Ninni Bruschetta è un attore che ha saputo nella sua lunga carriera impersonare i personaggi più diversi, e che ha fatto dei ruoli secondari la sua caratteristica tanto da scriverci un libro Manuale di sopravvivenza dell’attore non protagonista (eh sì, è anche scrittore e persino cantante, nonché regista teatrale). In ognuno di essi ha speso la sua grande professionalità, rendendoli indimenticabili. Nella serie Tv L’invisibile, su Rai 1, è il boss Matteo Messina Denaro.

Il cast di "Linvisibile": la squadra che ha catturato Matteo Messina Denaro, che vediamo din saplle di spalle
L'invisibile: Ninni Bruschettaì è Matteo Messina Denaro, la scena dell'arresto: «Potevano mandarmi almeno un generale...»

In tv la fiction "L'invisibile La cattura di Matteo Messina Denaro". Una scena dalla miniserie tra Ninni Bruschetta, che interpreta il boss mafioso, arrestato dopo trent'anni di latitanza, e Lino Guanciale, nel ruolo del colonello del ROS Lucio Gambara. Un botta e risposta emblematico con i carabinieri sulla volante: «Chi mi ha tradito?». La risposta: «Nessuno, i ragazzi hanno fatto solo il loro lavoro»

Nato a Messina il 6 gennaio 1962, Antonino detto Ninni Bruschetta a 21 anni fonda una compagnia teatrale che si occupa soprattutto di temi sociali. Vive a Roma, ma è molto legato alla città d’origine, in cui è stato direttore artistico del Teatro Vittorio Emanuele II. Tra le serie tv in cui ha lavorato, Squadra antimafia, Boris, Un posto al sole, La linea verticale. Nel 2018 ha ricevuto il Premio Tony Bertorelli riservato agli attori eccellenti nel ruolo di “non protagonista”.

Il momento della cattura di Matteo Messina Denaro nella serie "L'invisibile"

«La mia prima volta da vescovo»

In occasione della quindicesima stagione della serie Don Matteo lo avevamo intervistato sia sul suo ruolo di vescovo nella fiction sia sulla sua lunga carriera.

Dove c’è un sacerdote c’è anche un vescovo, il suo vescovo. E Don Matteo, per la sua quindicesima stagione, non fa eccezione. Dalla prima stagione abbiamo visto il don con la passione delle indagini rendere conto delle sue azioni ma anche confrontarsi con franchezza e rispetto con un vescovo, ruolo di contorno ma in cui si sono cimentati grandi attori, da Gastone Moschin a Renato Carpentieri, a Philippe Leroy. Nelle ultime due stagioni aveva il volto di Giancarlo Magalli, ora debutta con lo zucchetto violaceo Ninni Bruschetta, che in Don Matteo era già apparso in passato in piccoli ruoli.

«Nella mia lunga carriera solo una volta mi sono ritrovato a fare il prete», ricorda l’attore, «quello corrotto di La mafia uccide solo d’estate. L’invito a entrare nel cast di Don Matteo è arrivato per chiamata diretta: nessun provino, il che non accade spesso e fa sempre piacere».

Che effetto le ha fatto indossare la tonaca?

«Io amo in generale le palandrane, i cappotti, quindi mi ha fatto un bell’effetto. Poi il “mio” vescovo è un personaggio sui generis. Come me, fuma, ma mentre io ho fatto pace con questo vizio, lui si sente in colpa e cerca di smettere, ma poi quando sono gli altri a impedirgli di fumare si arrabbia».

Ninni Bruschetta vescovo nella quindicesima stagione di "Don Matteo"

A livello morale che cosa lo caratterizza?

«Ha una grande consapevolezza della debolezza umana. Insiste molto sull’idea che vescovi e sacerdoti restano uomini, non sono dei santi. E a conforto di questo, cita il Vangelo, dove Gesù non si definisce figlio di Dio, ma “figlio dell’uomo”. Poi, anche se per don Massimo oltre che un superiore è un padre spirituale, tra loro c’è un rapporto orizzontale, di affetto e amicizia, e don Massimo, se da un lato gli confida in suoi dubbi in cerca di consigli, dall’altro lo rimprovera perché trascura la sua salute».

Qual è il suo rapporto con la fede?

«Molto profondo, vado spesso in chiesa a pregare, ma mi interessano tutte le tradizioni spirituali. Leggo molti testi filosofici e saggi sulle religioni. Il mio autore di riferimento è René Guénon. Di recente ho letto il libro di Simone Weil La persona e il sacro, che ci insegna la sacralità della figura umana».

In un suo libro, L’officiante, paragona l’attore a un sacerdote. Ci può spiegare bene in che senso?

«L’attore deve aspirare a farsi sacerdote. Recitando, noi ci trasformiamo nel personaggio, entrando in una diversa condizione spazio-temporale. In questo senso, officiamo un rito. D’altronde il teatro stesso ha un’origine religiosa, nasce dalla sacre rappresentazioni».

Ninni Bruschetta nei panni di un magistrato in una scena del film "La Trattativa", regia di Sabina Guzzanti. (ANSA)

Lei ha lavorato tantissimo in Tv e al cinema, ma mai da protagonista, tanto da aver scritto il libro Manuale di sopravvivenza dell’attore non protagonista. Ha dei rimpianti?

«La scena da protagonista me la ritaglio a teatro, dove ho iniziato e dove continuo a lavorare, anche come regista. Per il resto, credo che anche da non protagonista, grazie alla propria esperienza di attore, si possano tratteggiare ruoli minori che non si dimenticano. Come, nel mio caso, il direttore della fotografia tossico Duccio Patanè nella serie cult Boris, o il Ministro Magnu in Quo vado? di Checco Zalone, o il vicepreside in con la Littizzetto».

Ninni Bruschetta in una scena di "Boris, Il film", ispirato alla fiction tv cult (ANSA)

Attore, regista, scrittore e anche cantante…

«Ho scoperto questa dimensione artistica di recente, e porto in scena un mio spettacolo di musica jazz dove canto anche una canzone di Lindo Ferretti. È il mio omaggio a Franco Battiato, perché fu Ferretti che me lo fece conoscere. Lui era già famoso, il nostro è stato un rapporto di amicizia puramente intellettuale. Aveva una cultura immensa ed era una delle persone più umili che abbia mai conosciuto. Fu lui che vide in me uno scrittore e mi presentò a Elisabetta Sgarbi, facendo poi anche la prefazione al mio primo libro. Quando fui operato per un problema che si temeva fosse un tumore, condivisi con lui il pensiero che in parte ne fossi io stesso la causa. E lui, che ha dedicato la vita a indagare come funziona l’uomo, mi disse: “Ninni, le cose accadono, non sempre ha senso cercarne la causa e il perché”».

Ninni Bruschetta nella serie televisiva "Fuoriclasse" di Riccardo Donna in cui fa il vice-preside (ANSA)