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I promessi sposi sono una tappa obbligata nella formazione degli studenti: alcuni brani nell’antologia delle medie e la lettura integrale del romanzo il primo anno delle superiori. Ma come vivono i ragazzi questo tuffo nella letteratura dell’Ottocento? In occasione di un ampio dossier su Alessandro Manzoni in occasione dei 150 anni dalla sua morte, lo avevamo chiesto a Enrico Galiano, docente di Lettere alla secondaria di primo grado e scrittore molto amato di libri sia per adulti sia per ragazzi.
Come lo propone ai suoi studenti?
«Solo un quarto degli studenti alle scuole medie è educato alla lettura o è cresciuto con i libri in casa. Molto spesso abbiamo a che fare con ragazzi che non hanno familiarità con la cultura. Quindi per I promessi sposi vale la stessa regola degli altri libri. Prima lo racconto io, creo una suspense, e poi lo leggo ad alta voce, soffermandomi a spiegare i termini più difficili, e solo a questo punto si passa alla lettura individuale. Poi mi sono spesso divertito a far rappresentare ai ragazzi i personaggi, scegliendo le parti più dialogate, trasformandole in scene poi rappresentate dagli studenti. Sono momenti che rimangono loro molto impressi: mi capita che studenti, dopo quindici anni, mi scrivano, e pur ricordando ben poco delle mie lezioni, abbiano ancora ben in mente quella volta che hanno recitato I promessi sposi».


Da studente liceale lei amava o detestava il romanzo?
«Io ho letto I promessi sposi nell’edizione di Luigi Russo al liceo scientifico ed è stato uno dei testi che mi ha fatto innamorare della critica letteraria. Cioè come metodo per far apprezzare di più i testi. In seconda superiore leggevo quasi con più piacere le note del testo perché erano illuminanti, e grazie alla luce gettata da queste pagine anche il libro stesso respirava ancora di più».
Quali sono secondo lei gli elementi che lo rendono ancora una lettura che sa parlare ai ragazzi?
«Oggi I promessi sposi, come tutti i classici che restano nel tempo, ha la capacità di riprodurre delle situazioni strettamente attuali in maniera da illuminare la società italiana, che è ancora molto manzoniana; le dinamiche di potere, per esempio, si possono ritrovare uguali a quelle del passato. La parte che interessa di più ai ragazzi è come Manzoni riesca a mostrare le emozioni e i sentimenti, ed è facile ritrovarsi nei personaggi».
Amano in particolare?
«Sicuramente Renzo: si ritrovano nella sua impulsività, nel suo perdere spesso le staffe e combattere per quello in cui crede, per la donna che ama, e per difendere il suo diritto. Lucia è invece un personaggio che rischia di essere visto come passivo, è ritratta spesso in lacrime, le sue azioni sono fatte di non detti, gestualità e semplice presenza e per le ragazze è più difficile ritrovarsi, ma è bello anche capire che oggi le eroine non sono più così, e che si sono trasformate in soggetti attivi».


Nell’antologia per il biennio delle superiori che ha di recente curato per Atlas quali brani de I promessi sposi ha scelto di inserire?
«Ho scelto il brano della peste perché nella processione dei milanesi che sperano pregando Dio di allontanare la peste noi rivediamo esattamente le stesse dinamiche del 2020-2021 con il Covid, e fa riflettere come alcuni aspetti dell’essere umano restino inalterati nel tempo: da un lato è rassicurante, da un altro spaventa».
Questo anniversario verrà in qualche modo celebrato anche nelle scuole?
«Stanno uscendo molte pubblicazioni nella nuova forma del “Manzoni raccontato ai bambini e ai ragazzi” e molti docenti li useranno perché I promessi sposi ancora oggi, come accade ad esempio anche con la Divina Commedia, ha il potere di risvegliare la curiosità e il piacere di leggere».




