Molto buona  l’idea centrale, per questo film diretto da Harold Cronk e tratto da una storia vera: la matricola Josh Wheaton (interpretato da Shane Harper) viene sfidata dal suo professore di filosofia, Jeffery Radisson (Kevin Sorbo), a provare l’esistenza di Dio.  “Dio non è morto”, nelle sale dal 25 febbraio, diventa una disputa filosofica, scientifica, di fede.  Josh ha tre lezioni, giudice la classe, per confutare quello che il professore fa scrivere da anni a tutti i suoi studenti il primo giorno di corso: “Dio è morto”

Ma Josh rifiuta e si prepara per un confronto che porterà il professore ad ammettere tutto il suo odio per Dio. «Come può odiare così tanto uno che per lei neppure esiste?», conclude lo studente . Che, poco prima, aveva spiegato di non voler convertire nessuno, né di voler inculcare le sue idee ai suoi compagni, ma di voler soltanto che i suoi coetanei abbiano una scelta reale tra il credere e il non credere. Scelta che il professore ha deciso di non concedere agli altri e a se stesso molti anni prima, quando dodicenne si era trovato a pregare invano Dio perché salvasse sua madre dal cancro. Torna l’eterno tema del perché del dolore e del male nel mondo, del perché di un Dio che non interviene a salvare i suo figli.

Ma se nella storia principale sono ben argomentati e dosati argomenti ed emozioni, il film vacilla nelle storie di contorno. Troppo didascaliche e semplicistiche, con la preghiera a Dio per far partire la macchina, con la donna cinica che si apre a Dio appena scopre di essere malata di cancro, con la madre in preda alla demenza senile che riacquista lucidità per spiegare la fede al figlio Mark malato di successo. E se Josh lascia ai suoi compagni la libertà di credere o non credere, nel resto del film, fino alla conversione in punto di morte del professor Radisson, gli autori sembrano invece pretendere dallo spettatore una scelta di campo ben precisa. Ottime le musiche del gruppo Newboys.