare forma di devozione, era stato quasi dimenticato, se non fosse stato per un film coraggioso, intenso e doloroso, Piccolo corpo, diretto Laura Samani e vincitore del David di Donatello 2021, che va in onda stasera su Rai 5.


Santuario riaperto grazie all’impegno di un gruppo di volontari del paese, rappresenta un luogo unico nel panorama religioso italiano per la sua storia antica e suggestiva. Per raggiungerlo si parte dalla piazza del paese e si prosegue per circa 15 minuti a piedi lungo un sentiero panoramico.
La trama del film
Fine '800, in un piccolo centro di pescatori della laguna di Caorle in Veneto, una giovane donna dopo un travaglio difficile partorisce una bambina morta. Dopo aver appreso che non può ricevere un nome col battesimo, mentre il marito si rassegna e la seppellisce la bambina nel bosco, la donna, dopo aver saputo dalla perpetua che sulle montagne della Carnia esiste un santuario dove è possibile resuscitare i bambini per un tempo limitato ma sufficiente a battezzarli, di nascosto disseppellisce il corpo, lo mette in una scatola di legno e parte per una destinazione lontana, sconosciuta ma per lei gravida di speranza. Un viaggio pieno di difficoltà di incontri inattesi, di trappole e di solidarietà.


La storia vera del santuario


Edificato intorno al 1659, si dice che il santuario sia l’unico tra i “sanctuaire à repìt" (piuttosto rari in Italia), ancora visitabile in Italia. Secondo la tradizione e la documentazione storica, la Madonna del Carmelo a Trava era ritenuta miracolosa nel concedere per un breve istante, la vita ai bambini nati morti, rendendo possibile il battesimo prima della loro sepoltura nell’area antistante la Chiesa. Fino agli inizi del ‘900 il parto era un evento sempre a rischio, e quando un bambino nasceva già morto per la Chiesa non si poteva battezzare e finiva nel Limbo. Per le famiglie era un dolore che si sommava a quello della scomparsa del figlioletto. Così i genitori disperati affrontavano il viaggio fino a questa chiesetta, dove venivano sottoposti a un rito nella speranza che il loro polmoni potessero respirare un’ultima volta, segno della benedizione di Dio, così da ricevere il battesimo e andare in Paradiso. Quelli che non davano cenno di vita venivano seppelliti vicino ai corsi d’acqua, come nell’antico rito celtico della purificazione, oppure intorno alla chiesa. E infatti, sono stati ritrovati centinaia di resti umani nei dintorni dell’edificio.


Ne parla anche il romanzo di Iaria Tuti
Anche al centro dell’ultimo romanzo di Ilaria Tuti, Ed è un poco la notte e un poco l’alba (Longanesi), ambientato in Carnia durante la Seconda guerra mondiale e che prende il via proprio da uno di questi miracoli nel santuario, dove a fare da mediatrice tra la Madonna e i genitori dei bimbi morti, giunti anche da lontano per avere la consolazione del Paradiso per i loro piccoli, è la nonna della protagonista.






