Pochi autori continuano a parlare al presente con la limpidezza di Jane Austen. A ricordarcelo è Liliana Rampello, già docente universitaria e oggi critica letteraria, che da anni studia con passione la voce e la visione dell’autrice inglese. Nel suo libro Un anno con Jane Austen (Neri Pozza) propone un percorso originale, fatto di letture lente e ragionate, che invita a riscoprire la profondità psicologica, l’ironia e la modernità nascosta nei romanzi austeniani. Con lei proviamo a capire perché, dopo più di due secoli, questa scrittrice, nata il 16 dicembre del 1775, non smette di interrogarci e affascinarci: «Leggere Jane Austen, è un’esperienza stupefacente, divertente, piacevole, aerea e profonda. Lei racconta stati d’animo veri e autentici senza aver avuto una vita particolarmente avventurosa. Ha saputo guardare la società senza giudicarla, con occhio ironico. Il cuore dei suoi romanzi sono le relazioni umane, che ci interessano sempre».

Come ha fatto ad arrivare fino a noi, mantenendo il successo, con testi scritti due secoli fa?
«Perché è ancora assolutamente leggibile. Ed è letta e tradotta in tutto il mondo soprattutto perché, all'interno dei suoi romanzi, ci sono elementi di modernità straordinaria. Le trame sono settecentesche, ottocentesche — giovani ragazze che devono trovare l'uomo giusto da sposare — ma al di sotto di queste trame lei ha inventato personaggi femminili protagoniste del loro destino, quindi non più vittime della società patriarcale e divisa in classi. Sono capaci di formare se stesse in modo tale da poter raggiungere l'obiettivo della loro esistenza, che più che il matrimonio è la felicità di amare qualcuno, essendo riamate».

Quindi sono romanzi d’amore in un certo senso, anche se si parla spesso dell’aspetto economico?
«Sì, ma non sono romanzi sentimentali, perché il matrimonio in quella società è visto da Jane Austen come l'elemento su cui si basa un'architettura sociale in cui il gioco pubblico sono i patrimoni, il gioco privato sono i matrimoni».

Liliana Rampello (credit Umberto Costamagna)
Liliana Rampello (credit Umberto Costamagna)
Liliana Rampello (credit Umberto Costamagna)

Gli elementi di modernità a cui accennava?
«Sono i sentimenti universali: amore, odio, ambizione, vigliaccheria, codardia, gelosia… i sentimenti che agitano da sempre l’animo umano e che sono eterni. Mette in scena giovani ragazze, quindicenni o sedicenni, che vivono la scoperta dell’amore e dell’attrazione verso l’altro sesso. I suoi personaggi non sono mai soltanto buoni o cattivi: sono pieni di luce e di ombra, sfumati. In questa individualizzazione coglie moltissimi elementi che arrivano fino a noi».

Si può dire che Jane Austen sia diventata pop?
«Sicuramente è diventata un brand. Ci sono Jane Austen Society ovunque, ed è diventata un classico della letteratura inglese e mondiale. In Inghilterra le £10 sterline hanno il suo volto, che appare anche sulla sterlina d’argento. Intorno a lei esiste tutto: prequel, sequel, serie TV, film, e ogni dettaglio dei suoi romanzi — come ci si veste per un ballo, come si cucina, come si trova l’uomo giusto — è stato trasformato in qualcosa da commercializzare. È considerata un’icona pop e anche gli oggetti con il suo volto vendono: dalla shopper al lipstick, dai guanti alle scarpette. Ci sono, poi, libri che continuano le storie delle sue eroine dopo il matrimonio: i finti diari, la serie di Jane Austen investigatrice, Orgoglio e pregiudizio e zombie, Il diario di Bridget Jones… È una valanga di produzioni che prendono un tratto di lei e lo traducono in merce. Ma questo fa parte del suo straordinario successo e, soprattutto, veicola la lettura delle sue opere».

Gli uomini leggono Jane Austen?
«All’estero è considerata da moltissimi anni una grande scrittrice di capolavori. Ian McEwan in Espiazione mette in scena una ragazzina che richiama Catherine Morland (la protagonista de L'abbazia di Northanger); la scrittrice Sally Rooney dice che nella storia del romanzo c’è “un prima e un dopo Jane Austen”. Per questo non può essere confinata nel genere rosa. Speriamo che la canonizzazione nella prestigiosa collana dei Meridiani Mondadori (curata dalla Rampello ndr.) aiuti anche gli uomini, in Italia, a riconsiderarla una scrittrice universale. Gli studi universitari ora sono soprattutto nelle mani di angliste donne e forse ne fioriranno di nuovi dal punto di vista maschile. Ma dipende anche da noi: per prime non dobbiamo presentarla come un’autrice “per ragazze”, perché non lo è. La Austen, inoltre, ha una lucida perfidia nel prendere in giro i suoi buffoni (il ridicolo Mister Collins di Orgoglio e pregiudizio è famoso in tutto il mondo)».

Il suo romanzo più celebre è proprio Orgoglio e pregiudizio. Cos’ha di particolare rispetto agli altri ugualmente piacevoli e avvincenti?
«Forse diverte di più perché c'è una protagonista spumeggiante, con un’intelligenza witty (spiritosa), capace di sorridere del mondo intorno a sé. È una donna lucida, in grado di superare il proprio pregiudizio nei confronti di Darcy e di farsi un esame di coscienza di rara intensità. A metà del romanzo, di fronte alla lettera in cui lui le spiega le motivazioni per aver allontanato la sorella di lei, Jane, dall’amico di lui Bingley, lei dice a sè stessa: “pensavi di essere così intelligente? Invece guarda quanto sei stata stupida”. Questa capacità di guardare ai propri limiti con coscienza pulita è un grande insegnamento per tutti».