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Da mezzobusto del Tg1 a co-conduttrice di Sanremo. Giorgia Cardinaletti, nella sala stampa dell’Ariston, era la nostra vicina di scrivania, ma per l’ultima serata ha smesso i panni della cronista per indossare l’abito da sera e affiancare Carlo Conti alla conduzione della gara finale.


No, non le abbiamo chiesto per quale cantante ha votato, ma come ha vissuto quel suo doppio ruolo in un giorno così particolare, contraddistinto dall’inizio della guerra tra Stati Uniti e Iran.
«Non avevo particolari ansie per la co-conduzione del Festival, anche se è stata per me una sorpresa quando Carlo Conti me lo ha proposto, in accordo con il mio direttore Gianmarco Chiocci. Mi piace mettermi in gioco e misurarmi con nuove esperienze, e l’unico timore era la discesa delle scale con i tacchi, perché nella vita di tutti i giorni indosso scarpe basse, essendo già io una “spilungona” alta 1,80. Ma le notizie dei bombardamenti in Iran hanno reso doverosa quella premessa iniziale più da giornalista».
Ma, come si dice, the show must go on, e il Festival è poi entrato nel pieno della gara. «A quel punto mi sono rilassata ed è stato tutto molto divertente, grazie anche a Carlo Conti e Laura Pausini, una coppia di grandi professionisti, su quel palco anche molto affiatati».


Giorgia Cardinaletti si era già occupata di Sanremo in veste di giornalista. «La musica e il cinema sono anche due mie grandi passioni e, nell’edizione del 2020, quella poco prima del lockdown, avevo condotto le conferenze stampa. Lo scorso anno mi sono ritrovata con il grande Gino Castaldo ed Ema Stokholma in Back2Back, su Radio 2, in versione “prima del Festival”».
Giorgia Cardinaletti è nata a Fabriano il 23 aprile 1987. Dopo il liceo classico e la laurea in Lettere, ha frequentato la Scuola di giornalismo radiotelevisivo di Perugia ed è giornalista professionista dal 2012. La su carriera giornalistica, che l’ha portata a occuparsi di tanti temi, è cominciata quasi per caso. «Mio padre a Fabriano aveva un negozio di dischi ed è un appassionato di cinema. Da ragazza mi immaginavo un futuro magari come sceneggiatrice e ho frequentato la facoltà di Lettere. Era previsto uno stage aziendale e io scelsi la redazione del Giornale dell’Umbria. Il direttore, Luigi Palazzoni, mi chiese il perché di quella scelta e, alla mia risposta che mi piaceva scrivere, disse che in un giornale c’era bisogno di chi portasse notizie. Così cominciai ad andare in giro a cercarle».


Da lì la passione per il giornalismo, la Scuola di giornalismo radiotelevisivo a Perugia, nell’epoca, oltretutto, dell’omicidio di Meredith Kercher. Poi i primi stage e i primi contratti ormai tredici anni fa. «Avevo un contratto con il Tg Rai delle Marche quando Monica Maggioni mi ha chiamato a Rainews24. Poi sono stata notata da Marco Franzelli che mi ha proposto la conduzione di un programma di Formula 1, Pole Position, e successivamente sono passata alla Domenica sportiva».


«Non ero un’esperta, ma da bambina guardavo sempre i Gran Premi con mio nonno Giorgio, e chissà quanto sarebbe stato contento di vedermi lì. Penso spesso a tutti e quattro i miei nonni che non ci sono più, anche la sera di Sanremo. Ma i miei genitori e i miei due fratelli mi sostengono molto: uno di loro mi ha visto in diretta, anche se vive in Canada».
Al Tg1 ci arriva nell’anno della pandemia per seguire quotidianamente i dati ufficiali della Protezione civile, «la mia esperienza professionale emotivamente più forte». Dal 2022 è la conduttrcie del Tg1 delle 20. Nel 2023 e 2024 ha condotto inoltre il TG1 Mattina estate. Tra le altre sue esperienze, il programma Il Vangelo sulla strada (RaiPlay).
Tredici anni di carriera giornalistica in Rai significano incontri, personaggi, eventi. Ma anche il giornalista più rodato ha i suoi momenti più emozionanti da ricordare. «Se dovessi sceglierne uno sarebbe quello con Niki Lauda, una leggenda che si è rivelata un uomo dal cuore grande dietro un’immagine più ruvida. E poi ancora le Olimpiadi di Tokyo, con le medaglie d’oro nell’atletica; l’annuncio in lacrime del ritiro dall’agonismo di Federica Pellegrini; i funerali della regina Elisabetta II a Londra; la cerimonia degli Oscar del 2025 unita ai reportage in elicottero sugli incendi in California con le ville distrutte dal fuoco».


E poi c’è un aspetto più personale. Il viaggio in Sierra Leone, il Paese con il più alto tasso di mortalità materna, al seguito di don Dante Carraro della Ong Cuamm - Medici con l’Africa.
«Da credente era il mio modo per mettere in pratica i principi del cristianesimo e dare il mio contributo per portare aiuto a chi soffre. Un’esperienza che mi ha cambiato e mi ha portato a rivedere le priorità della vita, restando con i piedi ben piantati a terra».





