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“Un circo che si interroga, un circo radicato nel suo tempo”. È questa, nelle parole della sua direttrice artistica Sanae El Kamouni, la vocazione del Groupe Acrobatique de Tanger, che a partire dalla sua fondazione nel 2003 traduce nella scrittura contemporanea la tradizione acrobatica marocchina.
Si tratta di un’arte ancestrale che risale al XV secolo. I “saltatori” e i “costruttori di piramidi” appartenevano alla confraternita di un’importante figura spirituale e politica dell’epoca: Sidi Ahmed Ou Moussa, che introdusse nel sud del Marocco la via mistica del sufismo. Come ha spiegato in una intervista El Kamouni, “a questo aspetto spirituale si è aggiunta la dimensione bellica. Le piramidi, alte sei volte l’altezza di un uomo, venivano infatti utilizzate per spiare il nemico e proteggere le carovane commerciali. La tradizione si è evoluta, dando vita a un’arte acrobatica, tramandata da allora di generazione in generazione da diverse famiglie. È stato il circo tedesco il primo a individuare gli acrobati marocchini e a farli conoscere in Europa. Il cerchio e la rapidità nel cerchio sono le caratteristiche principali di queste imprese che hanno attraversato i secoli”.
Il Groupe Acrobatique de Tanger pone al centro del suo progetto la cultura popolare, una cultura militante e democratica, accessibile a tutti. Le sue priorità sono mettere in discussione, preservare e promuovere l’acrobazia marocchina. Il suo approccio si basa sulla costante ricerca di legami tra un’arte ancestrale e la creazione contemporanea, un territorio e il suo popolo.
Lo spettacolo KA-IN, in prima nazionale al Teatro Brancaccio di Roma, il 26 – 27 settembre, nell’ambito del Roma Europa Festival, porta la firma dalla regista, performer e coreografa francese Raphaëlle Boitel.
“Ci affascinano il suo approccio intimo e profondo, l’unicità del suo progetto, il suo universo visivo e il suo modo di reinventare il circo. Siamo convinti che insieme, al crocevia dei nostri rispettivi mondi, creeremo un circo da vivere e condividere, uno specchio delle nostre vite, dei nostri sogni, dei nostri paradossi”, spiega El Kamouni.
“Nel bene e nel male, i passi dell'uomo sono sempre stati guidati da una curiosità incrollabile, da un desiderio insaziabile di sapere cosa si cela “dall'altra parte. È questa ricerca, nella quale cercando altrove l'umanità cerca soprattutto sé stessa, che costituirà il tema centrale di questa opera”, afferma Raphaëlle Boitel.
Un’epopea circense dove un “coro di nomadi della vita”, nelle parole della stessa Boitel, intona una coraggiosa ode alla giovinezza concepita come forza di rischio, desiderio di oltrepassare il limite e possibilità di una fraternità ancora da inventare.
Lo fa risalendo alle radici della cultura berbera attraverso un potente vocabolario fisico declinato dai tredici artisti del Groupe Acrobatique de Tanger, che in KA-IN interpretano personalità differenti per incarnare temi come l'identità, l'individualità, il coraggio, il lasciar andare e l’autoaffermazione. Verrà creata una coreografia in cui sollevamenti, salti e impatti faranno crollare le pareti.
Centrale la figura del cerchio, presente in modo subliminale o metaforico sia negli elementi acrobatici sia nella scenografia, illuminata in modo drammatico a scolpire un’oscurità punteggiata dal colore blu ispirato alle tonalità del Marocco. Omaggiano l’artigianato marocchino anche gli ampi drappeggi dei costumi di scena, che animano un quadro reso ancora più fluido e dinamico dalla presenza insinuante della sabbia.
Tra i prossimi appuntamenti del Roma Europa Festival ci sono altre tre prime nazionali.
Sasha Waltz e Anastasia Kobekina
Bach Cello Dance
Il rigore del barocco di Bach si intreccia con la vitalità della coreografia contemporanea.
6 ottobre, Teatro Argentina
Wim Vandekeybus, Ultima Vez
What the Body Does Not Remember (revival 2026)
Una pietra miliare della danza contemporanea torna arricchita da una scena inedita e 17 minuti di nuova musica
8-9 ottobre, Teatro Argentina
Max Richter, Michiel Vandevelde, BRYGGEN – Bruges Strings
Four Seasons Changed
La popolare rielaborazione minimalista delle Quattro Stagioni di Vivaldi firmata da Max Richter prende corpo grazie al coreografo belga Michiel Vandevelde
11 ottobre , Teatro Argentina




