«Figlie mie, farsi belle è il primo passo verso la santità»
Nel suo ultimo libro "Quando eravamo femmine", Costanza Miriano si rivolge alle figlie Livia e Lavinia con una serie di lettere che vanno dall’importanza del trucco allo sguardo di Dio Padre nella propria vita fino alla conciliazione lavoro-famiglia. E invita a riscoprire la grandezza della vocazione femminile: «Non si tratta di ritornare al passato ma di rendere felici le persone che ci sono affidate»
Uno non si aspetterebbe di trovare la «scrittrice cattolica più pericolosa del mondo» (copyright: Catholic Herald) ad una lezione di trucco. «Le dispiace se ci sentiamo più tardi? Ho trovato una truccatrice bravissima che dà lezioni e non vorrei distrarmi». Non è un caso se un capitolo dell’ultimo libro di Costanza Miriano, Quando eravamo femmine – Lo straordinario potere delle donne (Sonzogno, pp. 176, € 15) s’intitola “Della bellezza ovvero sei bella dentro (ma è meglio se ti trucchi un po’)”. Lo stile è quello ironico e divertente dei libri precedenti, da Sposati e sii sottomessa a Sposala e muori per lei. Stavolta Miriano, giornalista Rai, si rivolge alle figlie Lavinia e Livia. Ne ha altri due, Tommaso e Bernardo, «ma con i maschi», mette in chiaro, «è più difficile interloquire».
Farsi belle non è (solo) questione di creme e smalto e capelli ma, scrive l’autrice, «amarvi, riconoscere la vostra bellezza, diventare donne forti e ben formate, capaci di dare vita, dipenderà tantissimo dallo sguardo che avrete su voi stesse, e che io e il babbo abbiamo su di voi e cerchiamo di insegnarvi. Essere belle è un dovere, innanzitutto per se stesse e il primo passo, guarda un po’, per essere sante». I cattolici, insomma, non sono dei castrati o dei sadici che rinunciano ai piccoli piaceri quotidiani. Ed evangelizzare si può anche tra un tocco di mascara e un po’ di fondotinta. «Credo che questo sia un aspetto importante e forse un po’ trascurato da noi cattoliche», dice Miriano. «Dobbiamo tenere all’aspetto, la mia crociata contro le mutande ascellari è ormai arcinota nel mondo delle mie amiche». Non foss’altro perché lo sguardo amorevole dell’altro è fondamentale: «Mi piacerebbe che le mie figlie incontrassero Dio perché il bisogno femminile di sguardo che caratterizza una donna non può essere soddisfatto se non dallo sguardo del Padre», aggiunge.
Augurarsi che i figli leggano ciò che scrivono i genitori è quasi una pia illusione. Miriano va oltre: «Mi piacerebbe che Lavinia e Livia non si facessero ingannare dai falsi miti di progresso e cercassero la propria vocazione», spiega. «Io ho cominciato a lavorare pensando di realizzarmi con la carriera e poi con la maternità ho rivoluzionato tutto. Su questo la donna di oggi è molto ingannata. Molte fanno i figli e poi li mettono nell’asilo aziendale a tre mesi».
Il titolo del libro, Quando eravamo femmine, è ispirato al documentario premio Oscar nel ’97 Quando eravamo re su Cassius Clay, il suo carisma e la battaglia per i diritti civili in favore degli afroamericani. «Non è un invito per le donne a tornare al passato come dicono i miei detrattori», afferma Miriano. Non credo che le due cose, famiglia e carriera, siano incompatibili». Ma, aggiunge, «la vita di Cassius Clay cambia totalmente quando riscopre le proprie radici di uomo di colore, la propria cultura e la fede musulmana. E riscoprendo tutto questo ritorna campione del mondo. È un invito per noi donne a compiere un percorso non a ritornare a ruoli del passato che per fortuna non esistono più».
Il discorso s’incrocia con il femminismo, le sue conquiste e i problemi che ne sono derivati. «La libertà di scelta del femminismo come votare o studiare sono ottime cose», dice Miriano. Ma ci sono anche, riconosce, tanti «frutti avvelenati». Al primo posto, dice, la «liberazione sessuale che ha lasciato le donne più sole e più tristi, facendogli posticipare l’esperienza della maternità come se fossimo onnipotenti o spingendoci congelare gli ovuli come incoraggiano a fare le aziende americane. La sessualità s’inserisce in una visione complessiva della persona». Poi il frutto avvelenato più grave è «l’aborto, il divorzio breve e ora pure il divorzio lampo». Tutte cose che «restituiscono una visione dell’uomo come individuo di cui la donna è stata la principale attrice, se non responsabile. È bastato che la donna abbandonasse il suo ruolo per arrivare a questo punto». Miriano ha scritto questo libro per riflettere sull’identità femminile e far sì che le donne «restituiscano all’uomo la sua identità. La latitanza della donna è alla base anche del fatto che non si facciano più figli. L’Occidente è in via di estinzione».
Sul fatto di essere stata segnalata come la «scrittrice cattolica più pericolosa del mondo» Miriano ci ride su: «Si riferisce alla richiesta di alcuni gruppi in Spagna e Francia di ritirare i miei libri dal mercato», spiega. «È singolare che due Paesi europei chiedano la censura e il ritiro dal mercato dei libri. Ci crediamo tolleranti ma lo siamo solo verso il pensiero unico dominante. Non voglio fare la martire, per carità, perché i martiri sono altri. Sicuramente c’è una certa ostilità verso i cattolici e il pensiero cattolico, non c’è dubbio».