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Vent’anni fa Meryl Streep ci regalò una delle sue interpretazioni più iconiche nei panni di Miranda Priestley (per cui ricevette una delle 21 nomination all’Oscar della carriera, record assoluto), la sofisticata e spietata direttrice di una rivista di moda newyorkese ispirata a Anna Wintour, alla guida dal 1988 al 2025 di Vogue America.


In occasione dell’arrivo nelle sale del sequel, torna in tv stasera su Canale 5 il film del 2006. Film che consacrò Anne Hathaway nei panni di Andy, l’aspirante giornalista acqua e sapone alter ego di Miranda, giunta in redazione senza esperienza e priva di interesse per quel mondo dorato: vuole solo fare curriculum, le sue ambizioni sono altre. Un po’ brutto anatroccolo che diventa cigno, Andy dapprima viene bullizzata dalla direttrice e dalla sua assistente, ma resiste e accetta la sfida, indossa abiti fashion, prende le distanze dal fidanzato cuoco e dagli amici: in poche parole, sta per vendere l’anima al diavolo. Ma questo non è un film di denuncia come lo era stato Prêt-à-Porter di Altman. Questa è una commedia, e i buoni tornano a essere buoni e puri.
Il flm è tratto dall’omonimo romanzo di Lauren Weisberger, The Devil Wears Prada (2003), una scrittrice e giornalista statunitense, che proprio come la protagonista del suo bestseller, ha lavorato come assistente della direttrice di Vogue America, Anna Wintour.


Chi è Anna Wintour
Anna Wintour (nata il 3 novembre 1949 a Londra, Inghilterra) è una giornalista britannica e è una figura influente nell’industria globale della moda. In qualità di direttrice editoriale di Vogue America per lungo tempo (1988–2025), che ha contribuito a trasformare la moda da interesse di nicchia, prevalentemente femminile, a componente centrale della cultura popolare globale. Ha inoltre ricoperto il ruolo di global chief content officer per la società madre di Vogue, Condé Nast (dal 2020) e, dopo aver lasciato la direzione nel 2025, ha continuato a collaborare con la rivista come direttrice editoriale globale. A livello di personalità è stata una leader estremamente determinata, ambiziosa e perfezionista, e che ha sempre adottato una disciplina ferrea anche nella sua vita personale.
Anna Wintour è figlia di Charles Vere Wintour, che fu due volte direttore del quotidiano londinese Evening Standard. Abbandonò la North London Collegiate nel 1966, anche per il suo carattere anticonformista che la portava ad accorciarsi le gonne. Quattro anni dopo divenne assistente di moda per la rivista Harper’s & Queen. Dopo aver lavorato come fashion editor per una serie di riviste newyorkesi, fu direttrice (1986) di British Vogue e poi direttrice (1987) di House & Garden, che rilanciò negli Stati Uniti con il nome HG, suscitando polemiche.


Nel 1988 Wintour sostituì Grace Mirabella come direttrice di Vogue America. La nomina avvenne tre anni dopo il lancio statunitense della rivista francese Elle, che minacciava costantemente di ridurre la diffusione e i ricavi pubblicitari di Vogue. Spiegando la sua filosofia editoriale, definita “fantasia democratica della moda”, Wintour dichiarò: «Mass with class — questo è il mio mantra». Le copertine di Vogue sotto la sua direzione iniziarono a presentare donne celebri — tra cui le attrici Nicole Kidman e Angelina Jolie, l’atleta Serena Williams e la politica Hillary Clinton — invece di utilizzare esclusivamente modelle.
Sotto la guida di Wintour, Condé Nast lanciò diverse pubblicazioni derivate, tra cui soprattutto Teen Vogue (1993). Wintour fu anche artefice di importanti iniziative filantropiche legate a Vogue, in particolare la trasformazione del Met Gala. L’evento annuale di raccolta fondi per il Costume Institute del Metropolitan Museum of Art di New York, originariamente un incontro elitario dell’alta società di Manhattan, fu reinventato da Wintour come un evento internazionale dominato dalle celebrità e dal red carpet, noto come la “risposta della East Coast agli Oscar”.
Wintour ha avuto un ruolo decisivo nel sostenere la carriera di numerosi professionisti della moda, tra cui la generazione delle supermodelle degli anni ’90, il fotografo Herb Ritts e vari importanti stilisti. Grazie alla sua influenza, ottenne finanziamenti per la giovane casa di moda parigina di John Galliano, contribuendo alla sua nomina nel 1997 a direttore creativo di Christian Dior. Anche Alexander McQueen e Marc Jacobs beneficiarono del suo sostegno. Nel 2003, insieme al Council of Fashion Designers of America (CFDA), istituì il CFDA/Vogue Fashion Fund, destinato a offrire supporto economico e mentoring alla “nuova generazione” di stilisti americani.


In una mossa che rifletteva la sua ampia influenza, nel 2013 Wintour divenne direttrice artistica di Condé Nast. Sette anni dopo fu nominata global chief content officer dell’azienda. Nel giugno 2025 ha lasciato il ruolo di direttrice di Vogue, continuando però a ricoprire le posizioni di direttrice editoriale globale della rivista e di global chief content officer di Condé Nast. Poco dopo, Chloe Malle, editor di Vogue.com, fu nominata responsabile dei contenuti editoriali della rivista, mentre il titolo di editor in chief venne ritirato insieme all’uscita di Wintour.


Perché porta quasi sempre occhiali scuri?
Icona di stile, con la sua acconciatura a caschetto–paggetto che la contraddistingue dall’adolescenza, indossa quasi sempre un paio di occhiali con le lenti scure. Probabilmente sono occhiali da miope (anche suo padre soffriva di gravi problemi alla vista), ma oscurati perché così le permettono di non mostrare le espressioni del viso durante le sfilate ed più in generale sono una sorta di armatura dietro cui nascondere le reazioni emotive.


Dal suo primo matrimonio con lo lo psichiatra infantile David Shaffe ha avuto due figli, Charles (Charlie) nato nel 1985, e Katherine (detta Bee) nel 1987, ed è nonna di tre nipoti. È appassionata di tennis (la si vede spesso in tribuna durante le partite dei tornei più importanti) e ha sempre sostenuto i candidati democratici alle elezioni presidenziali americane



